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Washington accusa un colosso cinese finanzia l’Iran con il petrolio ombra: La rete segreta che sfida le sanzioni USA
Fattura più di Tesla e compra petrolio iraniano con sconti del 25%: la mossa del colosso cinese Hengli che beffa le sanzioni USA e finanzia Teheran con 30 miliardi di dollari.

Mentre Washington moltiplica i blocchi marittimi per strangolare finanziariamente Teheran, miliardi di dollari continuano a scorrere indisturbati verso la Repubblica Islamica. Al centro di questo colossale fiume di greggio c’è un gigante industriale privato cinese che in Occidente nessuno conosce, ma che registra oltre 100 miliardi di dollari di ricavi all’anno: più di colossi come Tesla o Boeing.
Si chiama Hengli Group ed è finito nel mirino del Tesoro statunitense con l’accusa di importare massicce quantità di greggio iraniano sanzionato. Una partita a scacchi geopolitica che assicura a Teheran la sopravvivenza economica e garantisce alla manifattura cinese energia a prezzi di saldo.
Dalla seta ai colossi petrolchimici
La storia di Hengli sembra uscita da un manuale di rapida ascesa industriale. Fondata da Chen Jianhua — ex operaio tessile che lasciò la scuola a 13 anni, oggi accreditato da Forbes di un patrimonio da 20 miliardi di dollari — l’azienda è nata gestendo una modesta fabbrica tessile sull’orlo del fallimento.
Per non dipendere dalle forniture estere di acido tereftalico purificato (PTA), ingrediente base del poliestere, Chen e la moglie Fan Hongwei hanno deciso di produrlo in proprio. La scelta ha portato alla costruzione di una raffineria monumentale sull’isola di Changxing, nel nord-est della Cina, estesa su oltre 6 chilometri quadrati e sostenuta apertamente dai vertici del governo di Pechino. Oggi il gruppo dà lavoro a oltre 300.000 persone e rappresenta il terzo gruppo privato dell’intero Paese.
Il banchetto del greggio scontato
Nel 2015 Pechino ha allentato i vincoli per le raffinerie indipendenti, note nel settore come teapot. Quando nel 2018 gli Stati Uniti hanno inasprito le sanzioni contro l’Iran, queste strutture hanno colto al volo l’opportunità commerciale.
I numeri e le dinamiche del fenomeno descrivono un quadro chiarissimo:
- Sconti aggressivi: il greggio iraniano e russo viene venduto con ribassi fino al 25% rispetto ai corsi ufficiali di mercato.
- Margini operativi: le raffinerie cinesi, gravate da forti debiti di impianto, risanano i bilanci abbattendo i costi di approvvigionamento.
- Polmone per Teheran: gli acquisti cinesi hanno superato i 30 miliardi di dollari in un anno, assorbendo la quasi totalità dell’export iraniano.
A differenza dei campioni di Stato cinesi come Sinopec, le raffinerie indipendenti operano fuori dai circuiti finanziari in dollari. Il rischio di ritorsioni americane risulta quindi trascurabile rispetto ai vantaggi economici immediati.
I trucchi della flotta ombra
Per trasportare il petrolio eludendo la sorveglianza satellitare e navale occidentale, gli intermediari utilizzano una complessa rete marittima clandestina.
| Fase | Operazione sul campo | Obiettivo pratico |
| 1. Carico iniziale | Prelievo presso i terminal dell’isola di Kharg in Iran | Ritiro della materia prima |
| 2. Trasbordo STS | Passaggio nave-a-nave nello Stretto di Malacca | Mascherare la provenienza originaria |
| 3. Blackout AIS | Spegnimento dei transponder di posizione vicino alla costa | Rendere invisibile l’accosto al porto |
| 4. Scarico rapido | Variazione drastica del pescaggio dello scafo | Consegna alla raffineria e fuga |
Il caso della petroliera Seeker 8 documenta il metodo. Dopo aver ricevuto due milioni di barili tramite trasbordo marittimo, a fine gennaio la nave è giunta nei pressi del terminal di Hengli a Changxing, spegnendo i segnali di bordo per oltre tre giorni.
Alla riattivazione del segnale, l’imbarcazione galleggiava con un pescaggio ridotto di circa 30 piedi (quasi 10 metri), segno evidente dello scarico completato. Pochi mesi dopo, la nave ha iniziato a trasmettere con il nome fittizio Ruby, assumendo l’identità di una petroliera demolita anni prima.
Sanzioni inefficaci ed espansione navale
Le sanzioni varate dal Dipartimento del Tesoro USA colpiscono il ramo raffinazione, ma lasciano intatta la forza propulsiva della capogruppo.
Nel 2022 Hengli ha acquisito un cantiere navale a Dalian per 300 milioni di dollari, trasformandolo nel secondo costruttore navale cinese. A poche settimane dai provvedimenti punitivi americani, la divisione cantieristica ha siglato accordi per oltre 2 miliardi di dollari con armatori europei per la costruzione di nuove petroliere, portando il portafoglio ordini a 25 miliardi garantiti fino al 2030.
Pechino ha confermato alle proprie industrie di ignorare le sanzioni unilaterali occidentali. Di fronte alla convenienza economica e alla fame di materie prime, i blocchi commerciali continuano a scontrarsi con la dura realtà dei mercati asiatici.







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