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BCE: marcia indietro sui tassi? A giugno il rialzo si allontana, a salvare i consumatori è la frenata dell’economia
La BCE frena sui tassi: il rialzo di giugno si allontana. Con un’Europa a rischio recessione e i venti di guerra dal Medio Oriente, un nuovo aumento sarebbe un colpo di grazia per mutui e imprese.

Solo due settimane fa, la presidente della Banca Centrale Europea, Christine Lagarde, aveva messo tutti in allerta: la direzione era tracciata e puntava dritta verso un nuovo aumento dei tassi di interesse. La paura di una fiammata del prezzo del petrolio legata alle tensioni in Medio Oriente sembrava giustificare un intervento duro. Oggi, però, lo scenario sta cambiando rapidamente e la tanto temuta stretta monetaria di giugno appare sempre meno probabile, almeno secondo Bloomberg. Per fortuna un po’ di ragionevolzza sembra essere penetrata nelle teste che regolano la politica monetaria europea.
Cosa sta succedendo nei palazzi di Francoforte? Semplicemente, la realtà economica sta bussando alla porta. I funzionari europei, di fronte a dati evidenti, stanno iniziando a correggere il tiro. Fino a poco tempo fa, il messaggio era chiaro: i tassi saliranno a meno che l’inflazione non scenda e il conflitto non si risolva. Ora, la narrativa è ribaltata: per alzare i tassi, la situazione dell’inflazione dovrebbe peggiorare drasticamente. Una bella differenza, che sa tanto di marcia indietro.
Ci sono motivi molto concreti dietro questa improvvisa flessibilità della BCE, che possiamo riassumere in questi punti chiave:
Il petrolio non morde: I prezzi dell’energia non hanno subito le impennate catastrofiche che molti temevano a causa delle incertezze globali, in particolare la situazione iraniana.
L’inflazione non contagia: L’aumento dei costi energetici non si è ancora trasferito in modo massiccio sul resto dell’economia.
Stipendi sotto controllo: La crescita dei salari in Europa rimane ben al di sotto dei picchi precedenti, disinnescando la paura di una spirale prezzi-salari.
Economia al palo: L’Eurozona è stagnante. Nel primo trimestre l’economia è cresciuta a malapena e il settore dei servizi sta registrando una netta flessione. Con i prezzi dei carburanti elevati il turismo,uno dei motori principali dei servizi europei, rischia di .
È proprio l’ultimo punto quello più delicato e che interessa direttamente le nostre tasche. L’economia europea non corre, anzi, fatica a camminare. In questo contesto, aumentare nuovamente i tassi di interesse avrebbe un effetto disastroso. Sarebbe una mossa “pro-ciclica”, ovvero una decisione che finirebbe per aggravare una debolezza già esistente, strozzando definitivamente la crescita.
Non è un mistero che l’aumento del costo del denaro si traduca in mutui più cari per le famiglie e prestiti più onerosi per le imprese. Con un’economia già debole, bloccare ulteriormente il credito significa bloccare gli investimenti e rischiare un aumento della disoccupazione. Lo ha ricordato anche Luis de Guindos, vicepresidente uscente della BCE, invitando alla prudenza perché l’impatto sul rallentamento della crescita diventerà “molto più visibile nelle prossime settimane”. Addirittura, dalla Grecia, Yannis Stournaras ha definito “reali e giustificati” i timori di una recessione, e quello che vale per la grecia vale anche per Italia e Spagna.
Certo, all’interno della BCE non tutti sono d’accordo. I cosiddetti “falchi”, come il tedesco Joachim Nagel o l’austriaco Martin Kocher, continuano a mantenere una linea dura, sostenendo che un aumento a giugno sia evitabile solo in caso di ottime notizie dal fronte bellico. I mercati finanziari, sempre pronti a scommettere, prezzavano fino a tre rialzi entro la fine dell’anno, ma ora gli analisti frenano. In realtà anche l’economia tedesca di avvantaggerebbe dai tassi contenuti, perché il settore edile è già in difficoltà e molte aziende sono in ristrettezze finanziarie. L’opposizione tedesca alla stabilità/ riduzione dei tassi è essenzialmente ideologica.
La BCE si trova di fronte al suo classico dilemma, una situazione in cui in passato ha già commesso errori fatali: mostrare i muscoli alzando i tassi, col rischio di dover fare marcia indietro di corsa se l’economia crolla, oppure aspettare, col rischio di dover poi rincorrere l’inflazione se questa dovesse ripartire. Al momento, l’incertezza globale suggerisce prudenza.
Per i cittadini e le imprese, questa incertezza si traduce in un sospiro di sollievo, almeno a breve termine. Un mancato rialzo a giugno significa che le rate dei mutui a tasso variabile non subiranno un nuovo immediato salasso e che le aziende potranno continuare a pianificare le proprie spese con un minimo di respiro in più. Ma attenzione: la partita non è finita, è solo rimandata: i falchi torneranno all’attacco a luglio e, a furia di insistere, potrebbero ottenere quello che è stato loro negato per ora.







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