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La Germania rottama l’auto per i satelliti: l’industria bellica in soccorso di un settore al collasso

L’industria dell’auto tedesca affonda sotto i colpi della Cina. Ora Airbus e l’industria militare provano a salvare le fabbriche VW riconvertendole per produrre satelliti militari.

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L’industria automobilistica tedesca, un tempo motore inarrestabile dell’economia europea, sta cercando scialuppe di salvataggio. Spiazzata dalla concorrenza spietata della Cina e strangolata da politiche europee che hanno lasciato le frontiere spalancate senza proteggere le produzioni interne, la Germania si trova a gestire una crisi industriale senza precedenti. Eppure, la soluzione potrebbe arrivare dal cielo. O meglio, dallo spazio e dalla spesa militare.

Diverse aziende del settore della difesa stanno guardando con grande interesse alle fabbriche e agli operai dell’auto. L’obiettivo? Utilizzare linee di montaggio ormai ferme per produrre tecnologie militari e spaziali. Un caso emblematico è lo storico stabilimento Volkswagen di Osnabrück, su cui si stanno concentrando le attenzioni di chi, oggi, ha i portafogli pieni grazie ai nuovi fondi per la difesa.

Il piano di Airbus: dalle utilitarie all’orbita terrestre

Durante la recente conferenza Handelsblatt e Schwarz Digits Tech tenutasi a Heilbronn, Klaus Michel, amministratore delegato di Airbus Defence and Space, ha confermato le trattative in corso con il settore automobilistico. Il tema centrale è la produzione su larga scala di satelliti e dei relativi componenti elettronici.

L’idea alla base è tanto semplice quanto pragmatica. L’industria dell’auto possiede un’esperienza ineguagliabile nella produzione di massa. Questo know-how organizzativo e logistico è esattamente ciò che serve oggi al settore aerospaziale. “Stiamo costruendo centinaia di satelliti”, ha spiegato Michel a margine dell’evento ai microfoni di hartpunkt. Per farlo nei tempi richiesti, servono spazi enormi e personale abituato alla precisione e alla catena di montaggio. Qindi l’idea è di una catena di montaggio su larga scala di satelliti per uso anche duale , civile e militare, che dovrebbero costituire una sorta di rete di difesa/comunicazione satellitare tedesca.

Le aziende coinvolte in questa trasformazione sono diverse e di primo piano:

AziendaSettore di origineRuolo nel nuovo scenario
Airbus Defence and SpaceAerospazio/DifesaCapofila per la produzione di satelliti e sistemi spaziali.
Volkswagen (Osnabrück)AutomobilisticoFornitura potenziale di spazi industriali e forza lavoro.
Rheinmetall / OHBDifesa/TecnologiaPartner di Airbus per la rete satellitare SATCOMBw 4.
ProjectQAlta TecnologiaSviluppo di sensori, assorbe ingegneri in fuga dall’auto.

L’impatto economico: la spesa pubblica come ammortizzatore

Dal punto di vista economico, ci troviamo di fronte a un massiccio intervento di sostegno statale mascherato da investimenti strategici. Le Forze Armate tedesche (Bundeswehr) hanno in programma di iniettare ben 35 miliardi di euro nella sicurezza spaziale e nella creazione di una filiera nazionale.

Questa spesa monumentale, necessaria per il progetto SATCOMBw 4 (una rete di comunicazione che porterà in orbita centinaia di satelliti), agisce di fatto come un potente stimolo per l’economia reale. Rilevare fabbriche automobilistiche in aree depresse o in crisi permette di salvare migliaia di posti di lavoro. Per le case automobilistiche, cedere o riconvertire questi impianti significa evitare i costi enormi dei licenziamenti e dei prepensionamenti, trasferendo il problema sulle spalle – e sui bilanci – del settore difesa finanziato dallo Stato.

Concetto di SATCOMbw-4

La fuga dei cervelli (e dei capitali)

Non sono solo gli operai a cambiare casacca. Stiamo assistendo a un vero e proprio travaso di intelligenze. Leonard Wessendorff, fondatore e CEO di ProjectQ, ha confermato che la sua squadra di punta per la fusione dei sensori proviene direttamente da Daimler. Chi lavorava ai sistemi di guida autonoma o alla sicurezza delle auto civili, oggi applica le sue competenze per scopi militari. Il personale del settore auto porta con sé una preparazione tecnica altissima e, complice l’incertezza del mercato civile, una grande voglia di rimettersi in gioco.

Una pezza, non una soluzione

Se da un lato l’intervento del settore difesa salva il salvabile, garantendo continuità salariale e produttiva, dall’altro emerge una leggera ironia amara. La Germania, pur di non ammettere il fallimento di certe politiche industriali ed europee, si ritrova a dover usare le commesse militari per assorbire i danni causati dall’apertura incondizionata al mercato cinese.

Si tratta di un palliativo temporaneo. Sarebbe stato certamente più saggio e lungimirante tutelare e investire direttamente nel proprio settore primario, l’auto, anziché lasciarsi colonizzare passivamente. Anche perché l’economia ha limiti fisici evidenti: si possono produrre milioni di automobili all’anno per decenni, ma non si possono lanciare decine di migliaia di satelliti all’infinito per tenere aperte le fabbriche.

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