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Berlino è un vulcano: perché la Grosse Koalition di Merz sta per saltare (e cosa significa per l’Europa)
Un sondaggio YouGov svela la profonda crisi del governo tedesco: i cittadini rifiutano l’asse tra CDU e SPD, bloccato su tasse e pensioni, mentre la maggioranza del Paese spinge per una svolta a destra.

La pazienza dei tedeschi è ufficialmente esaurita. L’idillio forzato della Grosse Koalition tra l’Unione (CDU/CSU) del Cancelliere Friedrich Merz e i Socialdemocratici (SPD) è già arrivato al capolinea nei desideri dell’elettorato. Un sondaggio esclusivo condotto dall’istituto YouGov per il quotidiano Welt am Sonntag fotografa una Germania stanca dei compromessi al ribasso, paralizzata da veti incrociati mentre l’economia reale scivola verso una crisi strutturale senza precedenti.
I numeri dello scontento sono impietosi e non lasciano spazio a interpretazioni burocratiche: il 47% dei cittadini tedeschi esige lo scioglimento immediato della fragile alleanza di governo. La stabilità, un tempo dogma assoluto della politica teutonica, viene oggi percepita come una palude.
La mappa del dissenso: i numeri del sondaggio YouGov
I dati mostrano una netta preferenza per il ritorno alle urne rispetto a qualsiasi alchimia parlamentare. Davanti alla prospettiva di una fine prematura dell’esecutivo Merz, le risposte si dividono in tre scenari principali:
38%: Scioglimento della coalizione e nuove elezioni anticipate.
30%: Mantenimento dell’attuale alleanza tra CDU/CSU e SPD.
9%: Rottura con la sinistra e nascita di un governo di minoranza a guida CDU/CSU.
24%: Indecisi o nessuna opzione preferita.
Interessante notare come la frattura geopolitica interna tra Est e Ovest continui a pesare. Nella Germania orientale, la sfiducia tocca i picchi più alti: il 46% esige nuove elezioni, contro il 35% dell’Ovest. Ma il dato politicamente più rilevante riguarda le fasce produttive del Paese. Gli elettori di mezza età (il 46% nella fascia 50-59 anni e il 41% tra i 40-49 anni), ovvero coloro che sostengono il peso fiscale del sistema, sono i più determinati a staccare la spina al governo. Al contrario, i giovani (18-29 anni) mostrano una maggiore timidezza, con appena il 27% favorevole al voto.
L’ingranaggio bloccato e i costi economici dell’immobilismo
Il motivo di questa emorragia di consenso è economico e tocca i temi cari a gran parte della popolazione. La coalizione è bloccata da settimane su dossier cruciali: la riforma fiscale, la ristrutturazione del sistema pensionistico e, soprattutto, un draconiano piano di austerità necessario a colmare un deficit di miliardi di euro nel bilancio federale. A ciò si aggiungono le frizioni sui sussidi per i carburanti, i cui prezzi sono schizzati alle stelle a causa delle tensioni geopolitiche internazionali, in particolare per il conflitto tra Iran e Iraq.
Da un punto di vista macroeconomico, l’insistenza nel voler tenere in piedi un’alleanza contro natura produce danni enormi. L’economia tedesca necessiterebbe di shock fiscali, investimenti strutturali e una profonda deregolamentazione per ritrovare competitività. Invece, la presenza dell’SPD al governo impone continui compromessi legati alla spesa assistenziale e a una tassazione che penalizza le imprese, la CDU, che si è legata mani e piedi alla sinistra, non può fare che piegarsi.
Il paradosso politico è evidente. Se sommiamo le forze del centrodestra tradizionale (CDU/CSU) e la destra conservatrice e sovranista dell’AfD, si nota che la maggioranza reale del Paese si attesta intorno al 50%. I tedeschi guardano a destra per trovare una ricetta di rilancio e di tutela del tessuto produttivo. Eppure, il sistema mediatico e l’establishment della SPD continuano a esercitare un potere pervasivo, una sorta di “diritto di veto morale” che costringe la CDU a guardare a sinistra.
Un gioco che non funziona più nemmeno per la base del Cancelliere. Chi ha votato CDU/CSU lo scorso anno vorrebbe al 45% la continuazione del governo, al 42% nuove elezioni o governi di minoranza. Parliamo di elettori che hanno votato Merz non tre o quattro anni fa, ma 14 mesi fa. Eppure la metà praticamente rifiuta la soluzione che invece il cancelliere persegue con insistenza.
Friedrich Merz, per ora, frena: “Un governo di minoranza che cerchi voti a destra è fuori discussione”, ha dichiarato alla ARD. Ma l’estate è alle porte e, con un bilancio federale ancora da scrivere e un’economia che non dà segni di vita, i margini di manovra del Cancelliere si fanno strettissimi. La base scalpita, il Paese reale pure. Restare inchiodati alla sedia sacrificando l’economia nazionale potrebbe costare alla CDU molto più di una crisi di governo estiva.







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