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Economia

Urso a Bruxelles: “Europa cambi subito o sarà deserto industriale”

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“L’Europa ha tanti orologi, tante regole che scandiscono minuti e secondi, ma non ha più tempo a sua disposizione. Se oggi siamo costretti a rivedere CBAM, ETS e Regolamento sulle emissioni di CO₂ dei veicoli, a introdurre l’Industrial Accelerator Act e misure di salvaguardia, e persino a presentare dieci pacchetti Omnibus per semplificare – che è già una contraddizione in termini – significa che finora l’Europa ha sbagliato politica industriale, energetica ed economica. Dobbiamo prendere atto della realtà liberarci dai paraocchi ideologici e agire ora”.

Lo ha dichiarato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, sen. Adolfo Urso, a Bruxelles, dove ha partecipato alla Sesta riunione dell’Alleanza delle industrie energivore e, successivamente, ai lavori del Consiglio Competitività. Al centro del confronto, il rafforzamento delle industrie strategiche europee e i rischi di elusione degli strumenti UE, dal CBAM alle misure di difesa commerciale fino all’Industrial Accelerator Act.

Lo scorso 26 febbraio, sempre a Bruxelles, Urso aveva già chiesto la sospensione dell’ETS in attesa di una profonda revisione, definendolo “una tassa sulle imprese” europee e denunciandone l’impatto sui costi e sulla competitività industriale. Lo scoppio del conflitto in Iran, due giorni dopo, ha reso quella richiesta ancora più attuale e urgente.

“Quella richiesta era necessaria prima della guerra ed è fondamentale oggi, con la guerra in corso”, ha aggiunto Urso. “Il conflitto in Iran ha un impatto diretto sull’energia e quindi sui costi produttivi delle nostre imprese, mentre l’industria europea subisce l’invasione di prodotti extra-UE. Energia, difesa e sicurezza industriale sono ormai la stessa partita per il futuro del continente”.

A un giornalista che ricordava come “l’Europa delle regole” sia stata una scelta obbligata, perché non è possibile fare una vera e propria politica industriale europea (dato che il Trattato sul funzionamento dell’Unione non consente misure di armonizzazione in questo settore), e che chiedeva se l’Italia sia o no a favore di una politica industriale europea, almeno nei settori strategici in cui sarebbe essenziale, Urso ha risposto: “Noi chiediamo molto più semplicemente all’Europa che non ci impedisca di fare una politica industriale”.

Ma questo non significa quindi essere contrari a una politica industriale europea, e a favore, invece, di una politica industriale nazionale? Rivolto al giornalista che aveva posto questa domanda, Urso ha risposto: “Non è così; e non fraintenda, come al solito fate, le nostre parole, non comprendendo le ragioni di fondo dell’Europa, perché siete legati per primi a una visione ideologica della realtà, quando la realtà si impone da sé. L’Europa del Green Deal fu concepita quando il mondo appariva come il Mulino bianco: senza conflitti e senza confini. Quel mondo esiste ancora? Le guerre si sono raddoppiate in due anni. Circondano l’Europa. Perdurano da quattro anni nel nostro continente. Si sono spezzate le catene di approvvigionamento. Mercati tradizionali si sono chiusi. La prima potenza industriale è diventata la Cina. Le sembra poco? Le è sufficiente per comprendere?”.

Urso ha poi ricordato come sia fondamentale che l’Europa si doti di un politica industriale comune. “La politica industriale – ha replicato ancora Urso – dipende da tanti fattori. Come faccio a spiegarlo? Che la politica industriale dipende dal mercato unico dell’energia. Il mercato unico dell’energia – ha chiesto – è fondamentale sì o no per realizzare una politica industriale? E’ chiaro che in queste cose ci sono argomenti in cui è prioritario il ruolo dell’Europa. E argomenti in cui diventa prioritario il ruolo dello Stato”.

Nel corso dell’intervento, il ministro ha richiamato anche la crisi della filiera del bianco, a partire dal caso Electrolux, chiedendo che l’elettrodomestico sia riconosciuto come settore strategico europeo al pari dell’automotive. “L’Italia presenterà con altri Paesi un non-paper per chiedere un piano europeo dedicato al comparto, l’estensione del Cbam ai prodotti a valle condizioni di parità contro la concorrenza sleale asiatica e strumenti di sostegno agli investimenti produttivi” ha annunciato Urso.

“Non possiamo aspettare il 2029 perché l’Industrial Accelerator Act produca effetti. Un atto che si chiama di accelerazione industriale non può entrare in vigore tra tre anni: di questo passo, fra tre anni l’Europa sarà già un deserto industriale. Noi lavoriamo in Europa con proposte concrete e costruttive. Ma ora non c’è più tempo da perdere e Bruxelles deve prenderne atto”, ha concluso il Ministro.

Il ministro ha insistito sul fatto di essere sempre stato coerente nelle sue dichiarazioni, “sul nucleare, sui campioni europei, sulla politica industriale, sulla politica energetica; perché noi, a differenza degli altri, siamo in Europa”, ha concluso Urso, ricordando di aver garantito “una presenza continua, assidua in Europa, con tutto il Governo, e non da comparse, ma da protagonista, presentando innumerevoli proposte di riforma”.

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