EconomiaEnergia
Allarme Exxon: scorte a secco e petrolio verso i 160 dollari. Rischio di una grave crisi in Europa
Un alto dirigente di Exxon lancia l’allarme: le scorte globali sono esaurite e il petrolio è pronto a schizzare a 160 dollari. Un rischio enorme per l’economia dell’Unione Europea, che va incontro a una profonda recessione e a un grave aumento della disoccupazione.

L’avvertimento arriva dai piani alti dell’industria energetica ed è molto chiaro: i prezzi dell’energia potrebbero esplodere verso l’alto nelle prossime settimane. Neil Chapman, vicepresidente di ExxonMobil, ha parlato senza mezzi termini durante la recente Bernstein Conference di New York. Secondo la sua analisi, il prezzo del petrolio greggio potrebbe presto toccare i 150 o addirittura i 160 dollari al barile. La causa principale è l’esaurimento delle scorte fisiche, che stanno toccando il fondo.
Nello stesso giorno in cui è stato lanciato questo allarme, gli azionisti di Exxon hanno approvato il trasferimento della sede legale della società dal New Jersey al Texas. L’amministratore delegato Darren Woods ha motivato la scelta lodando le regole più chiare e favorevoli del Texas, uno stato che “capisce il nostro business”. Una mossa pragmatica verso un ambiente più accogliente per chi fa impresa.
L’illusione del petrolio a basso costo
Perché i prezzi non sono già schizzati alle stelle? Chapman offre una spiegazione molto pratica. L’illusione di un mercato stabile è stata mantenuta in vita solo grazie a un massiccio intervento dei governi.
Le scorte commerciali normali (petrolio, benzina, diesel, carburante per aerei) sono quasi del tutto consumate.
Per evitare il panico e compensare questa mancanza, molti paesi occidentali hanno riversato sul mercato le loro riserve petrolifere strategiche.
Questo meccanismo di difesa ha funzionato, abbassando artificialmente i costi, ma ha una data di scadenza. “Non può durare per sempre”, ha sottolineato Chapman. Quando le riserve strategiche si esauriranno, il mercato subirà uno shock al rialzo.
Il fattore geopolitico
È vero che di recente i mercati hanno tirato un sospiro di sollievo. Il prezzo del greggio “Dated Brent” (il principale punto di riferimento globale che si riferisce al petrolio effettivamente sulle navi, fisicamente disponibile) è sceso da una media di 117 dollari in aprile a circa 103 dollari nel mese di maggio. Questa discesa è dovuta alle notizie positive su un accordo di pace e una proroga del cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran.
Tuttavia, bisogna guardare il quadro generale: i prezzi restano molto più alti rispetto a prima dell’inizio delle operazioni militari tra Stati Uniti, Israele e Iran avvenute tra fine febbraio e l’inizio di marzo, quando il greggio si aggirava intorno ai 75 dollari al barile.
L’impatto economico: un disastro annunciato per l’Europa
Se lo scenario di Exxon dovesse realizzarsi e il petrolio arrivasse a 160 dollari, le conseguenze sull’economia reale sarebbero pesanti. Ma l’impatto non sarebbe uguale per tutti.
| Area Geografica | Impatto sulla Crescita (trimestrale) | Conseguenze Economiche e Sociali |
| Stati Uniti | -1,0% | Recessione media. L’impatto è forte ma parzialmente assorbito dalla produzione energetica interna. |
| Unione Europea | Da -1,5% a -2,0% | Forte recessione. Aumento drammatico della disoccupazione e crollo della domanda interna. |
Secondo le nostre previsioni, basate su quanto detto dagli economisti sono ad ora, negli Stati Uniti, un prezzo di 160 dollari causerebbe una recessione di media intensità. L’economia americana rallenterebbe, registrando una perdita di crescita trimestrale di circa un punto percentuale. Tuttavia, avendo una forte produzione interna, gli USA riuscirebbero in parte ad ammortizzare il colpo.
Per l’Unione Europea, al contrario, si profila un vero disastro. L’Europa importa quasi tutta la sua energia. Un aumento così brutale dei costi di produzione e di trasporto si tradurrebbe subito in prezzi più alti per i cittadini. Le famiglie, senza più soldi da spendere, taglierebbero i consumi, facendo crollare la domanda.
Questo porterebbe a una caduta del prodotto interno lordo europeo tra l’1,5% e il 2%. Il risultato più doloroso sarebbe un improvviso boom della disoccupazione. Di fronte a questo scenario, i paesi dell’Unione Europea appaiono completamente impreparati. Senza un intervento rapido e deciso per evitare questa carenza petrolifera si rischia una crisi tale da far saltare numerose tutele legali.







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