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Germania: sondaggi nefasti per la coalizione di governo: brutale cambio ai vertici Socialdemocratici?
Sondaggio Insa shock per Berlino: la CDU crolla al 20% e l’AfD vola al 28%. Il 78% dei tedeschi boccia Merz, mentre nella SPD esplode la rivolta per cacciare i vertici dopo i tagli alle pensioni.

Il barometro politico della Germania segna tempesta. La coalizione di governo guidata dal cancelliere Friedrich Merz si trova nel pieno di una crisi senza precedenti. I numeri dell’ultimo sondaggio Insa, pubblicato dal quotidiano tedesco Bild, certificano una vera e propria emorragia di consensi per l’esecutivo federale.
A poche settimane dalle elezioni regionali in Sassonia-Anhalt, Meclemburgo-Pomerania Anteriore e Berlino, l’opposizione cresce mentre i partiti di governo sprofondano ai minimi storici.
Il crollo nei numeri: l’AfD vola, la Grande Coalizione affonda
I dati raccolti dall’istituto demoscopico Insa per il domenicale della Bild descrivono un quadro politico completamente stravolto rispetto alle elezioni federali del febbraio 2025.
L’Unione democristiana (CDU/CSU) perde un ulteriore punto percentuale e scende al 20%. Si tratta del valore più basso registrato dall’istituto dall’ottobre 2021, con un crollo di ben 8,5 punti rispetto all’ultimo voto nazionale.
Nel frattempo, Alternative für Deutschland (AfD) consolida il primo posto al 28%, staccando i cristiano-democratici di ben otto lunghezze.
Ecco il quadro completo delle intenzioni di voto a livello federale:
- AfD: 28% (=)
- CDU/CSU: 20% (-1)
- Verdi: 13% (=)
- SPD: 12% (=)
- Die Linke: 12% (+1)
- FDP: 5% (=)
- BSW: 3% (=)
Il dato politico più impressionante riguarda i rapporti di forza complessivi: i due partiti che compongono la maggioranza di governo (CDU/CSU e SPD) raccolgono insieme un misero 32%. Al contrario, le forze d’opposizione radicale, AfD e Die Linke, sommano insieme il 40% dei consensi.
Anche il giudizio personale sul cancelliere Friedrich Merz è impietoso. Secondo la rilevazione, il 78% dei cittadini tedeschi si dichiara insoddisfatto del suo operato, contro un risicato 16% di giudizi positivi.
Come ha sintetizzato il capo di Insa, Hermann Binkert, soltanto un tedesco su sei sostiene l’azione di governo. Una dinamica che gli analisti considerano ormai quasi irreversibile, dato che anche l’elettorato tradizionale dei partiti di governo ha smesso di sostenerne le scelte economiche e politiche.
Il contesto economico: il conto dell’austerità
Questo terremoto elettorale non nasce per caso. La Germania sconta anni di politiche economiche restrittive, deindustrializzazione e perdita di potere d’acquisto per le famiglie. La scelta di insistere su rigide regole di bilancio e sul taglio della spesa sociale, unita ai costi energetici elevati, ha depresso la domanda interna.
I cittadini non vedono investimenti né prospettive di crescita, ma solo tagli. Quando l’economia reale soffre e i salari perdono valore, la fiducia nella politica tradizionale evapora rapidamente.
Terremoto nella SPD: si prepara la resa dei conti
Il crollo dei consensi sta avendo l’effetto più dirompente dentro la SPD, inchiodata a un misero 12%. Il partito è ormai a un passo dalla rivolta interna contro i due co-leader: il vicecancelliere e ministro delle Finanze Lars Klingbeil e la ministra del Lavoro Bärbel Bas.
Klingbeil si trova stretto tra il ruolo istituzionale di custode dei conti pubblici e quello di capo politico di un partito in caduta libera. Nei suoi recenti interventi pubblici ha invitato i tedeschi a “lavorare più a lungo”, ricalcando le orme dell’Agenda 2010 di Gerhard Schröder. Una linea che ha provocato irritazione tra i militanti e i sindacati.
Non va meglio a Bärbel Bas. Considerata a lungo l’anima popolare del partito, ha visto crollare la propria credibilità interna dopo aver avallato le riforme del governo Merz, tra cui l’abbandono della anticipata pensione a 63 anni. Per la base socialdemocratica, si è trattato del tradimento delle promesse elettorali fondamentali. La base SPD vedeva l’età pensionabile come qualcosa di irrinunciabile, ma i vertici del Partito hanno ceduto per non perdere il potere.
Chi rischia il posto e chi si prepara alla successione
Nelle stanze del potere a Berlino la data cerchiata in rosso è il 20 settembre, giorno delle elezioni regionali in Meclemburgo-Pomerania Anteriore e a Berlino , precedute dal voto in Sassonia-Anhalt il 6 settembre. Nella capitale, stando alle ultime rilevazioni, la CDU guida di misura con il 20%, incalzata da Die Linke al 19%, AfD al 17%, Verdi al 16% e SPD al 15%. In Sassonia c’è la possibilità che AfD prenda la maggioranza assoluta dei seggi, ma comunque è destinata a una forte vittoria, almeno secondo i sondaggi.
Se i risultati di settembre dovessero confermare il disastro per i socialdemocratici, la defenestrazione di Klingbeil e Bas diverrà inevitabile. I nomi per la successione sono già sul tavolo:
- Manuela Schwesig: se riuscirà a confermarsi alla guida del Meclemburgo-Pomerania Anteriore, diventerà la candidata naturale alla guida del partito. Schwesig chiede da tempo un cambio di rotta sulle pensioni e maggiore attenzione alle tutele sociali, ma questo potrebbe portare alla fine della Grosse Koalitione.
- Hubertus Heil: l’ex ministro del Lavoro, storico rivale di Klingbeil, ha in uscita a ottobre un libro politico che molti considerano il manifesto per la sua candidatura.
- Alexander Schweitzer: presidente della Renania-Palatinato, visto come un profilo rinnovatore per ricostruire il consenso nei territori.
Un cambio al vertice della SPD spingerebbe inevitabilmente il partito a sinistra, aprendo uno scontro insanabile con la CDU di Merz sui vincoli di bilancio e mettendo a rischio la tenuta dell’intero esecutivo. Del resto il cancelliere è ormai poco popolare perfino nel suo partito.







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