EconomiaMaterie prime
Zinco ai massimi da 4 anni: scorte fisiche esaurite e fonderie in crisi. Si prepara una tempesta sull’industria
Scorte esaurite e fonderie in perdita: il prezzo dello zinco esplode a 3.900$ a tonnellata. Ecco perché l’industria rischia di fermarsi.

Il mercato delle materie prime lancia un allarme rosso che rischia di travolgere le nostre fabbriche: lo zinco fisico è quasi introvabile. I prezzi al London Metal Exchange (LME) sono schizzati oltre i 3.900 dollari a tonnellata, segnando un balzo del 31% da marzo e toccando i livelli più alti dal maggio 2022. Ecco i prezzi secondo Tradingeconomics:
Non siamo davanti alla consueta speculazione di borsa. La realtà materiale presenta il conto: i magazzini occidentali sono a secco e le miniere estraggono meno metallo del previsto.
Il ribaltone è totale. L’International Lead and Zinc Study Group (ILZSG) ha corretto di colpo le previsioni per il 2026: non ci sarà il comodo surplus di 271.000 tonnellate stimato in precedenza, bensì un deficit secco di 19.000 tonnellate.
Una catena produttiva al collasso
I motivi di questo improvviso collo di bottiglia sono concreti e diffusi:
- Guasti e incidenti: incendi, ritardi e una qualità del minerale estratto sempre più bassa hanno frenato le grandi miniere mondiali.
- Investimenti fermi: fuori dalla Cina sono pochissimi i nuovi progetti minerari avviati negli ultimi anni.
- Tensioni sui dazi: il timore di nuove tariffe doganali statunitensi ha dirottato i carichi verso l’America, svuotando i depositi europei.
A rendere la situazione paradossale è il mercato delle tariffe di lavorazione (treatment charges). I costi che i minatori pagano alle fonderie per trasformare la roccia in lingotti sono crollati a livelli negativi, fino a -110 dollari a tonnellata.
In parole semplici: le fonderie pagano di tasca propria pur di lavorare. È un meccanismo economico insostenibile che rischia di azzerare i margini industriali, costringendo gli impianti a spegnere i forni e riducendo ancora di più l’offerta.
| Indicatore di Mercato | Dato Rilevato | Conseguenza Diretta |
| Prezzo Spot Zinco | Oltre $3.900 / tonnellata | Rincari per edilizia e auto |
| Spread Cash-3 Mesi | Oltre +$190 (Backwardation) | Corsa agli acquisti immediati |
| Tariffe Fonderie (TC) | -$110 / tonnellata | Rischio chiusura impianti di trasformazione |
| Bilancio Globale 2026 | Deficit di 19.000 t | Scarsità prolungata nei mercati occidentali |
La realtà fisica sconfigge la finanza di carta
A Londra il mercato è entrato in forte backwardation: comprare zinco per consegna immediata costa oltre 190 dollari in più rispetto a un contratto a tre mesi. È il segnale inequivocabile del panico da fornitura: tutti corrono a comprare oggi per l’incertezza nel futuro.
Lo zinco non è solo. Anche il rame mostra gli stessi identici sintomi di stress: magazzini vuoti, costi di fusione negativi e mercati regionali sbilanciati. La Cina continua ad accumulare scorte interne, l’Occidente si ritrova a mani vuote proprio mentre l’attività manifatturiera tenta una ripresa.
Come evidenziato dall’esperto di materie prime Jeff Currie, la scarsità nel mondo reale spinge in alto i prezzi delle risorse tangibili, mentre la finanza fatica a tenere il passo. La carta non è rame, o finzo, o tungsteno, non può essere utilizzata in pratica.
Per l’economia reale le conseguenze saranno pesanti. Lo zinco serve per proteggere l’acciaio dalla ruggine, costruire automobili e realizzare infrastrutture. Quando un materiale di base sparisce dal mercato, i costi di produzione delle nostre imprese salgono all’istante, mettendo a rischio cantieri e linee produttive.







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