Economia
ZES unica, 9,8 miliardi di investimenti autorizzati: il Sud torna nella partita industriale

Il dato più aggiornato arriva da Reggio Calabria e dà una dimensione concreta alla scommessa della ZES unica: dal 1° gennaio 2024 al 15 settembre 2026 sono state rilasciate 1.529 autorizzazioni uniche, associate a 9,8 miliardi di euro di investimenti privati. A richiamarlo, il 6 ottobre, è stato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega al Sud, Luigi Sbarra, durante un confronto sul sistema portuale dello Stretto. Sono investimenti collegati ai progetti autorizzati: il dato misura la consistenza delle iniziative che hanno superato il passaggio amministrativo, senza certificare che tutti gli impianti siano già realizzati.
È comunque un indicatore significativo per una politica che punta a intervenire su due ostacoli storici all’attività delle imprese: il costo dell’investimento e l’incertezza dei procedimenti. La scelta del governo Meloni è stata quella di riunire le precedenti Zone economiche speciali in un sistema operativo dal gennaio 2024, affiancando agli incentivi fiscali un percorso amministrativo dedicato. Il senso economico della riforma sta proprio nell’incontro fra questi strumenti: un’agevolazione diventa più utile se l’impresa riesce anche a ottenere i titoli necessari per aprire o ampliare uno stabilimento.
Per un imprenditore, sapere quando potrà partire un cantiere conta quanto conoscere il sostegno pubblico disponibile. Tempi difficili da prevedere complicano i finanziamenti, gli ordini dei macchinari e gli accordi con i clienti. Lo Sportello unico digitale ZES offre un’interfaccia unitaria per presentare le istanze, mentre l’autorizzazione unica concentra il procedimento previsto dalla normativa. La semplificazione acquista così un valore industriale: rende più praticabile una decisione di investimento.
Il secondo elemento di attualità è l’orizzonte pluriennale del credito d’imposta. La legge di bilancio 2026 ha prorogato il sostegno fino al 2028, prevedendo stanziamenti di 2,3 miliardi per il 2026, un miliardo per il 2027 e 750 milioni per il 2028. Complessivamente, sono 4,05 miliardi nel triennio. Per le aziende significa poter inserire l’incentivo in una programmazione più lunga, compatibile con investimenti che richiedono progettazione, finanziamenti e tempi di consegna.
La misura riguarda, alle condizioni previste, nuovi macchinari, impianti e attrezzature, oltre a terreni e immobili strumentali inseriti nei progetti di investimento. È quindi uno strumento rivolto alla capacità produttiva: può accompagnare l’ammodernamento di un’azienda già presente o un nuovo insediamento. La proroga offre una prospettiva importante, pur lasciando centrale la questione delle risorse disponibili rispetto alla domanda delle imprese.
Anche la geografia della ZES è cambiata. Con la legge del 18 novembre 2025 il perimetro è stato esteso a Marche e Umbria, aggiungendole alle otto regioni originarie. L’allargamento mette in relazione il Mezzogiorno con territori del Centro caratterizzati da una presenza manifatturiera diffusa e da filiere che attraversano i confini regionali. Occorre distinguere il perimetro generale della ZES dall’accesso al credito d’imposta, che resta legato alle aree ammissibili e alla disciplina degli aiuti.
La prospettiva più interessante è quella delle connessioni produttive. Un investimento nel Sud può generare commesse per fornitori di altre regioni, rafforzare una filiera nazionale e aumentare le possibilità di esportazione. In questa lettura, la ZES assume un rilievo che supera la politica territoriale: contribuisce a rendere più conveniente produrre in Italia, utilizzando risorse e competenze che il Paese non può permettersi di lasciare ai margini.
Il confronto di Reggio Calabria ha riportato al centro proprio il rapporto fra investimenti e infrastrutture. Sbarra ha indicato nel sistema portuale dello Stretto una struttura strategica per la Calabria e il Mediterraneo, collegando l’azione del governo a investimenti, semplificazione, ZES e politiche di coesione. Il ragionamento ha una conseguenza concreta: la posizione geografica diventa un vantaggio economico quando un porto è collegato alle aree produttive e permette alle merci di raggiungere rapidamente i mercati.
La ZES può favorire l’insediamento delle imprese; strade, ferrovie, reti energetiche e servizi devono sostenerne l’attività. Un nuovo stabilimento ha bisogno di collegamenti affidabili, personale qualificato e forniture competitive. È nel coordinamento fra queste condizioni che l’incentivo può produrre effetti duraturi, attirando altre attività e consolidando quelle esistenti.
La Puglia offre un esempio della dimensione raggiunta dai progetti. Il Check-up Mezzogiorno di Confindustria e SRM, ripreso dalla Regione, rilevava a giugno 2026 415 autorizzazioni uniche, corrispondenti a 2,81 miliardi di investimenti e a ricadute occupazionali stimate in 7.702 unità. La distinzione conta: si tratta dell’occupazione prevista dalle iniziative, da verificare durante la loro realizzazione. Ma il volume mostra quanto lo strumento sia entrato nelle decisioni delle imprese.
Per il governo, il valore politico della ZES sta nell’aver individuato una risposta riconoscibile a problemi concreti. Incentivi agli investimenti e procedimenti coordinati possono incidere sulla convenienza di aprire un’attività, ampliarla o mantenerla sul territorio. I numeri delle autorizzazioni offrono una base sulla quale proseguire; il lavoro amministrativo deve ora accompagnare la fase dei cantieri e dell’entrata in produzione.
È questa la partita che si apre nell’autunno 2026. La proroga del credito d’imposta, l’estensione territoriale e il volume dei progetti autorizzati danno alla ZES unica una consistenza che merita attenzione. Consolidarla significa assicurare continuità alle imprese e collegare gli investimenti alle infrastrutture. Il Sud dispone di porti, filiere e competenze con cui rafforzare l’economia nazionale: la ZES offre uno strumento per metterli al lavoro, dentro una strategia industriale che può restituire al Mezzogiorno un ruolo centrale nel Mediterraneo. Sono tutte sfide che attendono Giosy Romano, a capo del dipartimento Sud, che può avere un ruolo centrale nella lunga campagna elettorale che si è di fatto già aperta. perchè la Zes unica può diventare il grimaldello per conquistare quei voti al Sud, che come indicato da quasi tutti i sondaggisti, potrebbe essere determinante per il voto il prossimo anno.







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