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Vertice Ue, la beffa dell’ETS2: nessuna tregua sui carburanti e la stangata sulle famiglie è servita
Il Consiglio europeo respinge il rinvio dell’ETS2 chiesto dall’Italia: dal 2028 scattano i rincari su benzina, gasolio e riscaldamento. A Bruxelles vince l’ideologia green e il conto salato finisce direttamente sulle tasche delle famiglie.

La montagna di Bruxelles ha partorito il solito, rassicurante topolino burocratico, almeno nel campo energetico. Chi sperava che l’ultimo Consiglio europeo portasse un briciolo di buonsenso sui costi energetici dovrà ricredersi in fretta.
L’Italia, affiancata da Repubblica Ceca e dai Paesi di Visegrad, si era presentata al vertice con una richiesta chiara e di pura sopravvivenza economica: congelare o rinviare l’entrata in vigore del sistema ETS2.
La risposta dei partner comunitari e della Commissione è stata un capolavoro di diplomazia di palazzo: nessun rinvio, calendario confermato al 2028 e la generosa concessione di una semplice “valutazione d’impatto aggiornata”. In sostanza, un rinvio della discussione mentre la macchina dei rincari continua la sua corsa senza ostacoli.
Cos’è l’ETS2 e perché svuoterà i portafogli
Il sistema ETS tradizionale si applicava finora ai grandi impianti industriali e ai produttori di elettricità. L’ETS2 cambia le regole del gioco ed entra direttamente nella vita quotidiana dei cittadini.
Dal 2028, infatti, il mercato delle quote di carbonio colpirà i combustibili per il riscaldamento domestico e la benzina e il gasolio per i trasporti.
Chi pensava che la tassa sulla CO2 riguardasse solo le ciminiere delle acciaierie scoprirà presto la realtà allo scontrino del benzinaio o sulla bolletta del gas di casa. I distributori di carburante e i fornitori di metano dovranno comprare queste quote sul mercato e, com’è ovvio in qualsiasi economia di mercato, scaricheranno per intero il costo sui consumatori finali. Tutti questi soldi finiranno a finanziare la Commissione Europea, e questo speiga l’attaccamento alle politiche ambientaliste.
| Ambito interessato | Meccanismo ETS2 | Impatto stimato sui consumatori |
| Carburanti auto (diesel/benzina) | Quota CO2 aggiunta al distributore | Da +0,10 a +0,15 € al litro alla pompa |
| Riscaldamento domestico (gas) | Acquisto quote da parte dei fornitori | Rincaro diretto in bolletta fino a centinaia di euro l’anno |
| Spesa energetica annua per famiglia | Effetto combinato riscaldamento e mobilità | Stimata tra 200 e oltre 500 euro in più l’anno |
| Trasporto merci su gomma | Rincaro gasolio logistica | Aumento a cascata sui prezzi dei beni al consumo |
La vittoria di Pirro del vertice di Bruxelles
Il comunicato finale del Consiglio Ue parla di voler “garantire un mercato del carbonio ben funzionante, trasparente e prevedibile” e di “attenuare l’impatto sui prezzi dell’energia elettrica”.
Belle parole che nascondono una resa politica. La concessione strappata da Roma e Praga – chiedere a Bruxelles di valutare gli impatti e le misure di salvaguardia – è poco più di una foglia di fico.
La Commissione europea ha dimostrato innumerevoli volte di essere sorda alle esigenze dell’economia reale quando c’è di mezzo l’ortodossia verde, che poi conicide con i fondi propri, cioè con le tasse che può imporre. Affidare la valutazione a quegli stessi uffici che hanno concepito la norma equivale a chiedere all’oste se il vino è buono. La conferma del sistema al 2028 è data per scontata negli ambienti comunitari.
Un colpo mortale alla domanda interna
Le conseguenze economiche di questa rigidità sono pesanti. In un continente già fiaccato da una crescita asfittica e da prezzi energetici nettamente superiori a quelli di Stati Uniti e Asia, aggiungere una nuova tassa sui consumi primari significa deprimere ulteriormente la domanda interna.
Se una famiglia deve spendere centinaia di euro in più ogni anno solo per andare al lavoro in auto e riscaldare l’appartamento d’inverno, quei soldi non andranno ad alimentare i consumi, il commercio o i servizi locali.
Inoltre, in un Paese come l’Italia dove la stragrande maggioranza delle merci viaggia su gomma, il rincaro del gasolio si tradurrà istantaneamente in una nuova fiammata inflazionistica sugli scaffali dei supermercati. Pagheremo di più persino la pasta e la verdura a causa dei permessi di emissione.
L’ideologia contro la realtà industriale
L’Europa continua a muoversi come se la transizione ecologica potesse avvenire per decreto legge e per via punitiva, tassando i cittadini senza offrire alternative pratiche a costi accessibili.
Le imprese manifatturiere europee rischiano di soccombere sotto il peso congiunto di un’energia carissima e di costi burocratici insostenibili, mentre i concorrenti globali continuano a produrre a costi dimezzati.
L’Italia ha provato a suonare la sveglia, ma a Bruxelles si preferisce ignorare l’allarme. L’ETS2 arriverà puntuale, e a pagare il conto di questo fanatismo non saranno i tecnocrati europei, ma le famiglie ordinarie. Bisogna dire che nessun Paese ha il coraggio di mettere la commissione di fronte alle proprie responsabilità







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