Seguici su

EconomiaEnergiaEuropa

Carburanti, scatta l’offensiva di sei Paesi europei: «Tassare i superprofitti del petrolio». Ma il vero nodo è un altro

Sei governi dell’Unione Europea chiedono una tassa straordinaria sui profitti petroliferi, ma senza raffinerie il prezzo di benzina e diesel non scenderà.

Pubblicato

il

La rabbia per il costo della vita scuote le cancellerie del continente. Fare il pieno di gasolio o benzina è ormai diventato un lusso insostenibile per famiglie e imprese, schiacciate da rincari continui che minacciano di paralizzare i consumi. Di fronte a questa emergenza quotidiana, sei governi dell’Unione Europea hanno deciso di fare fronte comune contro i colossi petroliferi, accusati di accumulare guadagni spropositati sulle spalle dei cittadini.

I ministri delle Finanze dei sei Paesi promotori dell’iniziativa hanno firmato una richiesta congiunta:

  • Germania
  • Italia
  • Austria
  • Spagna (rappresentata dal Ministero dell’Economia)
  • Polonia
  • Portogallo

Il gruppo ha inviato una lettera formale all’Irlanda, Paese che detiene la presidenza di turno dell’Unione Europea. L’obiettivo dichiarato è imporre l’argomento all’ordine del giorno della prossima riunione dei ministri finanziari a Dublino, chiedendo l’introduzione immediata di un prelievo fiscale straordinario valido in tutta l’Unione sugli extra profitti sui raffinatori.

I firmatari denunciano una discrepanza evidente nei mercati energetici: i margini di guadagno sui prodotti raffinati, in particolare benzina e gasolio, sono cresciuti molto più rapidamente rispetto all’aumento del prezzo del petrolio greggio al barile. Il ministro delle Finanze tedesco, Lars Klingbeil, ha usato parole durissime, ribadendo che i colossi dell’energia non possono «spennare» i consumatori in una fase di crisi acuta e che gli utili record devono tornare nelle tasche dei cittadini.

I bilanci delle compagnie petrolifere hanno registrato una forte impennata a seguito delle tensioni geopolitiche internazionali, con il conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran che ha ridotto drasticamente i transiti commerciali attraverso lo Stretto di Hormuz.

Nello stesso tempo l’idea che basti una tassa per far scendere il prezzo del carburante alla pompa è una pura illusione politica.

Il vero motivo per cui i prezzi di benzina e gasolio restano altissimi non dipende da una scelta speculativa astratta, ma da un dato materiale: la cronica scarsità di impianti di raffinazione attivi. Il margine di raffinazione, noto nel settore come crack spread 3-2-1 (la differenza di valore tra il greggio acquistato e i prodotti lavorati finiti), è ai massimi storici perché la capacità globale di trasformazione è giunta al limite.

La mappa della raffinazione mondiale mostra una situazione di forte vulnerabilità:

  • Stati Uniti al massimo: Le raffinerie d’oltreoceano lavorano a pieno regime e non possono aumentare le esportazioni di carburante verso l’Europa.
  • Medio Oriente bloccato: L’instabilità bellica e i rischi marittimi impediscono un afflusso regolare di prodotti lavorati verso il Mediterraneo.
  • Russia fuori gioco: I continui raid ucraini contro le infrastrutture petrolifere russe hanno ridotto la disponibilità complessiva di distillati.
  • Deficit cronico di gasolio: L’Europa consuma molto più diesel di quanto sia in grado di produrre autonomamente.
InterventoEffetto immediatoRisultato pratico sul prezzo
Nuova tassa UE sui profittiGettito extra per i bilanci stataliNessuna riduzione del prezzo al litro
Ricostruzione raffinerie UEAumento dell’offerta fisica di carburanteCalo strutturale delle quotazioni
Revisione normative CO2Minori costi industriali e più investimentiMaggiore competitività e autonomia

Anche negli USA il cosiddetto Margine ” Cracking 3-2-1″, il margine delle raffinerie, è al massimo, come si vede dal seguente grafico:

>Margine di raffinazione 3-2-1

Tassare le aziende non produrrà un solo litro di gasolio in più. Se l’offerta fisica scarseggia e la domanda resta costante, il prezzo di mercato rimane inevitabilmente elevato. È la legge fondamentale dell’economia reale.

La vera radice del problema europeo sta nelle scelte industriali degli ultimi anni. Le normative comunitarie sulle emissioni di CO2 e i vincoli del sistema ETS hanno penalizzato pesantemente il settore della raffinazione, costringendo alla chiusura o alla dismissione decine di impianti sul nostro continente senza creare alternative affidabili.

Se l’Unione Europea vuole davvero abbattere il costo dei carburanti, la strada non è un prelievo fiscale punitivo che serve solo a fare cassa. Occorre invece rivedere le normative ambientali che bloccano l’industria pesante e obbligare a ricostruire capacità di raffinazione sul suolo europeo, cosa che, fra l’altro, costituirebbe veramente un fattore di sicurezza strategica. Quindi una norma del genere dovrebbe essere accompagnata con un super ammortamento tale da guidare le scelte delle società petrolifere verso gli investimenti.

In caso contrario, lo Stato incasserà qualche miliardo in più, ma diesel e benzina resteranno per sempre alle stelle e a ridere sarà solo qualcuno che, con i soldi dello stato, ci campa.

Google News Rimani aggiornato seguendoci su Google News!
SEGUICI
E tu cosa ne pensi?

You must be logged in to post a comment Login

Lascia un commento