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Voli low cost addio: il petrolio a 110 dollari travolge Ryanair, rincari fino al 20% in arrivo

Il barile di greggio oltre i 110 dollari manda in crisi le compagnie aeree: Ryanair taglia le stime e annuncia rincari record, mettendo a rischio il turismo popolare.

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Preparatevi a cambiare le abitudini per le vacanze: viaggiare in aereo per l’Europa rischia di tornare a essere un privilegio per pochi. L’allargamento del conflitto in Medio Oriente ha fatto schizzare il greggio Brent oltre i 110 dollari al barile, scatenando una fiammata energetica che sta per mandare in frantumi il modello dei biglietti a prezzi stracciati.

A lanciare l’allarme non è un osservatore qualunque, ma Michael O’Leary, l’amministratore delegato di Ryanair. Il capo della principale compagnia aerea a basso costo europea ha annunciato che entro il 2027 le tariffe potrebbero salire fino al 20%. Si tratterebbe del rincaro più pesante nella storia dell’aviazione civile del continente.

La situazione per le compagnie aeree è drammatica. Il caburante avio per gli aerei costa troppo e perfino un aumento del 20% sui biglietti non basterà a coprire i costi. Molti vettori, infatti, non hanno comprato il carburante in anticipo per proteggersi dai prezzi alti, quindi dovranno comprare a prezzi di mercato con valori altissimi. La stessa Ryanair si trova scoperta per l’85% rispetto alle oscillazioni del mercato petrolifero, e il conto economico ha già presentato la fattura: nel primo trimestre 2027 l’utile netto della compagnia irlandese è crollato del 34%, scendendo a 538 milioni di euro.

I numeri fotografano una crisi di sistema:

  • Prezzo del petrolio Brent: oltre 110 dollari al barile (massimo da cinque mesi).
  • Stima rincaro biglietti: fino al +20% entro i prossimi dodici mesi.
  • Esposizione di Ryanair al carburante non protetto: 85%.
  • Taglio delle rotte: riduzione dei posti a sedere per tagliare le spese vive.

Le conseguenze pratiche sull’economia reale saranno pesanti. Quando una compagnia low cost alza i prezzi, il meccanismo si inceppa: se il biglietto raddoppia, le famiglie normali rinunciano al viaggio. Meno passeggeri significa meno aerei in volo, meno arrivi nelle città turistiche e un colpo durissimo per tutto l’indotto, da chi gestisce un albergo a chi lavora nella ristorazione. La vacanza di massa, pilastro dei consumi europei, rischia una brusca frenata.

Questa tempesta sta inoltre spazzando via le compagnie più fragili, spingendo il settore verso fusioni forzate:

Compagnia AereaSituazione attualeOperazione in corso
VoloteaDifficoltà finanziarieRistrutturazione del debito
Air BalticPressione sui costi operativiRiorganizzazione aziendale
TAP Air PortugalVendita quote stataliAcquisizione da parte di Lufthansa
EasyJetVulnerabilità di mercatoPossibile offerta di acquisto del fondo Apollo

Ironia della sorte: mentre a Bruxelles si dibatte di tasse ambientali e trasporti a impatto zero, vedremo sicuramente calare l’impatto sul CO2 del trasporto aereo, semplicemente perché ci saranno molti meno voli, sia per un calo sul lato della domanda, sia per uno sul lato dell’offerta Se il barile resta a questi livelli, le compagnie dovranno tagliare i collegamenti meno redditizi e i cittadini europei riscopriranno quanto sia difficile muoversi quando il portafoglio si svuota. Un altro caso in cui la Commissione non è stata in grado di tutelare il benessere minimo dei cittadini.

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