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USA, il PIL corre al 3,4% ma la Federal Reserve prepara la stangata sui tassi: l’Europa resta a guardare

Il PIL USA vola al 3,4% trascinato dai consumi e dall’intelligenza artificiale, ma il boom nasconde il collasso dei mutui e prepara un nuovo rialzo dei tassi Fed.

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Un’accelerazione improvvisa che spiazza i mercati, ma che rischia di trasformarsi in una trappola monetaria per milioni di famiglie indebitate.

Nel terzo trimestre del 2026 il Prodotto Interno Lordo degli Stati Uniti è cresciuto a un tasso annualizzato del 3,4%, superando nettamente il 2,2% del trimestre precedente e battendo le stime degli analisti (3,2%). Mentre l’Europa continua a trascinarsi tra stagnazione regolatoria e austerità autoinflitta, oltreoceano si registra un livello di vitalità e fiducia economica impensabile per le nostre cancellerie, a dispetto delle continue critiche rivolte all’amministrazione Trump.

PIL crescita mensile – Tradingeconomics

Crescita PIL annuale uSA, Tradingeconomics

A trainare l’espansione americana è stata la combinazione tra consumi interni granitici e una spinta massiccia degli investimenti privati, saliti a un clamoroso +19,4% rispetto al modesto 4,6% di primavera. L’esatto contrario di quello che succede in Europa.

Componente macroeconomicaQ2 2026Q3 2026
PIL annualizzato complessivo+2,2%+3,4%
Investimenti fissi privati+4,6%+19,4%
Beni strumentali (Equipment)+13,4%+20,9%
Consumi personali+3,8%+3,8%
Spesa pubblica federale-0,1%+5,3%
Investimenti residenziali+2,8%-3,3%

Il vero motore dell’ondata di investimenti ha un nome preciso: intelligenza artificiale. L’acquisto di macchinari e attrezzature informatiche è schizzato del 20,9%, sostenuto dalla costruzione forsennata di data center e server farm.

Tuttavia, l’euforia tecnologica nasconde un paradosso contabile: le aziende USA hanno dovuto importare valanghe di semiconduttori esteri, facendo esplodere le importazioni (+19,7%) a fronte di export in calo (-5,7%). Nel calcolo del PIL l’import si sottrae e si somma l’export, frenando un dato che altrimenti sarebbe stato ancora più alto. In questo momento la crescita USA sta trascinando altri paesi.

Bilancia commerciale USA

I consumi delle famiglie tengono il passo a +3,8%, sostenuti da beni (+3%) e soprattutto servizi sanitari e farmaci (+4,1%). Gli americani spendono anche con l’inflazione rinfocolata dalle tensioni geopolitiche internazionali divampate a fine febbraio.

A dare manforte al dato finale è intervenuto pure il governo federale (+5,3%), che ha monetizzato le riserve strategiche di greggio per calmierare i listini dei carburanti, mentre i magazzini privati hanno aggiunto 1,61 punti percentuali di scorte. Questa mossa è risultata in uno stimolo, anche se magari non voluto.

Le crepe nell’edificio economico statunitense, però, sono evidenti e saltano agli occhi:

  • Il settore residenziale crolla di nuovo a -3,3%, strozzato dai costi dei mutui.
  • Il deficit commerciale si allarga vistosamente a causa della dipendenza estera sulla componentistica. Questo è forse il punto più critico della crescita USA.
  • I prezzi al consumo non accennano a raffreddarsi.

Proprio questa esuberanza della spesa privata rischia di armare la mano della Federal Reserve. Con un’economia che viaggia sopra il potenziale e i consumi che non frenano, la banca centrale americana vede allontanarsi i tagli e avvicinarsi un nuovo ritocco al rialzo del costo del denaro subito dopo le elezioni di metà mandato. Una stretta che rafforzerà il dollaro e drenerà capitali dal resto del mondo, lasciando a bocca asciutta un’Eurozona sempre più asfittica.

 

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