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Una bufera di Intelligence e amicizie pericolose tocca la Presidenza Slovena

Uno schianto in auto fa esplodere il caso politico a Lubiana: tra viaggi a Mosca e passate relazioni con ex funzionari dell’intelligence, la maggioranza chiede di isolare la presidente Pirc Musar dai report segreti.

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Un violento schianto dentro il tunnel di Kastelec, l’auto blindata della presidenza distrutta e una corsa d’urgenza in ospedale con una clavicola rotta. Questo banale incidente rischia di causare uno scandalo istituzionale nella tranquilla Slovenia. A far saltare il banco non sono state le lamiere contorte, ma l’identità della passeggera seduta accanto alla presidente della Repubblica Nataša Pirc Musar: l’amica di vecchia data Viktorija Krivolucka, cittadina slovena di origini russe.

L’inchiesta congiunta del quotidiano sloveno Dnevnik e dell’agenzia austriaca APA ha scoperchiato un passato che imbarazza la presidenza. Nel 2009 la Krivolucka risultava infatti residente allo stesso indirizzo di Krasnojarsk, nel cuore della Siberia, insieme a Roman Jeglič. Una convivenza confermata dalla stessa donna, che ha ammesso una passata relazione sentimentale con lui, sostenendo però di aver interrotto ogni contatto da oltre quindici anni.

Il punto critico è che Roman Jeglič non è un cittadino qualunque, ma una delle figure più controverse della transizione post-jugoslava, con amicizie in Russia e un passato di persercutore comunista. Tra il 1991 e il 1993 è stato il vicedirettore del VIS, il primo servizio segreto della Slovenia indipendente. Ancora prima, nel 1988, quando guidava l’anticrimine della polizia di Lubiana, firmò la denuncia penale che portò all’arresto di Janez Janša, allora giornalista,  nel celebre affare JBTZ, un processo che diede il via ai movimenti che portarono all’indipendenza slovena. Per uno scherzo del destino oggi Janša guida il governo come primo ministro e ora può prendersi la rivalsa contro i propri avversari.

Il Presidente Nataša Pirc Musar

A metà degli anni Novanta, Jeglič lasciò precipitosamente il Paese dopo il crac del colossale schema piramidale “Catch the Cash”. La truffa inghiottì circa 105 milioni di marchi tedeschi (oltre 54 milioni di euro) ai danni di 120.000 risparmiatori. L’allora capo dei servizi segreti Miha Brejc ha ricordato di recente di aver cacciato Jeglič dal proprio ufficio quando questi gli propose di coinvolgere i servizi nell’affare. Da lì scattò la fuga e la lunga permanenza a Mosca, dove l’ex funzionario avrebbe preso anche la cittadinanza russa. Una figura con cui chi ha poteri istituzionali in Slovenia dovrebbe tenersi ben lontano. Invece…

I registri di volo hanno aggiunto ulteriore tensione. La presidente Pirc Musar e l’amica russa sono comparse insieme sulle liste passeggeri per viaggi verso la Russia in almeno sette occasioni dal 2015 in poi. L’ultimo soggiorno congiunto a Mosca risale al Capodanno 2022, meno di due mesi prima dell’inizio delle ostilità in Ucraina.

La reazione della maggioranza di centrodestra è stata immediata. Il deputato Žan Mahnič (SDS) ha chiesto formalmente all’esecutivo di tagliare i ponti informativi con la presidenza, bloccando l’invio di report riservati da parte dell’agenzia d’intelligence SOVA e dell’intelligence militare. La tesi dell’accusa è netta: la cerchia ristretta del capo dello Stato rappresenterebbe un potenziale varco informativo per Mosca in un Paese membro della NATO.

Dall’ufficio presidenziale la replica è stata perentoria: Pirc Musar sostiene di non aver mai conosciuto né incontrato Jeglič e respinge ogni addebito su presunte collaborazioni con reti informative straniere. La SOVA ha precisato che nel controllo effettuato nel 2016 per la concessione della cittadinanza alla Krivolucka non emersero rischi per la sicurezza. Tuttavia, ex dirigenti dell’intelligence come Rajko Kozmelj sottolineano che chi siede al vertice dello Stato diventa automaticamente un bersaglio prioritario per i servizi esteri, richiedendo verifiche costanti e aggiornate. Quindi, allo stato attuale,

Nel frattempo, Jeglič è ricomparso a sorpresa in Slovenia, nella località alpina di Bohinj, rilasciando una battuta tagliente alla televisione POP TV: «Non gioco a queste cose in stile 1949. Tutto andrà al suo posto», alludendo con ironia alle storiche purghe jugoslave ai tempi della rottura tra Tito e Stalin. Dal canto suo, l’opposizione guidata dall’ex premier Robert Golob ha chiesto la convocazione urgente del Consiglio di Sicurezza Nazionale per evitare che le istituzioni vengano usate per scontri di parte.

La presidenza di Nataša Pirc Musar si trova così davanti alla sua prova più difficile, costretta a districarsi tra vecchie ruggini dell’intelligence del passato e le delicate pressioni geopolitiche del presente. Un gran pasticcio che puzza di ex Yugoslavia, di servizi segreti deviati e di denari poco chiari, il tutto ai confini dell’Italia.

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