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Usa e Iran vicini alla pace? Il “50/50” di Trump che può sbloccare Hormuz e l’economia mondiale
Usa e Iran a un passo da uno storico accordo per evitare l’escalation militare. Trump al bivio del “50/50”, mentre il mondo guarda alla riapertura dello Stretto di Hormuz e all’impatto sul prezzo del petrolio. Ma resta lo spettro del nucleare.

Gli Stati Uniti e l’Iran sembrano a un passo dalla firma di un memorandum d’intesa per mettere fine a un conflitto che, da quasi tre mesi, tiene col fiato sospeso i mercati globali. Secondo fonti vicine all’amministrazione Usa, le distanze si sono notevolmente accorciate e ora il dibattito si concentra sulle sfumature e sulle parole esatte del testo.
La decisione finale, ovviamente, spetta a Donald Trump. Il presidente americano non ha ancora sciolto le riserve e, con la sua consueta diplomazia senza filtri, ha definito le probabilità di un accordo un “solido 50/50”. L’alternativa, ha ricordato ai suoi collaboratori e alla stampa, è rinunciare ai negoziati e tornare a una forza militare devastante
Il balletto diplomatico
Nonostante l’ottimismo di facciata, la prudenza è un obbligo di rigore. Già in passato si era cantata vittoria troppo presto, per poi assistere a un nulla di fatto. Tuttavia, il pressing internazionale per chiudere la partita è ai massimi storici:
- I partner regionali: Trump ha telefonato ai leader di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Egitto, Turchia e Pakistan. Molti di loro lo hanno esortato a cogliere l’occasione e firmare.
- La mediazione del Pakistan: Il maresciallo Asim Munir ha fatto la spola con Teheran, definendo i progressi “incoraggianti”. È proprio da questi difficili incontri che è nata la bozza attualmente sulla scrivania di Washington.
- L’incognita Israele: Il premier Benjamin Netanyahu è in stretto contatto con Washington. Un’intesa con Teheran cambia inevitabilmente i pesi e le misure in tutto il Medio Oriente, e Tel Aviv osserva con enorme attenzione.
Per prendere la decisione definitiva, Trump ha richiamato d’urgenza a Washington i suoi uomini di massima fiducia: il vicepresidente JD Vance e il Segretario alla Difesa/Guerra Pete Hegseth, anche a fisicamente mostrare che comunque tutte le opzioni restano aperte. Comunque Trump ha comunicato sul social media Truth la propria fede in una rapida conclusione delle trattative
Le ricadute economiche: riapre il rubinetto di Hormuz
Da Teheran, il portavoce del ministero degli Esteri conferma che si è alle battute finali. L’accordo si baserebbe su un periodo di 30-60 giorni di trattative per definire i dettagli.
Da quello che trapela l’accordo prevede la riapertura dello Stretto di Hormuz e la rimozione del blocco navale americano sono puro ossigeno per il commercio marittimo internazionale. Inoltre, un accordo sbloccherebbe i fondi iraniani attualmente congelati all’estero. Parliamo di miliardi di dollari che tornerebbero a circolare nell’economia dell’Iran.
Ovviamente ci sarebbe anche la fine dei combattimenti attivi e degli attacchi su ogni fronte, compreso quello libanese, per cui Israele interromperebbe le azioni contro Hezbollah.
In un sistema economico globale già sottoposto a forti stress, la sicurezza delle rotte commerciali è uno dei pochi modi per raffreddare l’inflazione derivante dai costi di trasporto. Meno ostacoli logistici significano merci che viaggiano più in fretta e a costi inferiori.
I nodi irrisolti e il ruolo dell’Italia
Resta però sul tavolo un ostacolo gigantesco: l’uranio arricchito iraniano. Se il memorandum si limiterà a fermare le armi e a liberare i mari, il programma nucleare di Teheran rimarrà una questione spinosa che andrà per forza risolta nei mesi successivi. In caso contrario, le tensioni torneranno presto a farsi sentire. Ancora una volta questo armistizio non è ancora una pace e non lo sarà fino a quando questo punto non sarà risolto.
E l’Europa? Se l’accordo si farà e lo stretto di Hormuz tornerà a essere un crocevia sicuro per le petroliere, il pattugliamento di quelle acque diventerà fondamentale per mantenere la pace. Ricordiamo che l’Europa si è accordata per raccogliere una forza navale che prevede anche la partecipazione di cacciamine italiani con la scorta di una fregata e, probabilmente, una nave supporto. Questa si unirebbe a una squadra navale che comprende la portaerei francese Charles de Gaulle e il cacciatorpediniere britannico Dragon.
Ora non resta che aspettare per capire se il “50/50” penderà verso i trattati commerciali o verso l’uso della forza.








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