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Università ritorna il numero chiuso alla statale di Milano di Davide Amerio

 

A quanto pare, dal prossimo anno, anche per i corsi delle facoltà Umanistiche dell’Università statale di Milano, è previsto l’inserimento del numero chiuso. Notizia passata inosservata ma rimarcata da Micromega On line con una articolo di Anna Angelucci.

A quanto sostiene la giornalista, l’operazione risponde a una precisa direttiva del MIUR che prevede un certo numero di rapporto tra studenti e docenti. Nulla a che fare con una miglioramento dell’offerta. Un mero calcolo contabile, come si addice da anni alle politiche sociali e culturali, sempre più considerate un “lusso” dal pensiero liberista dominante in campo economico. Questo indirizzo favorisce le scuole private che organizzano corsi per la preparazione degli studenti ai test di ingresso – sottolinea la Angelucci.

Goebbels affermava:”Quando sento parlare di cultura metto mano alla pistola”. Oggi non c’è bisogno della pistola, si usano armi molto più sottili. Da una parte sentiamo le lamentele di rito sul numero di scarsi laureati in Italia, rispetto alla media europea, o sull’alto numero degli abbandoni. Dal lato pratico le istituzioni scolastiche vengono sempre più martoriate con esperimenti politici come “La Buona Scuola”, la continuità Scuola-Lavoro e ogni sorta di immaginazione producano i criceti nella testa di certi politici.

Nella complessità ordinaria del contesto economico, politico e sociale che ci troviamo ad affrontare, e di fronte alla quale la conoscenza diventa la chiave per decifrare e scomporre analiticamente i problemi per costruire soluzioni adeguate, è inverosimile la mancanza di lungimiranza politica in merito.

Gli strumenti tecnologici a nostra disposizione possono agevolmente consentire uno sviluppo delle Università come centri di formazione professionale di alto livello e, contestualmente, promotori e diffusori di cultura. L’aspetto interessante è che lo stesso strumento può assolvere a entrambe le funzioni.

I termini del problema sono sempre inerenti gli obiettivi che si vogliono perseguire. Sempre più chiaramente l’indirizzo politico è rivolto alla “privatizzazione” del sapere (oltre a tutto il resto), inducendo, come accade in alcuni paesi, i neo laureati ad affacciarsi al mondo del lavoro con un bel carico di debiti sulle spalle, dovuto alle rette universitarie. E cosa c’è di meglio di un giovane lavoratore già carico di debiti? Allora la domanda da porsi sarebbe: siamo davvero sicuri che ridurre il “sapere” a una mera questione di mercato sia utile alla società?

Anni recenti hanno visto nascere, negli Stati Uniti e in altri paesi, strumenti di divulgazione del sapere e della conoscenza nati proprio con le Università, finanziate dallo stato, e che svolgono la duplice funzione di affiancamento ai percorsi di studi tradizionali e divulgazione culturale per tutti. Sono i MOOC (Massive Open On Line Course) che sono operativi su diverse piattaforme specializzate nella produzione e gestione di questi corsi: Coursera, EDX, Iversity, Khan Accademy, per citarne le più note.

Le università che partecipano sono innumerevoli, provengono da tutto il mondo, e le materie trattate coprono lo scibile umano. Anche tre Università italiane partecipano: Bocconi, Politecnico di Milano e la Sapienza di Roma. Per le altre l’elenco è troppo lungo.

I corsi sono realizzati con le moderne piattaforme di e-learning. E’ possibile frequentarli gratuitamente, oppure pagando una modesta quota per avere un attestato certificato che rende il corso valevole – in termini di crediti,- per le stesse facoltà che li hanno realizzati, e comunque valgono come attestato certificato per il curriculum. A oggi è possibile frequentare serie di corsi già programmati su alcune materie specifiche, che realizzano percorsi di formazione qualificata e certificata.

Ovviamente la lingua base è l’Inglese. Ma è possibile trovare corsi in russo, cinese, francese, spagnolo (qualcosa anche in Italiano) e altre. Ogni lezione è sottotitolata ed esiste una comunità di traduttori volontari (già studenti on line) che si adoperano per completare le traduzioni delle lezioni in tutte le lingue.

Insomma una gigantesca opera di divulgazione on line del sapere che può essere utilizzata per gestire al meglio lo studio universitario. Per esempio, tutte le nozioni di base di una determinata materia, che sono sempre quelle, possono essere confezionate in un corso di introduzione che lo studente può frequentare senza doversi spostare da casa. Ogni corso prevede test di certificazione della preparazione acquisita, oltre l’assistenza di tutor e la partecipazione ai forum tra studenti, non di rado attività di peer review su tesine che lo studente deve preparare e sottoporre alla comunità. In questo modo un aspirante universitario può anche conoscere differenti materie per scegliere al meglio il proprio percorso di studi. L’utilizzo delle piattaforme on-line consente risparmi per le facoltà (per esempio in termini, di utilizzo fisico di aule) e per le famiglie (i cui figli sono meno obbligati a trasferte o a pagare affitti indecenti per alloggi).

Con i MOOC puoi ripassare/approfondire materie di ogni genere: matematica, chimica, biologia, neurologia, economia, fisica, informatica (machine learning, big data), filosofia, storia, diritto, etc etc Puoi assistere alle lezioni del filoso Michael Sandel direttamente nell’aula magna di Haward per apprendere i fondamenti dell’etica politica, oppure di Ian Shapiro (Yale University) che tiene un corso di Morale della Politica. O ancora conoscere la Macroeconomia e la Microeconomia con Peter Navarro (Università Irvine della California), attuale consulente economico di Trump. E se la curiosità ti solletica, il corso di Neuroeconomia di Vasily Klucharev (Alta Scuola di Economia Russa) ti aprirà un nuovo mondo dove economia, psicologia e neurologia si fondono in una nuova disciplina. Non di meno Jeffrey Sachs (Columbia University) ti porta ad esplorare i vasti territori della Age of Sustainable Development, ovvero quell’insieme di discipline da cui prendono vita i Sustainable Development Goals delle Nazioni Unite per rendere il futuro una realtà sostenibile dal punto di vista ambientale, sociale e politico.

Mentre nel nostro paese piccoli uomini (e donne) in politica ragionano (parola grossa) con visioni ombelicali del mondo, quest’ultimo viaggia su altri presupposti e con altre velocità. Simili micro visioni della cultura non possono poi certo condurre a pianificazioni adeguate dello sviluppo sociale ed economico, da cui ne consegue la continua emorragia di giovani ben preparati (nelle nostre Università) che si spingono oltre i confini per realizzare il proprio futuro. E questo rappresenta un costo altissimo, in termini di denaro speso in formazione e investimento mancato, per il nostro paese.

Davide Amerio

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