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Energia infinita: acceso negli USA “Phoenix”, il colossale laser privato per la fusione nucleare
Una startup americana ha appena azionato “Phoenix”. L’obiettivo? Comprimere la materia con impulsi luminosi violentissimi, creare una stella in miniatura e sbloccare l’energia inesauribile in grado di salvare il futuro del pianeta.

C’è chi promette rivoluzioni e chi, semplicemente, accende l’interruttore. La startup americana Xcimer Energy ha appena messo in funzione “Phoenix”, un sistema che a oggi risulta essere il più grande laser di proprietà privata a livello globale. Non parliamo di un gadget tecnologico, ma di un impianto industriale nato per affrontare la sfida più ardua e affascinante dell’ingegneria moderna: la fusione nucleare, ovvero accendere una stella in miniatura per ottenere energia pulita.
Ma a cosa serve esattamente questo colosso ottico lungo 38 metri? In poche parole, il laser agisce da “fiammifero” estremo per innescare la reazione. L’idea di base si ispira al successo ottenuto alla fine del 2022 dal National Ignition Facility (NIF) del governo americano, che ha dimostrato per la prima volta come sia possibile ottenere da una reazione di fusione più energia di quanta ne serva per farla partire.
Il meccanismo è tanto brutale quanto elegante. Nel NIF, i raggi laser colpiscono un piccolo bersaglio d’oro grande quanto la gomma di una matita. Disintegrando l’oro, l’energia luminosa si trasforma in raggi X che, a loro volta, “spremono” con una pressione inimmaginabile una minuscola pallina di carburante posta al suo interno. Questa morsa letale schiaccia gli atomi gli uni contro gli altri fino a farli fondere, liberando un’enorme quantità di energia utile.

Laser costruito dalla Xcimer
Il problema del NIF, sebbene geniale a livello scientifico, è la sua estrema complessità, che lo rende inadatto a una vera centrale elettrica.Quindi l’azienda privata ha scelto una via molto più semplice: perché utilizzare ben 192 complessi sistemi laser, quando se ne possono usare soltanto due, ma concepiti in modo più furbo e potente?
Xcimer punta su una tecnologia a gas (kripto-fluoro), una versione enormemente ingrandita dei sistemi già usati per fabbricare i microchip dei nostri telefoni. Il trucco risiede nella compressione del tempo. I due laser sparano impulsi luminosi lunghi un microsecondo, ma un sistema di lenti speciali “schiaccia” questa luce trasformandola in un proiettile ottico della durata di pochi nanosecondi. Più il colpo è breve e violento, più è probabile che il carburante si comprima a sufficienza per innescare la fusione.
| Caratteristica | Modello Governativo (NIF) | Modello Commerciale (Xcimer) |
| Scopo della struttura | Dimostrazione scientifica | Centrale la per rete elettrica |
| Numero di raggi laser | 192 | 2 |
| Complessità operativa | Molto alta e costosa | Ridotta per uso industriale |

Montaggio del laser Xcimer
Attualmente, a piena potenza, il laser Phoenix genera poco più di 1 kilojoule di energia. Un traguardo notevole per i privati, ma pur sempre una frazione microscopica dei 12 megajoules che serviranno per far funzionare una centrale vera e propria. L’azienda ha tracciato una strada chiara:
- Oggi: Test del sistema Phoenix per dimostrare l’efficienza dei componenti ottici.
- 2028: Costruzione di un prototipo molto più grande, in grado di produrre almeno la stessa energia che consuma.
- Metà anni ’30: Entrata in funzione della prima vera centrale elettrica su scala commerciale.
Passare dai laboratori alla rete elettrica resta una salita ripida. Tuttavia, razionalizzando la tecnologia, l’orizzonte dell’energia inesauribile appare sempre più come un concreto problema ingegneristico, e sempre meno come un romanzo di fantascienza. La corsa con le altre società che cercano la fusione è però in atto: Commonwealth Fusion parla di attivare il proprio dimostrato nel 2027.







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