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Fiammata dei prezzi negli USA: il trucco statistico non salva però dall’nflazione
Nonostante la revisione dei panieri da parte del BEA, l’inflazione PCE americana resta inchiodata al 3% e l’energia esplode: la Fed si ritrova intrappolata tra rischio recessione e rincari fuori controllo.

La realtà dei prezzi non si cancella con un tratto di penna burocratico. Negli Stati Uniti si sta consumando un paradosso economico tanto evidente quanto allarmante: le autorità statistiche hanno riscritto le regole di calcolo per alleggerire gli indici, ma il costo della vita continua a colpire duramente il bilancio delle famiglie.
La Federal Reserve si ritrova così con le spalle al muro. La banca centrale americana sperava che l’inflazione fosse ormai domata, aprendo la strada a una comoda stagione di tagli ai tassi. I numeri ufficiali di agosto smentiscono bruscamente questo piano: la fiammata dei prezzi è ancora viva e l’obiettivo del 2% resta un miraggio lontano.
Che cos’è l’indice PCE e perché è diverso dal solito CPI
Per comprendere cosa stia accadendo a Washington occorre distinguere i due principali termometri dell’inflazione statunitense: l’indice dei prezzi al consumo classico (il CPI, Consumer Price Index) e l’indice della spesa per consumi personali (il PCE, Personal Consumption Expenditures).
Il CPI misura un paniere rigido di beni e servizi acquistati direttamente dalle famiglie. Il PCE, elaborato dal Bureau of Economic Analysis (BEA), adotta invece una struttura più elastica. Questo indicatore aggiorna continuamente le abitudini di spesa dei cittadini e comprende anche le voci pagate da terzi, come le coperture sanitarie fornite dai datori di lavoro o i programmi governativi. In un sistema basato sull’assicurazione privata è un valore importante.
Proprio per questa sua capacità di riflettere i cambiamenti nei comportamenti di acquisto, la Federal Reserve considera il PCE la propria bussola ufficiale per orientare le scelte sui tassi d’interesse.
Il maquillage statistico del BEA: cancellare i rincari a tavolino
In occasione dell’aggiornamento annuale dei dati storici degli ultimi cinque anni, il BEA ha introdotto una novità sostanziale: ha modificato la formula di calcolo per tre voci specifiche del paniere:
- Servizi di gestione dei portafogli e consulenza finanziaria.
- Servizi legali.
- Software informatico e relativi accessori.
L’effetto di questo cambio di formula è stato immediato. Sotto la spinta del massiccio ciclo di investimenti nell’intelligenza artificiale, la voce relativa al software aveva registrato a luglio un incremento annuo del 21,2% con il vecchio metodo. Applicando la nuova formula, il rincaro di luglio è stato retroattivamente ridimensionato al 12,3%. Quasi nove punti percentuali sono svaniti all’improvviso dai grafici.
Un simile taglio contabile ha ridotto anche i cosiddetti “servizi di base” (core services), che rappresentano oltre il 60% dell’intera spesa dei consumatori. L’inflazione annua di luglio per questo comparto è scesa dal 3,69% al 3,35%, attestandosi allo stesso 3,35% anche nel mese di agosto.
I dati di agosto: la realtà presenta il conto
Nonostante il maquillage contabile abbia alleggerito le rilevazioni estive, i prezzi reali non si sono fermati. Nel mese di agosto l’indice generale PCE è salito dello 0,3% rispetto a luglio (+0,31% nei dettagli non arrotondati), confermando un’inflazione annua al 3,4% (3,42% per l’esattezza).
La componente “core”, che esclude alimentari ed energia ed è considerata la misura più attendibile delle pressioni di fondo, è aumentata dello 0,2% su base mensile e si è fermata al 3,0% su base annua.
| Indicatore PCE USA | Luglio (Vecchio calcolo) | Luglio (Nuovo calcolo) | Agosto 2026 |
| PCE Generale (Annuale) | +3,70% | +3,36% | +3,42% |
| PCE Core (Annuale) | +3,35% | +2,98% | +3,01% |
| Servizi Core (Annuale) | +3,69% | +3,35% | +3,35% |
| Beni Core (Annuale) | +2,28% | +1,85% | +1,97% |
Insomma il nuovo sistema di calcolo avrà alleggerito alcune voci sensibili, ma non è riuscito a cancellare lo shock energetico legato al boom dei costi del gasolio e dei prodotti energetici.
La stangata energetica svuota i portafogli
Se sui servizi finanziari o sui software la statistica può operare revisioni al ribasso, per i beni di prima necessità non ci sono trucchi che tengano. I rincari più violenti colpiscono direttamente le voci non comprimibili della vita quotidiana.
Ad agosto l’indice dell’energia è schizzato del 16,8% su base annua. A guidare i rincari è stata la benzina, che ha segnato un’impennata annuale del 27,8%, accompagnata da un aumento mensile del 4,4% per i beni non durevoli.
I prezzi dei trasporti sono cresciuti dell’1,4% in un solo mese, mentre alberghi e ristorazione hanno segnato un ulteriore +0,5%. Quando fare il pieno all’automobile e spostarsi per andare al lavoro diventa così oneroso, la perdita di potere d’acquisto contrae la domanda per tutti gli altri settori produttivi.
E adesso cosa farà la Federal Reserve?
La banca centrale americana si trova incastrata in un vicolo cieco. Il PCE “core” si mantiene stabilmente sopra la soglia del 2% da marzo 2021: oltre cinque anni consecutivi di scostamento dal target ufficiale.
Negli ultimi mesi la Fedha rivisto al rialzo i tassi d’interesse. Il PCE è considerato un indicatore molto importante dalla Bance Centrale USA e la probabilità di un incremento dei tassi si è alzata.








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