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La Tassa patrimoniale scompare nel mondo, ma la Spagna si ostina a tassare la ricchezza
La tassa sul patrimonio netto scompare nel mondo: la Colombia la cancella e la Spagna resta sola nell’UE con aliquote record e costi burocratici insostenibil

L’imposta sul patrimonio netto è ormai al capolinea in quasi tutto il pianeta, travolta dal suo stesso fallimento economico. Mentre anche il Sudamerica si prepara a cancellarla definitivamente, la Spagna sceglie di rimanere tragicamente isolata nell’Eurozona: difende un prelievo punitivo che costa allo Stato più di quanto incassi e spinge i grandi patrimoni a fuggire oltre confine.
Una vera e propria estinzione fiscale. Nel club delle economie avanzate dell’OCSE, la tassa generale sulla ricchezza netta è ormai un reperto archeologico.
Oggi resiste soltanto in quattro Stati: Colombia, Norvegia, Svizzera e Spagna. Con il nuovo governo colombiano pronto ad abolirla dal 2027 per rilanciare la propria economia, Madrid si ritroverà da sola nell’intera Unione Europea a difendere un modello che il resto del mondo ha già cestinato.
L’anomalia spagnola e il confronto internazionale
Gli unici altri due Paesi europei che applicano questa imposta sono Svizzera e Norvegia. Parliamo però di realtà del tutto particolari: sono fuori dall’Unione Europea, non usano l’euro e hanno economie e popolazioni molto più piccole di quella spagnola. Inoltre la ricchezza è estremamente diffusa e , soprattutto, redditizia.
Inoltre, la Spagna vanta un primato poco invidiabile: un’aliquota marginale massima che tocca il 3,5%, la più pesante tra i Paesi analizzati.
| Paese | Peso sul gettito fiscale | Peso sul PIL | Aliquota massima indicativa |
| Spagna | 0,54% | 0,19% | Fino al 3,5% |
| Norvegia | 1,06% | 0,75% | 1,1% |
| Svizzera | 4,35% | 1,19% | Variabile su base cantonale |
Come mostrano i numeri dell’OCSE, il rendimento per le casse pubbliche è minuscolo: in Spagna l’imposta garantisce appena lo 0,54% delle entrate fiscali totali. Evidentemente il fatto di aver adottato un’aliquota teeoricamente pesante ha avuto come effetto quella di cacciare i contribuenti.
Una macchina che consuma più di quanto produce
Il vero paradosso economico è l’inefficienza. Gli economisti definiscono un tributo “inefficiente” quando i costi per gestirlo superano il denaro effettivamente raccolto.
Per incassare cifre modeste, lo Stato deve mantenere apparati burocratici enormi, pagare funzionari dedicati e gestire una valanga di ricorsi legali e contenziosi tributari. Il risultato pratico? Il fisco spende più soldi per controllare e riscuotere di quanti ne veda entrare in cassa.
A questo si sommano le distorsioni comportamentali, un meccanismo noto a chiunque osservi la realtà senza lenti ideologiche:
- Fuga immediata dei capitali: gli investitori trasferiscono la residenza fiscale nei Paesi vicini con regimi più accoglienti (il Portogallo ne è l’esempio più diretto).
- Investimenti bloccati: il risparmio privato, invece di finanziare imprese, innovazione e nuova occupazione, viene congelato o portato all’estero.
- Gettito reale deludente: la base imponibile si riduce costantemente man mano che i patrimoni traslocano. Alla fine la demagogia è contenta, ma la cassa dello stato molto meno.
L’incubo della doppia imposizione
Il danno più grave colpisce i beni tangibili, a partire dalla casa. Il patrimonio immobiliare in Spagna è già soffocato da un labirinto di tasse: imposte sull’acquisto, IBI municipale, imposte sui redditi da locazione, plusvalenze e successioni. Aggiungere un’ulteriore tassa sul semplice possesso significa tassare due o tre volte lo stesso bene. Se i rendimenti netti scendono sotto il livello dell’imposta, il prelievo si trasforma in una confisca silenziosa del capitale.
Il fatto che l’immobile sia sup’er tassato ha il suo lato anti-sociale: se io pago X sul valore dell’immobile, cercherò di ottenere Y, superiore a X, dalla sua rendita, aumentando gli affitti. In un paese con una scarsità di immobili come la Spagna, a causa dei flussi migratori, a pagare la tassa patrimoniale sono, alla fine, gli affittuari, cioè, molto spesso, i più poveri.
Mentre il mondo capisce che tassare i patrimoni distrugge lavoro e deprime la crescita a lungo termine, Madrid continua la sua battaglia solitaria. Un arroccamento ideologico che non arricchisce lo Stato, ma impoverisce il sistema produttivo nazionale. Però i governanti di sinistra possono riempire i propri discorsi con la parole “Tassa Patrimoniale”.







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