Economia
Zes unica come estenderla tutta Italia, come vuole fare il governo

La Zes Unica è un caso di successo di sviluppo dell’economia di territori in difficoltà, nata per ridare spinta alla crescita del Mezzogiorno e poi trasformatasi in vero volano di sviluppo. Uno studio dell’Osservatorio conti pubblici italiani di Alessandro Valfrè e Gilberto Turati si traccia un quadro interessante dello strumento e i suoi possibili sviluppi futuri, a partire dalla sua estensione a tutto il territorio nazionale, almeno per la parte relativa alle semplificazioni amministrative e burocratiche, a costo zero per il bilancio pubblico.
Il disegno di Legge di bilancio per il 2026, approvato dal Governo e ora all’esame delle Camere, dedica ampio spazio alla Zona Economica Speciale (ZES) Unica, che da gennaio 2024 sostituisce le precedenti ZES territoriali. La legge prolunga la ZES Unica da fine 2025 a fine 2028, stanziando 2,3 miliardi di euro per il 2026 (dopo 2,2 miliardi nel 2025), 1 miliardo per il 2027 e 750 milioni per il 2028. A queste risorse, si aggiunge: un fondo per specifici investimenti in beni strumentali (300 milioni tra 2026 e 2028); circa 800 milioni tra 2026 e 2028, per rifinanziare l’esonero parziale dal versamento dei contributi previdenziali da parte del datore di lavoro; una decontribuzione parziale per i giovani (54 milioni per il 2026, 400 per il 2027 e 271 milioni per il 2028); e incentivi per l’assunzione di donne disoccupate con almeno 3 figli, con fondi per 238 milioni di euro tra il 2026 e il 2035.
La Zona Economica Speciale Unica per il Mezzogiorno è entrata in vigore il 1° gennaio 2024, accorpando le otto ZES regionali preesistenti in un unico strumento capace di coprire tutti i comuni delle regioni meridionali. L’obiettivo era semplice quanto ambizioso: abbattere la burocrazia, accelerare le autorizzazioni e attrarre investimenti privati nelle aree storicamente più svantaggiate del Paese.
Il modello si regge su tre pilastri: un credito d’imposta sugli investimenti, un’autorizzazione unica con tempi medi di approvazione di 30 giorni e uno Sportello Unico Digitale Nazionale che concentra in un solo punto tutte le pratiche amministrative. Il merito della misura si deve alla lungimiranza dell’ex ministro degli affari europei, Raffaele Fitto, che ironia della sorte all’inizio fu molto criticato per la scelta operata. Dopo qualche mese di naturale rodaggio, Fitto decise di affidare la struttura di missione creata ad hoc, all’avvocato campano Giosy Romano, e il cambio di passo è stato immediato, con risultati che hanno sorpreso anche i più ottimisti. Il sud Italia, proprio grazie alle semplificazioni della Zes è riuscito a registrare tassi di crescita superiori al resto del paese.
Il 9 aprile 2026, durante l’informativa alle Camere sull’azione del Governo, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha annunciato l’intenzione di estendere i meccanismi della ZES Unica all’intero territorio italiano. «Semplificare, ridurre la burocrazia, ridurre i tempi delle autorizzazioni — ha dichiarato Meloni — significa rendere la vita più facile a chi vuole investire. È un passo avanti che non deve conoscere restrizioni territoriali».
La ZES Unica Nazionale rappresenterebbe il passaggio definitivo da uno strumento place-based pensato per recuperare il ritardo del Sud a un modello strutturale di competitività per tutto il Paese. Un passaggio già anticipato dall’estensione dello strumento a Umbria e Marche, avvenuta nel corso del 2025.
La nomina proprio di Giosy Romano a capo del dipartimento Sud, creato a dicembre, è un chiaro segnale di come per il governo voglia procedere spedito su questa proposta. . La decisione, infatti, viene chiaramente presentata come un atto di continuità rispetto al lavoro svolto negli ultimi anni, durante i quali Romano ha ricoperto il ruolo di coordinatore della Struttura ZES.
La nomina di Romano viene quindi collocata in un quadro di continuità operativa, con l’intento di mantenere un riferimento amministrativo già coinvolto nei processi di gestione delle ZES e nelle attività di supporto agli investimenti nel Mezzogiorno. La nuova struttura sarà inoltre il braccio operativo delle politiche per il Sud affidate al coordinamento del sottosegretario Sbarra.
Secondo la comunicazione istituzionale, il Dipartimento dovrà occuparsi di garantire stabilità amministrativa, monitoraggio delle misure territoriali, raccordo con le amministrazioni centrali e regionali e gestione delle iniziative strategiche legate allo sviluppo del Mezzogiorno. La scelta di affidare la guida a Romano viene motivata con la sua esperienza maturata nella gestione della ZES unica e con la necessità di assicurare una transizione ordinata verso il nuovo assetto organizzativo.
Gli uffici tecnici di Palazzo Chigi stanno lavorando soprattutto alla componente di semplificazione procedurale: conferenza dei servizi accelerata, autorizzazione unica, sportello digitale. Questi strumenti, a differenza del credito d’imposta, non sono vincolati dalle norme UE sugli aiuti di Stato e possono essere applicati a tutta Italia senza modifiche legislative straordinarie.
Se il modello venisse esteso, ogni impresa italiana — a prescindere dalla regione di appartenenza — potrebbe beneficiare di: Iter autorizzativo in 30 giorni tramite conferenza dei servizi unificata, con un unico soggetto coordinatore. Sportello Unico Digitale per gestire in un solo accesso VIA, permessi edilizi, concessioni e contributi. Credito d’imposta sugli investimenti in beni strumentali, materiali e immateriali, con aliquote differenziate per dimensione d’impresa e territorio. Una vera rivoluzione più volte auspicata anche dal presidente di confindustria Emanuele Orsini, che potrebbe finalmente dare quella necessaria spinta allo sviluppo del paese.









You must be logged in to post a comment Login