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Economia

Urso chiede più data center per la sicurezza dei dati italiani

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«Senza data center non c’è sovranità, né sviluppo dell’economia digitale». Nell’intervista a La Verità, il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso chiede di costruirne di più in Italia per mettere in sicurezza i dati e dare alle imprese la capacità di calcolo necessaria per innovare. Indica anche le condizioni a cui realizzarli, dal contenimento del consumo di suolo e acqua al ricorso alle fonti rinnovabili.

Il ragionamento di Urso riguarda anche chi quei centri li costruisce. Secondo il ministro, le imprese italiane producono una parte importante dei componenti e la domanda americana ha già contribuito alla crescita del nostro export verso gli Stati Uniti. È qui che si inserisce la scommessa sull’«intelligenza artificiale fisica». Urso riconosce il ritardo sull’IA generativa e vede spazio per una filiera italiana nella robotica avanzata e nell’IA applicata ai processi produttivi, dove il Paese può fare leva sulle competenze che ha già nell’automazione.

Gli attacchi informatici degli ultimi giorni aiutano a capire che cosa c’è in gioco. Il 7 novembre la società che realizza la galleria di base del Brennero ha confermato di aver subito un attacco informatico. Soggetti non autorizzati hanno avuto accesso a dati raggiungibili via Internet. L’azienda ha isolato i sistemi interessati e, secondo le prime verifiche, le attività operative sono proseguite. Pochi giorni prima, a Palazzo Chigi si era discusso degli attacchi ai sistemi di refrigerazione della filiera alimentare. Il governo ha riferito che in Italia l’impatto è stato limitato e che non sono emersi rischi per la salute.

Nella settimana tra il 31 ottobre e il 6 novembre il CERT-AGID ha rilevato 217 campagne malevole nel perimetro che monitora, 187 delle quali mirate a obiettivi italiani. In 98 casi si trattava di campagne di phishing che usavano come esca finte multe da pagare. Per la pubblica amministrazione e per le imprese, poter contare su più infrastrutture in Italia significa avere più opzioni su dove custodire i dati, chi può accedervi e come rimettere in funzione un servizio dopo un incidente. La sicurezza si decide anche nei contratti con i fornitori e nella gestione quotidiana. Contano le chiavi di cifratura, le copie di sicurezza isolate e testate e la possibilità di trasferire le operazioni su un secondo sito. Un centro dati ben progettato rende praticabili queste scelte. Il controllo effettivo dipende anche da chi lo gestisce e da quali regole si applicano ai dati.

Il governo ha già riconosciuto l’interesse strategico nazionale di due progetti, nell’area metropolitana di Milano e nel Sulcis Iglesiente, per circa 6,8 miliardi di euro di investimenti diretti previsti. Il Politecnico di Milano stima che tra il 2023 e il 2025 in Italia siano stati investiti 7,1 miliardi nei nuovi centri dati, comprese le apparecchiature informatiche.

Negli Stati Uniti, intanto, una parte dei democratici ha fatto della stretta sui grandi centri dati per l’IA una battaglia elettorale. Dopo le elezioni di metà mandato, il senatore indipendente Bernie Sanders ha rilanciato la richiesta di una moratoria nazionale. A marzo aveva già presentato una proposta federale con la deputata democratica Alexandria Ocasio-Cortez. La questione è arrivata anche nei singoli Stati. In Wisconsin il governatore democratico eletto David Crowley, inizialmente contrario a una moratoria, ha finito per sostenerla in campagna elettorale. Ora discute di obblighi di trasparenza sui consumi di acqua ed energia e di come evitare che il costo dei nuovi impianti ricada sulle bollette delle famiglie. La spinta arriva anche dalle urne locali. Secondo una ricognizione citata da Reuters, 40 delle 41 misure sottoposte al voto in dieci Stati puntavano a limitare la costruzione di nuovi centri dati.

Il dibattito americano pone una domanda anche all’Italia. Quanto costa alimentare i nuovi impianti, e chi paga per potenziare la rete? Prima di autorizzare un progetto, occorre conoscere anche i consumi d’acqua per il raffreddamento e l’impatto sul territorio. Sono condizioni su cui misurare la proposta di Urso, insieme alla capacità di questi impianti di garantire la continuità dei servizi e di permetterne il ripristino quando un attacco costringe a isolare parte dei sistemi.

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