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Un tratto di penna a Washington rischia di cacciare Mercedes dagli USA: la trappola cinese che strozza Stoccarda
na legge al Senato USA fissa al 15% il tetto di capitale cinese per le auto connesse: Mercedes sfiora il 20% e rischia il blocco delle vendite nel suo secondo mercato mondiale.

Un disegno di legge approvato al Senato americano rischia di scatenare un terremoto senza precedenti nell’industria automobilistica mondiale. La norma prevede un divieto assoluto di vendita negli Stati Uniti per i veicoli connessi prodotti da aziende con oltre il 15% di capitale in mano a entità cinesi.
La misura colpisce in pieno il gigante tedesco Mercedes-Benz, la cui quota di capitale cinese sfiora ormai il 20%. Se il testo venisse approvato senza modifiche, la casa di Stoccarda si troverebbe di fatto espulsa dal suo secondo mercato mondiale, con conseguenze devastanti sui conti del gruppo.
Una mossa geopolitica che travolge l’Europa
La proposta di legge bipartisan porta le firme della democratica Elissa Slotkin e del repubblicano Bernie Moreno. Il testo punta a trasformare in legge rigida le restrizioni già introdotte dall’amministrazione Biden sui software e i componenti di origine cinese.
Le motivazioni ufficiali ruotano attorno alla sicurezza nazionale. Le automobili moderne non sono più semplici mezzi di trasporto, ma veri e propri computer su ruote in grado di raccogliere dati sensibili. Washington teme che queste informazioni possano finire direttamente nelle mani del governo di Pechino.
L’obiettivo dichiarato: Impedire la trasmissione di dati stradali americani in Cina, anche in modo indiretto, tramite società con partecipazioni azionarie pesanti cinesi.
Lo strumento: Bloccare importazione, produzione e vendita di veicoli connessi tied a Pechino.
L’effetto collaterale: Travolgere i costruttori europei che hanno aperto la porta ai capitali cinesi.
Bisogna dire che una legge del genere, per essere efficace, dovrà anche bloccare qualsiasi componentistica connessa che sia Made in China, e questo rivoluzionerà le catene logistiche, oltre ad essere complesso da implementare, anche perché la componentistica di pechino è sempre più diffusa e connessa.
La cinese Xiaomi è completamente, strettamente, connessa nella gestione dei dati
I numeri dell’incastro: chi controlla Mercedes?
Negli ultimi anni, la Germania ha aperto le porte ai grandi investitori dell’Asia. Oggi la struttura azionaria di Mercedes-Benz mostra un’esposizione rilevantissima verso la Cina.
| Azionista Cinese | Società / Veicolo | Quota Posseduta |
| BAIC Group | Stato Cinese | 9,98% |
| Li Shufu (Geely) | Tenaciou3 Prospect | 9,69% |
| Totale capitale cinese | Entità collegate a Pechino | ~19,67% |
| Soglia limite USA | Disegno di legge Senato | 15,00% |
Il totale sfiora il 20%, ben oltre il limite del 15% fissato dal Senato americano. Si tratta di quote passive, senza un controllo diretto sulla gestione quotidiana, o almeno così afferma il gruppo tedesco, ma sufficienti per far scattare la scure delle sanzioni di Washington.
L’impatto economico: una trappola mortale per la Germania
Per Mercedes-Benz gli Stati Uniti non sono un mercato qualsiasi. Ogni anno la casa tedesca vende negli USA oltre 340.000 vetture, pari a circa il 15-20% dei suoi volumi globali. Il mercato americano garantisce inoltre i margini di profitto più alti grazie alle vendite dei SUV di fascia alta prodotti nello stabilimento in Alabama e ai modelli della linea AMG.
La Cina, un tempo vista come il mercato della crescita infinita, si sta rivelando una trappola perfetta per i marchi tedeschi:
In patria: I costruttori locali di auto elettriche conquistano quote di mercato a spese dei marchi d’Europa.
Negli USA: I capitali cinesi attratti in passato rischiano ora di bloccare le vendite nel Paese più ricco del mondo.
Per i conti di Stoccarda e per la filiera dei fornitori europei, la perdita del mercato statunitense rappresenterebbe un colpo fatale. La riduzione delle vendite costringerebbe il gruppo a tagli alla produzione, con ricadute immediate sull’occupazione e sugli investimenti in ricerca.
Scontro politico e sospetti di protezionismo aziendale
Il senatore repubblicano Ted Cruz, presidente della Commissione Commercio del Senato, ha lanciato un chiaro allarme. Cruz ha spiegato che vietare la vendita delle Mercedes negli Stati Uniti non è mai stato un obiettivo della politica americana, ma sarebbe una conseguenza inevitabile della norma se approvata senza correttivi.
L’accusa di Cruz è diretta: dietro questa norma ci sarebbe la spinta della General Motors. Eliminare Mercedes dal mercato americano permetterebbe a GM di rilanciare il marchio di lusso Cadillac senza dover affrontare una concorrenza europea così forte.
“Non considereremmo mai di vietare le vendite di Mercedes negli USA”, ha dichiarato Cruz, sottolineando come la norma debba essere riscritta prima di diventare legge.
Il disegno di legge contiene anche altre norme stringenti. Tra queste, l’obbligo per i costruttori di acquistare batterie americane più costose, con un aumento stimato del prezzo finale dei veicoli pari a circa 5.000 dollari.
Anche il settore dei veicoli a guida autonoma risente della stretta. La società Waymo del gruppo Google, che aveva avviato trattative con la cinese Geely per lo sviluppo di nuove piattaforme di veicoli autonomi, ha dovuto fare marcia indietro e cercare accordi con i produttori tradizionali di Detroit.
Un precedente che spaventa tutta l’industria automobilistica
Il caso Mercedes non è un episodio isolato. L’amministrazione americana ha già imposto uno stop alle vendite dei veicoli connessi Polestar a partire dal 2027, poiché l’azienda è a maggioranza cinese sotto il controllo del gruppo Geely. Al contrario, Volvo ha ottenuto un’autorizzazione temporanea a continuare le proprie attività commerciali.
I promotori della legge sottolineano che Mercedes potrebbe beneficiare di una proroga fino al 2030 o richiedere deroghe speciali al Dipartimento del Commercio. Tuttavia, per il colosso di Stoccarda la scelta si fa drammatica:
Prima opzione: Spingere gli azionisti cinesi BAIC e Geely a ridurre le proprie quote societarie sotto la soglia del 15%, magari trovando acquirenti europei per l’operazione. Difficile, nel momento in cui l’azienda non è attrattiva.
Seconda opzione: Rischiare di perdere del tutto l’accesso al mercato nordamericano, con pesanti conseguenze aziendali, perdita di utili, ma anche di prestigio.
Il tentativo dell’industria tedesca di fare da ponte tra capitale cinese e consumatori americani si sta scontrando con la dura realtà del protezionismo globale. La globalizzazione dell’automobile sta lasciando il posto a barriere e blocchi commerciali e Mercedes, che pensava di aver trovato la gallina dalle uova d’oro in Cina, rischia di restare spennata.







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