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10 anni fa il colpo di Stato finanziario: cronaca dei fatti del 2011

Sembra ieri, eppure sono passati ben dieci anni dal colpo di stato finanziario del novembre 2011. E voi quanto ne sapete di cosa accadde quell’anno?

Ecco un riepilogo dei principali avvenimenti, alcuni già noti all’epoca altri venuti fuori nel corso del tempo.

LE CRISI E LE GRAVI CRISI (21 febbraio 2011)

Cominciamo con la famosa frase di Mario Monti sulle “crisi e gravi crisi”, l’intervento è stato caricato originariamente sul canale YouTube dell’università “LUISS Guido Carli

 

Dichiarazione al min 5:15

« Non dobbiamo sorprenderci che l’Europa abbia bisogno di crisi, e di gravi crisi, per fare passi avanti. I passi avanti dell’Europa sono per definizione cessioni di parti delle sovranità nazionali a un livello comunitario.

È chiaro che il potere politico, ma anche il senso di appartenenza dei cittadini a una collettività nazionale, possono essere pronti a queste cessioni solo quando il costo politico e psicologico del non farle diventa superiore al costo del farle perché c’è una crisi in atto, visibile, conclamata. »

IL GRUPPO BILDERBERG (9-12 giugno 2011)

Fra gli invitati alla riunione del gruppo Bilderberg erano presenti: Jean-Claude Trichet il governatore uscente della BCE, Mario Monti come rettore della Bocconi e Giulio Tremonti in qualità di ministro delle finanze.

L’immagine è un montaggio di due foto

La lista completa degli invitati è pubblica sul sito ufficiale del bilderberg, l’elenco è in ordine alfabetico per cognome.

Ecco anche gli argomenti trattati nella riunione, fra cui spiccano:

– L’appetito per le riforme: possono i governi realizzarle?

– Un euro sostenibile: implicazioni per le economie europee

LA SOSTENIBILITÀ DEI CONTI PUBBLICI (12 luglio 2011)

Com’era messa l’Italia dal punto di vista della sostenibilità dei conti? La risposta in questo documento dell’UE. Al punto 9 leggiamo:

« Dato il livello molto elevato del debito pubblico, pari a circa il 120% del PIL nel 2011, il perseguimento di un risanamento credibile e sostenibile e l’adozione di misure strutturali volte a potenziare la crescita sono priorità fondamentali per l’Italia.

Secondo l’ultima valutazione della Commissione i rischi riguardo alla sostenibilità a lungo termine delle finanze pubbliche sembrano essere medi. »

Cioè né infamia né lode, ma qualcuno non la pensava così. E arriviamo al prossimo punto.

IL “REGALINO” DELLA DEUTSCHE BANK (luglio 2011)

Verso la fine di luglio la deutsche bank pubblica un suo rapporto per quanto riguarda l’operato nel primo semestre del 2011.

Eccolo qui, nelle colonne in rosso la differenza tra la situazione al 31 dicembre 2010 e quella al 30 giugno 2011.

FONTE: Deutsche Bank – Interim Report as of June 30, 2011 (pag 32)

Nel giro di appena sei mesi, “net sovereign exposure” è passato da poco più di 8 miliardi di euro a poco meno di 1 miliardo, cioè una svendita di circa l’88% dei titoli italiani che DB aveva in portafoglio.

La notizia fu riportata dal financial times e dal corriere.

Ricordiamo inoltre che Deutsche Bank era e rimane fra gli “specialisti dei titoli di stato” della lista del MEF.

NAPOLITANO E DRAGHI (2 agosto 2011)

Diamo un’occhiata a due note del quirinale. Nella prima si legge che Napolitano si è incontrato con Draghi il 2 agosto, mentre nella seconda nota – sempre dello stesso giorno – si dice che:

« Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha rilasciato la seguente dichiarazione:

“Nell’attuale momento la parola è alle forze politiche, di governo e di opposizione, chiamate a confrontarsi con le parti sociali sulle scelte da compiere per stimolare decisamente l’indispensabile crescita dell’economia e dell’occupazione, a integrazione delle decisioni sui conti pubblici volte a conseguire il pareggio di bilancio nel 2014.

Seguirò dunque attentamente gli esiti di tale confronto, partendo dalla preoccupazione che non ho mancato di esprimere per gli andamenti dei mercati finanziari e dell’economia, nei loro termini generali e nei loro specifici aspetti italiani”.

Roma, 2 agosto 2011 »

UN BERLUSCONI IN CRISI (3 agosto 2011)

Nel processo contro l’agenzia di rating Standard & Poor’s, seppur concluso con un’assoluzione di tutti gli imputati, sono state certificate delle autentiche “perle”.

Per esempio, nelle pagine 91-92 della sentenza è stata riportata, fra gli elementi di indagine, questa telefonata del 3 agosto 2011 (ore 9:25) fra due “pezzi grossi” di S&P Italia.

« …anche aveva mandato una mail, spiegando che… insomma, dell’evoluzione a livello politico, che, sai Berlusconi andrà da Napolitano a parlare, che… potrebbe essereci la possibilità per un Governo Tecnico, perché Berlusconi è sotto pressione, quindi diceva: “Prendiamo tempo e vediamo come vanno le… »

Riguardo la vicenda delle agenzie di rating, ricordo il libro uscito a febbraio 2020 “Sotto attacco“, scritto dal coraggioso PM Michele Ruggiero di Trani, che riporta anche il dialogo appena citato.

Chiusa parentesi, sempre il 3 agosto Berlusconi nel pomeriggio parlava alla camera (ore 17:35), ecco il discorso.

 

Dichiarazione al min 39:00

« Signor Presidente, onorevoli deputati, sono qui per fare il punto sulla situazione economica italiana, sulle conseguenze della crisi internazionale e sulle decisioni che il Governo ha assunto e che intende assumere.

È a tutti chiaro che i problemi e l’emergenza che in queste ultime settimane abbiamo dovuto affrontare sono la diretta conseguenza di una crisi di fiducia che scuote i mercati internazionali e non accenna a placarsi, tanto per le incertezze sull’euro, quanto per la spinta della speculazione finanziaria. Tale crisi deve essere fronteggiata con fermezza e coerenza senza inseguire i nervosismi del mercato, finendo così con l’annientarli.

Il nostro Paese ha un sistema politico solido, che si è dimostrato capace, con il concorso responsabile dell’opposizione, di approvare in soli tre giorni una manovra di quasi 80 miliardi di euro, raccogliendo l’invito alla coesione nazionale del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. (…)

Il Governo e la sua maggioranza hanno approvato il 6 luglio una manovra economica diretta ad assicurare, attraverso provvedimenti adottati nell’immediato, l’obiettivo del pareggio di bilancio entro il 2014, condizione che determinerà la conseguente stabilizzazione strutturale del debito e la sua progressiva diminuzione in rapporto al PIL.

Questa manovra è stata concepita in coerenza con gli obiettivi fissati in sede europea ed è stata giudicata adeguata e sufficiente dall’Europa e da tutti gli osservatori internazionali anche relativamente alla tempistica. (…) »

LA LETTERA DELLA BCE (5 agosto 2011)

La Banca centrale europea invia una lettera al governo italiano, firmata da Trichet e Draghi, dove elenca una serie di condizioni da attuare su liberalizzazioni, flessibilità del lavoro e riforma delle pensioni.

Inoltre si chiede l’anticipo al 2013 dell’inserimento del pareggio in bilancio nel nostro ordinamento, una misura che il governo di centrodestra stava già portando avanti.

FONTE: ilpost.it

La lettera è stata poi resa pubblica a fine settembre, lo “scoop” fu del corriere della sera, ma il testo lo si trova anche su altre testate come il sole 24 ore.

IPOTESI DI GOVERNO TECNICO (7 agosto 2011)

Pochi giorni dopo l’invio della lettera al governo, Mario Monti scrisse sul corriere della sera questo editoriale, dal titolo “il podestà forestiero“. Ecco un estratto:

« Il governo e la maggioranza, dopo avere rivendicato la propria autonoma capacità di risolvere i problemi del Paese, dopo avere rifiutato l’ipotesi di un impegno comune con altre forze politiche per cercare di risollevare un’Italia in crisi e sfiduciata, hanno accettato in questi ultimi giorni, nella sostanza, un “governo tecnico”.

Le forme sono salve. I ministri restano in carica. La primazia della politica è intatta. Ma le decisioni principali sono state prese da un “governo tecnico sopranazionale” e, si potrebbe aggiungere, “mercatista”, con sedi sparse tra Bruxelles, Francoforte, Berlino, Londra e New York. »

LA MANOVRA DI FERRAGOSTO

Nella conferenza stampa del 12 agosto, in cui si annunicava la manovra di ferragosto, Berlusconi commentava così:

 

Dichiarazione all’inizio del video

« Questa sera siamo riusciti ad avere un voto all’unanimità nel consiglio dei ministri su questa manovra, che va nella direzione che la Banca Centrale Europea aveva, in sintesi, auspicato. E che ha consentito alla BCE da lunedì di intervenire sui mercati secondari acquistando i titoli del nostro debito pubblico, e comunque dando garanzia della sua volontà di intervenire nell’acquisto di questi nostri titoli. »

La sintesi delle misure prese si trova nella nota di aggiornamento al DEF del 22 settembre 2011.

« Il 14 settembre il Parlamento ha approvato il decreto legge n. 138/2011 del 13 agosto scorso, convertito dalla legge n. 148/2011, recante una correzione fiscale aggiuntiva mirata a realizzare il pareggio di bilancio delle Pubbliche Amministrazioni nel 2013. Questo porta ad anticipare di un anno quanto concordato in Europa e indicato dall’Italia nel relativo programma.

Nello specifico, nel Documento di Economia e Finanza 2011 (DEF) presentato dal Governo lo scorso aprile ed approvato dal Parlamento a maggio, l’Italia si era impegnata a raggiungere l’obiettivo di medio termine del pareggio di bilancio entro il 2014. (…)

A metà agosto, con il riemergere delle tensioni sui mercati finanziari e l’ampliamento dei differenziali di rendimento sui titoli del debito pubblico italiano rispetto ad altri paesi europei, il Governo ha varato un intervento aggiuntivo, tramite l’adozione del citato decreto legge n. 138/2011 che, integrato da un maxi-emendamento, ha incrementato la correzione complessiva portandola a 59,8 miliardi in termini netti cumulati, pari a circa il 3,5 per cento del PIL. »

LA BEATIFICAZIONE DI MONTI (26 settembre 2011)

Fra le frasi più note di Monti, prima di salire a Palazzo Chigi, c’è la sua famosa dichiarazione sulla Grecia, andata in onda su La7 il 26 settembre alla trasmissione “L’infedele”.

« Oggi, secondo me, stiamo assistendo (non è un paradosso) al grande successo dell’euro. E qual è la manifestazione più concreta del grande successo dell’euro? La Grecia! Perché?

Perché l’euro è stato creato, sì per avere una moneta unica, ma soprattutto per convincere la Germania, che ha fatto il grande sacrificio di rinunciare al Marco per avere una grande moneta unica europea che, attraverso l’euro, attraverso i vincoli che nascevano con l’euro, la cultura della stabilità (il presidente Ciampi richiamava sempre la cultura della stabilità tedesca) si sarebbe un po’ per volta trasmessa a tutti.

Quale caso di scuola si sarebbe mai potuto immaginare, caso limite di una Grecia che è costretta a dare abbastanza peso alla cultura della stabilità che sta trasformando se stessa »

Durante queste dichiarazioni la Grecia faceva -10,1% di PIL, a questo valore ammonta la recessione nel 2011, il dato lo potete verificare su Eurostat. Per dare un metro di paragone, la Grecia del 2020 ha fatto -9,0% (all’incirca come noi).

CONSIGLIO EUROPEO (23 ottobre 2011)

Questo consiglio europeo è famoso per i “sorrisini” fra Merkel e Sarkozy alla domanda se avessero fiducia delle misure prese da Berlusconi, il tutto fra le risate del pubblico.

Ma al netto di questo, vale la pena rileggere il testo delle conclusioni dove si ribadiva:

« Oltre ad affrontare le sfide immediate poste dalla crisi finanziaria, è essenziale intensificare gli sforzi per assicurare una crescita sostenibile e tesa a creare occupazione.

Il risanamento di bilancio e la riduzione del debito rivestono un’importanza cruciale per garantire la sostenibilità delle finanze pubbliche e ripristinare la fiducia. Al tempo stesso è già necessaria un’azione determinata per rafforzare l’economia nel breve periodo.

È essenziale pertanto che l’Unione europea attui tutti gli aspetti della strategia Europa 2020. Gli Stati membri accelereranno le riforme strutturali conformemente alle raccomandazioni formulate nel contesto del semestre europeo. (…) »

Insomma la solita supercazzola europeista, in grassetto le “pillole avvelenate” che soppiantano le belle parole su crescita e occupazione.

LA LETTERA DEL GOVERNO (26 ottobre 2011)

Meno conosciuta ma comunque importante, la risposta di Berlusconi all’UE sulle misure che il governo aveva preso. Draghi commentava così:

« Lasciatemi dire che la lettera di intenti, formulata dal governo italiano, è un passo importante in questa direzione. È un piano di riforme organiche per lo sviluppo dell’economia italiana. Ora però si tratta di farle queste riforme, di farle con rapidità, di farle con concretezza. E non nascondiamoci, sono riforme coraggiose, quindi occorrerà tutelare le fasce più deboli della popolazione che da queste riforme saranno sicuramente toccate »

Il testo integrale della risposta sta sul sito del Popolo della Libertà (PDL), all’epoca si chiamava così il partito di Berlusconi. Ma si trova anche su varie testate, per esempio il fatto quotidiano.

Vediamo alcuni passaggi di quella lettera, che riportava anche la scritta a penna “un forte abbraccio Sivio”, rivolta a Van Rompuy e Barroso. Ecco la parte iniziale del testo.

« PREMESSA

L’Italia ha sempre onorato i propri impegni europei e intende continuare a farlo. Quest’estate il Parlamento italiano ha approvato manovre di stabilizzazione finanziaria con un effetto correttivo sui saldi di bilancio al 2014 pari a 60 miliardi di euro.

Sono state così create le condizioni per raggiungere il pareggio di bilancio nel 2013, con un anno di anticipo rispetto a quanto richiesto dalle istituzioni europee. Dal 2012, grazie all’aumentato avanzo primario, il nostro debito scenderà.

Tuttavia, siamo consapevoli della necessità di presentare un piano di riforme globale e coerente.

La situazione italiana va letta tenendo in debita considerazione gli equilibri più generali che coinvolgono l’intera area europea. Mesi di tensioni sui mercati finanziari e di aggressioni speculative contro i debiti sovrani sono, infatti, il segnale inequivocabile di una debolezza degli assetti istituzionali dell’area euro

Per quel che riguarda l’Italia, consapevoli di avere un debito pubblico troppo alto e una crescita troppo contenuta, abbiamo seguito sin dall’inizio della crisi una politica attenta e rigorosa.

Dal 2008 ad oggi il nostro debito pubblico è cresciuto, in rapporto al Pil, meno di quello di altri importanti paesi europei. Inoltre, la disciplina da noi adottata ha portato a un bilancio primario in attivo. Situazione non comune ad altri Paesi.

Se problemi antichi, come quello del nostro debito pubblico, danno luogo oggi a ulteriori e gravi pericoli, ciò è soprattutto il segno che la causa va cercata non nella loro sola esistenza, ma nel nuovo contesto nel quale ci si è trovati a governarli. (…) »

In sintesi il governo si “vanta” di aver aumentato il debito pubblico il meno possibile, dal momento che i deficit attuati nel 2009-10 sono stati ben sotto la media dell’eurozona, e che nel 2011 avevano già ripristinato l’avanzo primario.

Tutto questo è confermato dai dati definitivi.

FONTE: Banca d’Italia – Economia italiana in breve aprile 2020 (pag 16)

Ma nella lettera si parla anche di debolezze strutturali del “sistema euro”, quali erano secondo il premier?

UNA MONETA UN PO’ STRANA (28 ottobre 2011)

Poco dopo aver inviato quella lettera, Berlusconi fece questo discorso agli “Stati generali del commercio estero” del 28-29 ottobre, dove commentava la salita dello spread.

« Da che cosa deriva questa attenzione sull’Italia? Deriva dal fatto che c’è un attacco all’euro che non ha convinto nessuno (come moneta).

E in effetti è una moneta un po’ strana, perché è una moneta non di un solo Paese ma tanti Paesi insieme, che però non hanno un governo unitario dell’economia, e che non ha alle sue spalle una banca di riferimento e di garanzia.

Quindi è un fenomeno che non si era mai visto e verificato. Quindi l’euro, di per sé, si presenta come una moneta attaccabile dalla speculazione internazionale. »

Queste dichiarazioni sono state riprese da vari giornali come il Corriere della Sera, Repubblica, Sky TG24.

Ma Berlusconi corre subito ai ripari, rettificando il giorno stesso con una nota di palazzo chigi.

« Come al solito, si cerca di alzare pretestuose polemiche su una mia frase interpretata in maniera maliziosa e distorta. L’euro è la nostra moneta, la nostra bandiera. È proprio per difendere l’euro dall’attacco speculativo che l’Italia sta facendo pesanti sacrifici.

Il problema dell’euro è che è l’unica moneta al mondo senza un governo comune, senza uno Stato, senza una banca di ultima istanza. Per queste ragioni è una moneta che può essere oggetto di attacchi speculativi. »

MA SENZA L’EURO SAREBBE PEGGIO (29 ottobre 2011)

Queste dichiarazioni di Berlusconi scatenarono varie reazioni, molto interessante quella di Ciampi, all’epoca senatore a vita, in questa intervista al Sole 24 Ore:

« Se non ci fosse l’euro, saremmo in guai molto più seri». Carlo Azeglio Ciampi, che dell’euro è uno dei padri nobili, non ha dubbi sul contributo decisivo che la moneta unica ha fornito in questi dieci anni alla stabilità dell’eurozona. Proprio la crisi che si è abbattuta sui debiti sovrani, e che dalla scorsa estate ha investito frontalmente anche il nostro paese, mostra che l’euro è un processo irreversibile.

Non ha alcun senso dunque il periodico interrogarsi sulla validità di quella scelta. «Almeno c’è questo argine, almeno c’è questo punto di coesione. Immaginiamo solo per un attimo a quel che accadrebbe se ogni popolo europeo andasse per conto proprio. Era tutt’altro che scontato giungere a questo risultato. Resto fermamente convinto che l’unione fa la forza ».

Non molti ricordano oggi – ribadisce Ciampi – che battere moneta «è un atto fondamentale nella sovranità dello Stato». Avervi rinunciato in favore di un’istituzione federale «è stata una decisione difficilissima». Non si torna indietro, e Ciampi certo non può non criticare, a suo modo, le ricorrenti polemiche di casa nostra sul valore e il fondamento di quella scelta.

Più di ogni altro, conta quel che Ciampi disse in occasione della cerimonia per i dieci anni della Bce, nel giugno del 2008: la costruzione istituzionale dell’Unione europea «deve arrivare a disporre dell’intera panoplia degli strumenti di governo dell’economia: di bilancio, dei redditi, delle strutture materiali e immateriali». Non basta la moneta a garantire stabilità e crescita.

L’altro punto fermo per Ciampi, e questo riguarda soprattutto noi, è l’assoluta necessità di ripristinare un consistente avanzo primario. «Quando entrammo nell’euro era al 5% del Pil. Va ricondotto a quel livello ».

FONTE: Elaborazione su dati Banca d’Italia

Ovviamente anche Ciampi sapeva perfettamente che l’euro nasceva come incompleto e non lo aveva certo scoperto in quei giorni.

L’INGRESSO DI MONTI IN PARLAMENTO

Arriviamo nei giorni più importanti, ecco il testo integrale di un nota del Quirinale del 9 novembre 2011.

« Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha rilasciato la seguente dichiarazione:

Di fronte alla pressione dei mercati finanziari sui titoli del debito pubblico italiano, che ha oggi toccato livelli allarmanti, nella mia qualità di Capo dello Stato tengo a chiarire quanto segue, al fine di fugare ogni equivoco o incomprensione:

1) non esiste alcuna incertezza sulla scelta del Presidente del Consiglio on. Silvio Berlusconi di rassegnare le dimissioni del governo da lui presieduto. Tale decisione diverrà operativa con l’approvazione in Parlamento della legge di stabilità per il 2012;

2) sulla base di accordi tra i Presidenti del Senato e della Camera e i gruppi parlamentari sia di maggioranza sia di opposizione, la legge sarà approvata nel giro di alcuni giorni;

3) si svolgeranno quindi immediatamente e con la massima rapidità le consultazioni da parte del Presidente della Repubblica per dare soluzione alla crisi di governo conseguente alle dimissioni dell’on. Berlusconi;

4) pertanto, entro breve tempo o si formerà un nuovo governo che possa con la fiducia del Parlamento prendere ogni ulteriore necessaria decisione o si scioglierà il Parlamento per dare subito inizio a una campagna elettorale da svolgere entro i tempi più ristretti.

Sono pertanto del tutto infondati i timori che possa determinarsi in Italia un prolungato periodo di inattività governativa e parlamentare, essendo comunque possibile in ogni momento adottare, se necessario, provvedimenti di urgenza.

Roma, 9 novembre 2011 »

Nello stesso giorno, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nomina Monti senatore a vita, ecco la nota del quirinale a riguardo.

Per quanto riguarda la borsa, sempre il 9 novembre, Piazza Affari chiude con un -3,78% con la maglia nera che va a Mediaset (-12%), come riportano gli articoli dell’epoca.

Arriviamo quindi ad uno dei momenti più bassi della storia del giornalismo italiano, il FATE PRESTO del Sole 24 Ore datato 10 novembre 2011.

Fra il 10 e l’11 novembre, Napolitano ha dei colloqui telefonici con Obama, con Sarkozy e con Wulff (il presidente tedesco).

LE DIMISSIONI DI BERLUSCONI

In molti festeggiarono la caduta di Silvio – si veda il video sotto – la sera del 12 novembre era persino comparso un cartello con scritto “festa di liberazione nazionale“, il tutto tra i fischi della folla.

Il 13 novembre, nel discorso sulle dimissioni, Berlusconi ribadiva che la natura della crisi dipendeva dall’euro.

Dichiarazione al min 4:00

« Dobbiamo – uniti – far fronte a una crisi che non è nata in Italia, che non è nata sul nostro debito, che non è nata sulle nostre banche, che non è nata neppure in europa.

È una crisi che è diventata crisi della nostra moneta comune, dell’euro, che non ha il sostegno che ogni moneta deve avere: cioè quello di una banca prestatore di ultima istanza, garante della moneta, come hanno invece le altre monete (il dollaro e la sterlina). Questo deve diventare la BCE, la banca centrale europea, se vogliamo salvare l’euro e con esso l’europa.

Italia e gli italiani comunque devono realizzare al più presto le riforme concordate con l’europa per uscire più forti da questa prova. Qualunque sia il prossimo governo nessuno potrà portarci via la nostra sovranità e la nostra autonomia nelle decisioni. »

E invece ce le avevano portate via entrambe, del resto il “programma” lo aveva già dettato la BCE con la lettera di Trichet e Draghi.

LA NASCITA DEL GOVERNO MONTI

In quest’altra nota del quirinale leggiamo:

« Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha ricevuto oggi, al Palazzo del Quirinale, il senatore professor Mario Monti, il quale, sciogliendo la riserva formulata il 13 novembre, ha accettato di formare il nuovo Governo. Il giuramento dei componenti il nuovo Governo avrà luogo oggi, 16 novembre, alle ore 17.00 al Palazzo del Quirinale, nel Salone delle Feste.

Roma, 16 novembre 2011 »

Ecco i voti sulla fiducia al governo Monti:

Il 17 novembre, il Senato approva la fiducia al governo con 281 favorevoli, 25 contrari e 0 astenuti (FONTE)

Il 18 novembre, la Camera approva la fidicia al governo con 556 favorevoli, 61 contrari e 0 astenuti (FONTE)

Oltre al ruolo di presidente del consiglio, Monti terrà le redini del ministero delle finanze fino all’11 luglio 2012.

Il cerchio si chiude con questa copertina del settimanale americano Time, il quale descriveva Berlusconi come “l’uomo dietro la più pericolosa economia del mondo“.

FONTE: TIME – 21 novembre 2011

IL PAREGGIO IN BILANCIO IN COSTITUZIONE

La modifica dell’articolo 81 è uno dei momenti più bassi della storia repubblicana. Ecco i risultati delle due deliberazioni previste dall’art 138 della Costituzione.

30 novembre 2011 – La Camera approva con 464 sì, 0 no e 11 astenuti (FONTE)

15 dicembre 2011 – Il Senato approva con 255 sì, 0 no e 14 astenuti (FONTE)

6 marzo 2012 – La Camera approva con 489 sì, 3 no e 19 astenuti (FONTE)

17 aprile 2012 – Il Senato approva con 235 sì e 11 no e 34 astenuti (FONTE)

20 aprile 2012 – Il Presidente della Repubblica Napolitano promulga la legge costituzionale 1/2012.

STIAMO EFFETTIVAMENTE DISTRUGGENDO LA DOMANDA INTERNA (20 maggio 2012)

La famosa intervista di Monti dove confessa di distruggere la domanda interna, la trascrizione completa in inglese si trova sul sito della CNN oppure su quello del governo italiano.

C’è il video dell’estratto in questione, con i sottotitoli in italiano, diventato virale grazie a Byoblu.

« ZAKARIA: Vi serve qualcuno che compri i vostri prodotti. Mi sta dicendo che volete sia la Germania a comprare da voi?

MONTI: Beh, stiamo guadagnando posizioni migliori in termini di competitività grazie alle riforme strutturali. Stiamo effettivamente distruggendo la domanda interna attraverso il consolidamento fiscale. Quindi, è necessario che venga attuata un’operazione di domanda grazie all’Europa: un’espansione della domanda.

Come lei ha sottolineato in maniera chiarissima, noi per esempio in Italia abbiamo problemi, perché abbiamo raggiunto ottimi risultati fiscali, ma saranno davvero sostenibili nel lungo termine, a meno che il denominatore, il PIL, non aumenti con la crescita? »

Come vedete dai dati, nel 2012 la domanda interna è crollata mentre la domanda estera cresceva, questa era la “domanda dall’europa” visto che non ci fu alcun allentamento dei vincoli da parte di Bruxelles (anzi). Questo processo era già cominciato dalla seconda metà del 2011, ma che con Monti vide il suo picco massimo.

MONTI BUGIARDO E CRIMINALE (25 maggio 2012)

Alla trasmissione “L’ultima parola” il giornalista Paolo Barnard, uno dei pochi che non dormiva all’epoca, commentava così la dichiarazione sul “più grande successo dell’euro”.

« Questo uomo che abbiamo sentito parlare della Grecia e ci ha spiegato qual è la virtù dell’euro, quest’uomo è un bugiardo oltre ad essere un criminale. Perché è stato messo al governo da un golpe finanziario che si è verificato dall’11 novembre al 16 novembre.

Questo uomo vi mente perché è un docente universitario di economia, è un monetarista e sa perfettamente che la catastrofe economica che sta inglobando l’Europa, distruggendo il sud Europa è un progetto di 70 anni che nasce con l’economista francese François Perroux, un filonazista francese che si inventò la moneta unica.

Monti studia queste cose, le sa perfettamente (…) »

Dicevamo prima che la Grecia fece -10,1% di PIL nel 2011. Quanto all’Italia, sempre con i dati eurostat, nel 2012 fece -3,0% di PIL.

Per chi fosse interessato l’intera trasmissione RAI si può rivedere su questo link, dal minuto 39 c’è il passaggio in questione.

MES E FISCAL COMPACT

Nell’estate del 2012, Camera e Senato ratificano il trattato MES e il fiscal compact, nel giro di una settimana.

12 luglio 2012: il Senato approva il Fiscal Compact con 216 sì, 40 no e 21 astenuti. (FONTE)

19 luglio 2012: la Camera approva il Fiscal Compact con 368 sì, 65 no, 65 astenuti. (FONTE)

12 luglio 2012: il Senato approva il MES con 191 sì, 21 no e 15 astenuti. (FONTE)

17 luglio 2012: la Camera approva il MES con 325 sì, 53 no, 36 astenuti. (FONTE)

Dopo aver fatto i “compiti a casa”, a quel punto Draghi pronuncia “Whatever it takes“, il 26 luglio.

E lo spread crolla definitivamente, che pure con Monti superò i 500 punti base.

IL GRANDE IMBROGLIO (27 settembre 2012)

Con il governo Monti ancora in carica, Berlusconi rilascia queste dichiarazione in occasione della presentazione di un libro di Brunetta.

« Cosa succedeva in europa, cosa era successo già prima e perché “il grande imbroglio” come titolo del libro di Brunetta? Il grande imbroglio non è il governo tecnico, non è quello che succede ed è successo oggi in Italia.

Il grande imbroglio è l’euro, la moneta unica che gli stati dell’unione europea si sono voluti dare, fermandosi a metà del cammino senza – cioè – mettere alle spalle di questa moneta unica una banca centrale di sostegno.

Cos’è successo più nel dettaglio: che gli stati hanno deciso di rinunciare al loro fondamentale diritto di stampare moneta.

Io considero che 1-2-3 punti di inflazione siano addirittura un lievito per l’economia, non così la Germania (Stato egemone in europa). La Germania viene dalla repubblica di Weimar, nella repubblica di Weimar le signore finirono per andare a fare la spesa con le carriole per portarsi i soldi.

La repubblica di Weimar prostò la economia tedesca e tra l’altro aprì le porte ad Hitler ed al nazismo. La signora Merkel hanno dentro veramente, nelle loro radici, il terrore dell’inflazione.

È successo contemporaneamente che un euro che non può essere svalutato, si è avvalorato oltre misura, quindi si è aggiunto anche all’errore iniziale del cambio dell’euro: noi l’abbiamo cambiato con una somma che è stato un suicidio, quella di 1927 lire contro un euro. (…) »

FONTE: Profilo Twitter di Forza Italia – 19 aprile 2013

Berlusconi era consapevole di cosa fosse l’euro e dello stato di sovranità ceduta, sparate sul cambio a parte: lui voleva 1.500 lire per un euro, ma il colpo di stato sarebbe avvenuto ugualmente…

IL RICATTO DELLA BCE

Grazie a Byoblu sono diventate virali le testimonianze di Massimo Garavaglia (Lega) e Andrea Orlando (Partito Democratico) sul ricatto della Banca Centrale Europea di “chiuderci i rubinetti”, se non avessimo obbedito ai loro ordini.

La prima è di Garavaglia del 21 settembre 2012.

« Monti viene fatto senatore a vita il 9 di novembre. Il 10 siamo in Commissione Bilancio a chiudere la finanziaria. E quello stesso giorno vengono a interrogarci gli ispettori della BCE e di Bruxelles, perché eravamo sotto inchiesta. (…)

Niente, ci fanno tutto il loro bell’interrogatorio, alla fine l’ultima domanda è: “ma voi sosterrete il governo Monti?

GARAVAGLIA: “mah, vedremo, c’è un governo in carica, se cade vedremo chi verrà nominato e decideremo”.

BCE: “No, no, no, verrà fatto il governo Monti. Voi lo sosterrete?”

GARAVAGLIA: “No, non funziona così. Noi siamo stati eletti in una maggioranza, se la maggioranza non sta più in piedi si va e si vota e il popolo decide chi governa”.

BCE: “No, no, no. Non ci siam capiti. Se voi non sostenete il governo Monti, noi non compriamo i vostri titoli per due mesi, e voi andate in fallimento”. »

Dichiarazioni simili sono state pronunciate anche da un’esponente del PD, Andrea Orlando, il 3 settembre 2016 alla festa de il Fatto Quotidiano.

« Oggi noi stiamo vivendo un enorme conflitto fra democrazia ed economia. Oggi sostanzialmente poteri sovrannazionali sono in grado di bypassare completamente le democrazie nazionali. Io faccio soltanto due esempi.

I fatti che si determinano a livello sovrannazionale, i soggetti che si sono costituiti a livello sovrannazionale, spesso non legittimati democraticamente, sono in grado di mettere le democrazie di fronte al fatto compiuto.

Faccio un esempio: la modifica, devo dire abbastanza passata sotto silenzio, della Costituzione per quanto riguarda il tema dell’obbligo del pareggio di bilancio non fu il frutto di una discussione del Paese, fu il frutto che la Banca Centrale Europea più o meno – ora la brutalizzo – disse: “O mettete questa clausola nella vostra Costituzione, o altrimenti chiudiamo i rubinetti e non ci sono gli stipendi alla fine del mese“.

Io devo dire che è una delle scelte di cui mi vergogno di più, mi vergogno di più di aver fatto. Io penso che sia stato un errore, penso che sia stato un errore approvare quella modifica, non tanto per il merito – che pure è contestabile – ma per il modo in cui si è arrivò a quella modifica di carattere costituzionale. »

LA RIFORMA DELLE PENSIONI E I SINDACATI (15 marzo 2016)

Nella puntata di “DiMartedi” del 15 marzo 2016, Monti parlava della fiacchissima resistenza dei sindacati contro la riforma delle pensioni.

Dichiarazione a 2h 01 min

« Devo dire, visto che oggi ci sono manifestazioni sindacali che, in quel gelido dicembre 2011, quando abbiamo dovuto presentare per decreto legge quella riforma delle pensioni – l’assicuro una cosa non gradevole né per il ministro Fornero né per me – l’abbiamo… presentata più che discussa con i leader delle federazioni sindacali, che poi non hanno colto quello per fare una “specie di rivolta sociale”.

Ci sono state – qualche settimana dopo – due ore simboliche di sciopero, ma non c’è nessun Paese in cui una riforma così “forte” delle pensioni, sia stata adottata così “semplicemente” dal punto di vista politico. »

RIFORMA PENSIONI E SALVATAGGIO DELL’EURO (6 novembre 2017)

Nella puntata di Report del 6 novembre 2017, c’è un’intervista alla Fornero (min 18:11) dove si parla di alcune curiose coincidenze fra la sua riforma e le richieste della BCE.

« Berlusconi dà le dimissioni e al suo posto arrivano i tecnici: presidente del consiglio Mario Monti, ministro del lavoro Elsa Fornero che elabora una riforma pensionistica in una ventina di giorni.

FORNERO: Ma io non credo di essere stata al servizio di nessuno, se non del mio Paese

GIORNALISTA: Però converrà con me sul fatto che quello che ha chiesto la BCE allora con quella lettera al governo Berlusconi, lei l’ha tradotto in atti qualche mese dopo.

FORNERO: ah questa è una sequenza assolutamente ineccepibile, ma ripeto se c’è qualcuno…

GIORNALISTA: ma quindi c’è una coincidenza fra le sua riforma e quello che chiedeva la BCE

FORNERO: beh era la politica di salvataggio del Paese, forse anche dell’euro.

Il servizio continua: “in nome dell’euro dunque siamo passati al sistema contributivo e all’aumento dell’età pensionistica” »

LA TELEFONATA DI SOROS (8 ottobre 2018)

Nella trasmissione “otto e mezzo” della Gruber, Monti può finalmente rivelare che, appena insediatosi a Palazzo Chigi, ricevette una telefonata da George Soros.

Dichiarazione al min 4:29

« MONTI: Io mi ricordo che Soros mi telefonò poco dopo che mi trovai nella posizione di presidente del consiglio, preoccupatissimo all’idea che l’Italia potesse cadere finanziariamente. Anzi mi dava il consiglio – adesso posso dirlo – di chiedere soccorso all’UE e al FMI. Non seguì quel consiglio, l’Italia se la cavò da sola.

GRUBER: anche perché questo avrebbe significato – scusi – avere in casa la Troika, come la Grecia.

MONTI: Certamente, cosa che abbiamo voluto evitare ed evitato. Ma è per dire che Soros era molto in apprensione sull’Italia. »

TREMONTI E LA CHIAMATA DELLO STRANIERO

In varie occasioni il ministro dell’economia del 2011, Giulio Tremonti, ha più volte parlato di “lettera diktat”. Per esempio, il 15 settembre 2017 su “Otto e mezzo”.

« Se c’è stato un vero complotto che paghiamo noi in Italia è stato nel 2011, quando per mano tedesca e francese e con la quinta colonna italiana, invece di permetterci di votare hanno fatto venire il governo Monti che ci ha portato via i soldi e che li ha dati alla Germania e alla Francia per salvare le loro banche (…)

Monti era un salvatore: ha salvato le banche tedesche e francesi. E lo dico per cominiciare a parlare del libro in realtà, perché quello è stato un episodio di assoluto squallore.

Un grande filosofo tedesco ha detto “fu un dolce colpo di Stato”, dove era dolce solo perché non c’erano i carri armati e c’erano gli spread. Quella fu la “chiamata dello straniero” e quindi una delle antiche maledizioni di questo Paese (…) »

Ancora, il 22 agosto 2019 un articolo a firma di Tremonti su “Italia Oggi” che dà una ulteriore conferma alle dichiarazioni di Garavaglia e Orlando.

« Gentile direttore,

ho letto su ItaliaOggi l’articolo di Carlo Valentini pubblicato il 14 agosto sotto il titolo “Che fare di fronte alla maxi Iva?” Nell’articolo è scritto tra l’altro quanto segue: «Ricorda Paolo Balduzzi, docente di scienza delle finanze alla Cattolica di Milano: “… Il primo a escogitare il meccanismo fu Giulio Tremonti, ministro dell’economia del governo Berlusconi. Da allora l’idea è piaciuta un po’ a tutti gli esecutivi politici”.

Quanto sopra non corrisponde al vero. Per le seguenti ragioni:

a) il 5 agosto del 2011 la Bce inviò al Governo della Repubblica Italiana una lettera Diktat;

b) il “Decreto di Ferragosto” fu determinato dal ricatto su cui si basava quella lettera: se non fate quello che vi «consigliamo» non compriamo titoli del debito pubblico italiano causandone il default;

c) quel Decreto non conteneva alcuna clausola di salvaguardia, clausola che fu introdotta solo a seguito della successiva e strumentale insistenza “europea” (…) »

Infine, la trascrizione della video-intervista andata in onda su Rai3 a “mezz’ora in più” il 27 ottobre 2019.

GIORNALISTA: Nel 2011 a maggio nella relazione finale conclusiva della Banca d’Italia, poi ancora a luglio all’ABI (associazione bancaria italiana NDR), Draghi insomma usava toni diciamo rassicuranti nei confronti del governo Berlusconi. Poi però il 5 agosto ci fu la famosissima lettera firmata appunto da Draghi e da Trichet che mise il governo Berlusconi con le spalle al muro, aprendo alla strade alle dimissioni appunto di Silvio Berlusconi. Fu un tradimento?

TREMONTI: diciamo che io non l’ho presa bene, comunque arriva la lettera. Io ho considerato e considero la lettera non corretta dal punto di vista tecnico, un grande paese non può entrare in crisi tanto che gli chiedi di cambiare la costituzione, di anticipare di un anno il pareggio di bilancio, non può entrare in crisi in pochi giorni.

Non l’ho trovata corretta dal punto di vista etico perché è stato il principio della “chiamata dello straniero”, il principio della perdita della sovranità italiana, della spoliazione… ogni riferimento al governo Monti è puramente casuale. In una intervista oggi il presidente Draghi dice “i governatori non possono dare consigli ai governi”, quello non era un consiglio quello era un diktat. E la cosa curiosa è che c’era scritto “strictly confidential”, cioè i governatori delle banche scrivono a un governo ancora sovrano che deve cambiare la Costituzione, anticipare il pareggio di bilancio dice, però te lo scrivo in “termini confidenziali”.

GIORNALISTA: I suoi detrattori sostengono che fu lei a consegnare la lettera al Corriere della Sera, che la pubblicò.

TREMONTI: non ricordo ma era doveroso che tutti conoscessero, data la gravità, l’intensità di quell’atto, era doveroso che non restasse “confidenziale”. Detto questo che il governo avesse difficoltà – sarebbero venute dopo – è possibile.

GIORNALISTA: c’erano delle ragioni però anche interne al governo, no? Lo spread è iniziato a salire nel luglio 2011, poi c’erano discussioni.

TREMONTI: lo spread ha avuto un suo corso determinato dalle banche tedesche e francesi che volevano i soldi italiani per salvarsi. Ed era, un po’ prima e un po’ dopo, ma torno a dire se la Banca d’Italia scrive che tutto va bene, vuol dire che anche loro sanno che vuol dire spread.

GIORNALISTA: finisce ora l’era Draghi alla BCE, qual è l’eredità che lascia e soprattutto quali scenari che lei intravede?

TREMONTI: nel 2012 la scelta di “stampare moneta” è una scelta credo giusta, necessaria, perché molti elementi di crisi si stavano accumulando. Non credo che siano stati salvati gli stati, i governi, l’euro… ma era la scelta giusta da fare. Credo che non sia stato giusto proseguirla per 8 anni, per 7 anni: un conto è un pronto soccorso, un conto è una lunga degenza. I tassi zero hanno – in caduta – narcotizzato l’economia sostituito i mercati, dato ai governi la possibilità di governare senza fatica. Io mi in indebito, spendo, ma fondamentalmente sul debito non pago denaro, se spendo prendo i voti. In realtà avere narcotizzato l’economia ha anche narcotizzato la politica. Ora stampare moneta dal nulla non è la via giusta per portare equilibrio nella realtà, per i popoli, per i cittadini.

GIORNALISTA: quali sono i rischi che adesso però lei vede all’orizzonte?

TREMONTI: Senta la BCE è passata da unità di conto “miliardo”, a unità di conto i “trilioni”. Ex nihilo (dal nulla in latino NDR) è stata creata una enorme massa finanziaria: sta in piedi, viene giù, è Chernobyl, è un luogo di vacanza? Francamente è difficile dirlo.

MONTI L’ESECUTORE (25 giugno 2019)

Nella puntata de “L’aria che tira” del 25 giugno 2019 era ospite Mario Monti, ecco un suo interessante intervento riguardo la lettera del 5 agosto 2011.

Dichiarazione a 2h 03 min

« Mi fa piacere che sia stato ricordato la lettera della BCE. Quando è uscita quella lettera – firmata da Trichet e Draghi – nell’agosto del 2011, io scrissi sul Corriere della Sera che quella lettera, secondo me, andava oltre i poteri della BCE, che non ha la potestà di entrare così. Semmai la Commissione o il Consiglio possono, non la banca centrale.

Il bello è che effettivamente il governo italiano ha accettato quell’impostazione, con la riforma delle pensioni e tutto, e compreso un dettaglio fondamentale in quella lettera, in cui il governo italiano si impegnava – mentre per tutti i Paesi dell’eurozona l’obiettivo era di riportare in equilibrio il bilancio strutturale per il 2014 – l’Italia per dimostrare ai mercati una particolare determinazione, l’ha anticipato al 2013.

E quando il presidente Berlusconi e la sua parte politica, hanno votato a favore del governo che io ero stato chiamato a costituire, hanno messo chiaro e tondo che la priorità essenziale del governo doveva essere “rispettare gli impegni verso l’europa presi da Berlusconi“.

Quindi adesso lasciatemi dire per un momento, è assolutamente ridicolo – e io trovo anche curioso che la stampa libera mai insorga – che da parte di Berlusconi, di Tremonti ecc ecc, di Brunetta si venga poi ad accusare chi ha adempiuto agli impegni presi da loro.

E in secondo luogo che la Lega, che è stata la causa della rottura della maggioranza di Berlusconi, che l’ha portato alle dimissioni poi… »

MORALE DELLA FAVOLA

Come avete visto, quando c’è da reperire ordini dall’esterno, il parlamento diventa iper-produttivo e lavora con maggioranze schiaccianti.

FONTE: The Economist – 10 marzo 2012

Nel 2011-12 non è stato salvato il Paese, ma l’euro. Che il governo Berlusconi avesse avuto davvero l’idea di uscire dall’euro, non lo si può sapere con certezza assoluta.

Sta di fatto che Berlusconi, o per pavidità o per salvare le sue aziende, non ebbe quel sussulto di orgoglio di portare il Paese fuori dall’euro, pur avendo perfettamente capito già all’epoca l’insostenibilità del sistema.

Negli ultimi anni, sparita ogni velleità di critica alla moneta unica, Berlusconi addirittura elogia il suo “carceriere” Draghi.

All’inzio del 2021 è stato il centrodestra ad invocare il “fate presto“.

In quei giorni anche Salvini scriveva che bisognava “fare presto”.

Tempo un mesetto, che a febbraio prestava giuramento il governo Draghi, è andato tutto bene no?


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