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Arrivata la proposta della Commissione per le politiche di bilancio dei paesi UE: peggio di prima

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Finalmente, si fa per dire, la Commissione ha partorito la propria proposta relativa al coordinamento delle politiche di bilancio dei paesi della UE. Bisogna ammettere che il commissario Gentiloni aveva ragione ieri affermando che la proposta avrebbe soddisfatto Berlino. Effettivamente la proposta, ad una prima lettura, soddisferà Berlino, perché mantiene gli obiettivi poco realistici del 60% del debitp/PIL e del 3% di deficit, in una situazione dove i paesi dell’area euro hanno il 92% di rapporto debito PIL, il che condanna la UE (tranne la Germania…) a lunghi anni di recessione nel tentativo di raggiungere degli obiettivi ormai irrealistici.

Chi si attendeva un passo avanti verso politiche più morbide deve ricredersi. Anzi viene ad essere rafforzato il potere della Commissione. Basti leggere come viene definito il “Semestre europeo”, il processo sovietico di definizione , un anno per l’altro, del bilancio dell’anno successivo con approvazione da parte della Commissione. Un processo utile in un mondo perfetto in cui non  succede nulla, un esercizio inituile che espone a qualsiasi critica nella realtà di un mondo che cambia giorno per giorno. Eccovi il testo proposto.

Il semestre europeo comprende
(a) la formulazione e la sorveglianza dell’attuazione degli indirizzi di massima per le politiche economiche degli Stati membri e dell’Unione, in conformità con le disposizioni del trattato di Lisbona. per le politiche economiche degli Stati membri e dell’Unione a norma dell’articolo 121, paragrafo 2, del TFUE, delle raccomandazioni specifiche per paese e della raccomandazione sulla politica economica della zona euro;
(b) la formulazione e la sorveglianza dell’attuazione degli orientamenti per l’occupazione che devono essere presi in considerazione.
che gli Stati membri devono prendere in considerazione a norma dell’articolo 148, paragrafo 2, del TFUE. compreso il pilastro europeo dei diritti sociali, e delle relative raccomandazioni specifiche per paese.
(c) la presentazione, la valutazione e l’approvazione dei piani strutturali di bilancio a medio termine degli Stati membri, nonché il loro monitoraggio attraverso le relazioni annuali sullo stato di avanzamento;
(d) la sorveglianza per prevenire e correggere gli squilibri macroeconomici ai sensi del
Regolamento (UE) n. 1176/2011;
(e) altre procedure di sorveglianza multilaterale stabilite dal Parlamento europeo e dal Consiglio ai sensi dell’articolo 121, paragrafo 6.
Consiglio ai sensi dell’articolo 121, paragrafo 6, del TFUE.

Quindi la libertà dei paesi di formulare le proprie politiche di bilancio è fortemente compressa e compromessa: nel momento in cui il principale strumento decisionale della democrazia, cioè la definizione del bilancio, viene strappata agli organi espressi dal voto ed asseganta ad un organo superiore non democraticamente eletto. A che serve, a questo punto, andare a votare, per un governo che aal massimo decide, se va bene, il colore dei tram?

La direzione del bilancio pubblico è unica, restrittiva. Viene specificamente detto all’articolo 6:

La traiettoria tecnica deve garantire che:
(a) il rapporto debito pubblico/PIL si collochi o rimanga su un percorso plausibilmente discendente, oppure si mantenga su livelli
livelli prudenti;
(b) il disavanzo pubblico sia portato e mantenuto al di sotto del valore di riferimento del 3% del PIL valore di riferimento del 3% del PIL;
(c) lo sforzo di aggiustamento fiscale nel periodo del piano strutturale di bilancio nazionale a medio termine sia almeno proporzionale allo sforzo totale nell’intero periodo di aggiustamento. 

Non esiste proprio, neanche teoricamente, la possibilità di svolgere una politica espansiva. Si può solo ridurre il debito, di più o di meno, a seconda di quanto indichi la commissione. Sono norme scritti per tempi perfetti di permanente crescita che non esistono, non sono mai esistiti e, soprattutto, non esisteranno più in un futuro di decadenza economica europea.

Qui non vogliamo spiegarvi tutta la proposta, ma farvene capire la natura. Si pensa solo alla restrizione e alla compressione dell’economia, quando il resto del mondo pensa invece ad espandersi. Il calo del debito tramite la crescita resta solo come una sorta di foglia di fico della Commissione, ma, in realtà, appare come non vi creda nessuno. Il bello è che nessuno di voi ha votato per questo tipo di politiche e, a paarole non le vuole nessuno. A parole, ovviamente.

 

 


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