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Giappone, dati antisismici truccati per riaprire i reattori: lo scandalo nucleare travolge Chubu Electric

Terremoti truccati per riaprire i reattori: lo scandalo dei dati sismici falsificati travolge la centrale di Hamaoka. Si dimettono i vertici di Chubu Electric e si blocca il piano nucleare del Giappone, con pesanti rincari in vista per l’industria.

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Truccare i calcoli sui terremoti nella nazione più sismica del pianeta, piazzando simulazioni di comodo proprio sopra la faglia più temuta dell’Oceano Pacifico. Non è la trama di un romanzo distopico, ma quanto accaduto davvero in Giappone: i massimi vertici di Chubu Electric Power, il terzo colosso elettrico del Paese, si sono dimessi in blocco dopo la scoperta di anni di manipolazioni sistematiche sui dati di sicurezza della centrale nucleare di Hamaoka.

Il presidente Kingo Hayashi e il presidente del consiglio di amministrazione Satoru Katsuno lasceranno formalmente i loro incarichi il 30 settembre. Una ritirata obbligata dopo che una commissione d’indagine esterna ha svelato un castello di carte fatto di numeri ritoccati, pressioni gerarchiche e allarmi interni ignorati. La conseguenza immediata è umiliante per la utility: il ritiro ufficiale della domanda di riavvio per i reattori 3 e 4, un atto senza precedenti che manda in fumo oltre dieci anni di trafila burocratica.

Una frode sulla faglia più pericolosa dell’Asia

Per comprendere la portata di questo scandalo bisogna guardare la cartina geografica. La centrale di Hamaoka sorge a Omaezaki, a circa 200 chilometri a ovest di Tokyo, affacciata direttamente sulla fossa sottomarina di Nankai. Si tratta della zona in cui i geologi attendono, con altissima probabilità entro i prossimi decenni, un “mega-sisma” di magnitudo compresa tra 8 e 9, capace di scatenare tsunami devastanti.

Centrale nucleare di Hamaoka

Dopo il disastro di Fukushima del 2011, provocato proprio da un violento terremoto e dal maremoto che mandarono in fusione tre reattori della TEPCO, Tokyo aveva introdotto parametri sismici tra i più rigidi al mondo. Truccare le carte proprio a Hamaoka significa sfidare la fisica in una delle aree a più alto rischio del globo.

L’Autorità di Regolazione Nucleare (NRA) aveva approvato per il sito una soglia massima di accelerazione sismica del suolo pari a 1.200 gal. Tuttavia, per rientrare in questo parametro senza dover spendere cifre colossali in ulteriori adeguamenti strutturali, qualcuno ha pensato bene di alleggerire la realtà a colpi di foglio di calcolo.

Come funzionava la fabbrica dei numeri su misura

Il rapporto stilato dagli investigatori indipendenti ha scoperchiato un meccanismo scientificamente imbarazzante:

  • I tecnici scartavano i modelli che evidenziavano oscillazioni sismiche troppo elevate.
  • Selezionavano un singolo dato favorevole, del tutto lontano dalla media reale del sito.
  • Aggiungevano altre 19 simulazioni create a tavolino per far figurare quel valore truccato come se fosse un risultato statistico credibile.

Questo era il risultato dell’effetto diretto di un clima aziendale opprimente. Il management considerava la riattivazione della centrale una priorità commerciale assoluta. Di fronte ai severi e prolungati controlli dell’autorità di controllo, i vertici rimproveravano aspramente la squadra tecnica, spingendola di fatto a trovare scorciatoie fraudolente pur di sbloccare i permessi.

Due dipendenti avevano provato a denunciare internamente le irregolarità già nel 2019 e nel 2021. Entrambe le segnalazioni sono state liquidate senza provvedimenti concreti, sacrificate in nome del rispetto delle scadenze industriali.

La situazione della centrale di Hamaoka

La centrale riflette in pieno la complessa transizione energetica giapponese:

ReattoreStato operativoSituazione attuale
Unità 1Spento definitivamenteSmantellamento in corso (decommissioning)
Unità 2Spento definitivamenteSmantellamento in corso (decommissioning)
Unità 3Fermo dal 2011Domanda di riavvio ritirata dopo lo scandalo
Unità 4Fermo dal 2011Domanda di riavvio ritirata dopo lo scandalo
Unità 5FermoInattivo

Il grave problema energetico

Le ripercussioni pratiche di questa truffa sui dati colpiscono direttamente le tasche dei cittadini e la competitività produttiva nipponica. Il Giappone è un Paese industriale quasi del tutto privo di idrocarburi nel proprio sottosuolo.

Con le tensioni internazionali che incendiano le rotte del petrolio e del gas, il governo del primo ministro Sanae Takaichi punta a riaccendere i reattori per abbattere i costi delle bollette e centrare i tagli alle emissioni. Su 54 reattori commerciali, solo 11 sono attualmente attivi, mentre 20 restano spenti e più di 20 sono destinati allo smantellamento.

Chubu Electric alimenta la prefettura di Aichi e la regione centrale, ovvero il cuore pulsante dell’industria manifatturiera giapponese, sede di colossi mondiali dell’auto come Toyota. Senza i reattori di Hamaoka, l’azienda dovrà continuare a importare ingenti volumi di gas naturale liquefatto (GNL) e carbone dall’estero. Le conseguenze sono immediate:

  • Costi energetici persistentemente alti per piccole aziende e famiglie.
  • Deterioramento della bilancia commerciale giapponese, con continue uscite di capitali per comprare combustibili fossili.
  • Decine di miliardi di yen spesi in oltre dieci anni di perizie tecniche e interventi di adeguamento completamente azzerati.

Nello stesso tempo un incidente nucleare a seguito di un terremoto sarebbe un disastro ecologico ed economico ancora superiore a qualsiasi prezzo di gas e carbone, perfino con i prezzi attuali.

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