Economia
Zes unica e struttura commissariale sisma 2016, due modelli di gestione, per lo sviluppo economico del paese

Gli ultimi dati confermano quella che appare ormai come una tendenza consolidata: negli ultimi tre anni, Il Sud Italia è tronato a crescere ed anzi lo fa in maniera anche maggiore che il resto del paese. Le motivazioni sono legate soprattutto a due fattori, gli investimenti effettuati grazie ai fondi del Pnrr, e la grande efficacia che ha dimostrato avere sui processi burocratici ed amministrativi locali, la misura della Zes unica, fortemente voluta dall’ex ministro per gli affari europei Raffaele Fitto, ora vicepresidente esecutivo della Ue.
Un modello creato e pensato proprio per dotare tutti i processi attuativi e autorizzativi di maggiore flessibilità e semplificazione, elementi che come era facilmente immaginabile, sono stati il vero volano per la crescita. La creazione della struttura di missione, guidata abilmente dall’avvocato Giosy Romano (non a caso ora promosso a capo dipartimento sud) ha permesso di gestire in piena autonomia tutte le procedure e il contatto diretto con il tessuto economico del territorio.
Questi strumenti hanno già dimostrato la loro efficacia nel Sud Italia. I risultati parlano chiaro: 28 miliardi di investimenti generati e oltre 35.000 nuovi occupati. Ora si pensa ad allargare la misura a tutto il paese, e la nomina di Romano a capo del dipartimento sud, sarebbe la prima conferma della direzione a cui vuol puntare il governo. Forti dei risultati eccezionali riscontrati nelle otto regioni meridionali, per le quali era stata pensata la Zes unica, il governo a fine 2025 ha deciso di estenderla anche ai territori di Marche ed Umbria, territori che sono stati colpiti duramente dal terribile sisma del 2016 ( insieme al Lazio e all’Abruzzo). Ed ecco che proprio da qui la storia della Zes unica si intreccia con un’ altro modello di sviluppo e ricostruzione che sta dispiegando i suoi benefici effetti su una terra colpita duramente dal sisma del 2016. La struttura commissariale per la ricostruzione del sisma 2016, guidata da tre anni dal senatore Guido Castelli, che con grande abnegazione, si sta dedicando anima e corpo nell’enorme sforzo di restituire un volto a territori sfigurati dalle terribili scosse dell’estate di dieci anni fa.
I risultati anche in questo caso parlano di un grande impulso che il nuovo modello, inaugurato dalla gestione castelli, ha prodotto sull’ opera di ricostruzione. Sono stati superati i 5 miliardi di euro di fondi per la ricostruzione, con un forte impulso al rialzo negli ultimi due anni. Opere che sono anche il frutto di alta ingegneria e innovazione, come l’acquedotto in costruzione tra Marche e Lazio, il primo in Europa, costruito con la nuova tecnica TMB (Tunnel Boring Machine) della galleria di Grisciano (4,2 km). Un opera strategica per la comunità locale ma anche un esempio di ottimo connubio, tra tecnologi, ingegneria e metodo di lavoro. Domenica scorsa, invece, è stato riaperto il Palazzo comunale di Norcia, restaurato e rafforzato grazie all’innovativo sistema di isolatori termici, che lo rendono più stabile in caso di nuove scosse telluriche. Ma le inaugurazioni di nuove opere sono all’ordine del giorno.
Ma anche in questo caso, si tratta di un nuovo modello di sviluppo, basato sull’integrazione tra riparazione fisica e rilancio socio-economico, puntando su semplificazioni procedurali e digitalizzazione. Il “Decreto Ricostruzione” e le ordinanze commissariali (come la n. 107/2020 e n. 100/2020) costituiscono la base normativa per accelerare i lavori e ridurre la burocrazia. Dal cratere il modello appennino centrale, è l’approccio scelto dalla struttura per la ricostruzione del sisma, che non a caso ha avuto proprio sotto la gestione di Castelli un importante impulso sia dal punto di vista dei fondi spesi e sia dal punto di vista della restituzione di porzioni di territorio alla propria gente, che ha fatto l’importante scelta di restare o di ritornare dopo la fuga post sisma. Guido Castelli ha promosso di recente lo slogan,, la “restanza” come strategia fondamentale per il ripopolamento dell’Appennino centrale. Non solo ricostruzione fisica, ma un “atto d’amore” e impegno sociale per dare futuro ai giovani e fiducia alle comunità locali, combattendo lo spopolamento attraverso servizi e opportunità economiche.
Così come la Zes ha come obiettivo di attrarre investimenti nelle zone meridionali così il nuovo approccio della struttura commissariale per il sisma ha quello di trasformare il “cratere” in un’area in grado di attrarre nuovi residenti e turismo, combattendo lo spopolamento attraverso il concetto di “restanza” e neo-popolamento. Insomma due modelli, quelli della Zes unica e della ricostruzione sisma 2016 che coniugano, efficienza, semplificazioni e rapporto diretto con i territori, che si sono mostrati vincenti e che possono diventare un modello per lo sviluppo di tutto il paese









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