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Volkswagen e la débâcle dell’elettrico negli USA: in fumo mezzo miliardo senza i sussidi di Stato

Senza i sussidi statali crollano le vendite del SUV ID.4 (-95%). Wolfsburg costretta a chiudere la produzione a Chattanooga e svalutare l’investimento.

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La transizione ecologica a trazione statale, quando finiscono i soldi pubblici, presenta il conto. E nel caso di Volkswagen, è un conto particolarmente salato. La casa di Wolfsburg ha deciso di staccare la spina alla produzione del suo SUV elettrico ID.4 nello stabilimento americano di Chattanooga, in Tennessee. Un ritiro strategico che comporterà una svalutazione pesantissima, stimata dagli analisti tra il 60% e il 75% dell’investimento originario di 800 milioni di dollari.

Tradotto per i non addetti ai lavori: Volkswagen si prepara a iscrivere a bilancio una perdita secca tra i 480 e i 600 milioni di dollari (circa 450-550 milioni di euro) già nel primo trimestre del 2026. La notizia, anticipata dagli esperti di Bernstein, non è un semplice rumor speculativo, ma è stata mestamente confermata dagli stessi portavoce dell’azienda all’agenzia Reuters.

I numeri del naufragio americano Per comprendere la portata di questo disastro industriale e le sue ricadute economiche, bisogna guardare le cifre reali, quelle che i mercati non perdonano:

  • L’investimento bruciato: Nel 2022, in piena euforia green, l’azienda aveva adattato l’impianto del Tennessee alla piattaforma elettrica MEB. Meno di quattro anni dopo, la produzione è diventata antieconomica. Solitamente questo genere di impianti dura almeno il doppio, se non di più.
  • Le vendite colate a picco: Nel primo trimestre del 2026, Volkswagen ha venduto la miseria di 338 unità di ID.4 negli Stati Uniti. Un crollo verticale del 95,6% su base annua. Le vendite di auto elettriche sono in calo negli USA.
  • Il paradosso sui conti: Ironia della sorte, gli analisti notano che, esclusa la maxi-svalutazione iniziale, i margini operativi del gruppo tedesco miglioreranno per il semplice fatto di non dover più produrre e tentare di vendere un veicolo in pesante perdita. Questo spiega molto bene

La dura legge del mercato (e dei sussidi)

Cosa ha innescato questo collasso improvviso della domanda? La risposta è da manuale di economia: la fine degli incentivi. Fino allo scorso autunno, il governo federale americano garantiva un sostanzioso credito d’imposta di 7.500 dollari per l’acquisto di veicoli elettrici. Tolto il sussidio statale, l’attrattiva dell’ID.4 è semplicemente svanita nel nulla.

Questa  è la dimostrazione plastica di come una domanda aggregata “drogata” dall’intervento pubblico non possa sostenere un’offerta strutturale nel lungo periodo, specie se il prodotto non incontra le reali necessità dei consumatori. Quando lo Stato smette di fare da stimolo, a spese della collettività, gli investimenti industriali azzardati si trasformano repentinamente in sunk costs, costi irrecuperabili che affossano i bilanci e distruggono valore azionario. Questo passo falso non è un evento isolato, ma il sintomo di una malattia più ampia che affligge diverse case automobilistiche europee, strette tra la competizione asiatica e una transizione ecologica imposta dall’alto.

Il futuro: magazzini pieni e incertezze

Nonostante l’interruzione della produzione ad aprile, le linee del Tennessee non si fermeranno del tutto, ma continueranno ad assemblare il SUV endotermico Atlas, che incontra ancora il favore del pubblico. I modelli ID.4 del 2026 rimarranno invece a prendere polvere nei piazzali dei concessionari americani, con scorte che, ai ritmi attuali, potrebbero durare fino al 2027. Anche perché, essendo usciti di produzione, questi modelli si saranno automaticamente svalutati nei concessionari, senza aver percorso neanche un km.

Per il futuro, Wolfsburg spera nell’arrivo di un nuovo modello per il Nord America, presumibilmente legato alla nuova piattaforma MEB+ (il futuro ID. Tiguan). Resta da capire se la dirigenza avrà il coraggio di produrlo ancora sul suolo statunitense o se tornerà a più miti consigli di importazione e se, soprattutto, ne saranno venduti negli USA. Nel frattempo, si paga il conto di una pianificazione che ha scambiato le agende politiche per solide analisi di mercato.

L’autore Fabio Lugano è laureato con il massimo dei voti alla Bocconi , è un esperto di mercati, criptovalute e intelligenza artificiale. In passato è stato consulente al Parlamento Europeo e al Ministero per gli Affari Europei. Oggi aiuta le aziende a creare piani di sviluppo per l’innovazione tecnologica e per l’energia. Linkedin a questo link

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