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Un tedesco su cinque pronto a fare le valigie se vince l’AfD. Ma Berlino rischia la paralisi totale
Un sondaggio INSA rivela che il 22% dei tedeschi lascerebbe la Germania se l’AfD andasse al governo. Con la destra al 29% e i partiti tradizionali in caduta libera, il Paese affronta una spaccatura sociale ed economica senza precedenti.

La Germania è a un passo dal baratro politico ed economico, spaccata da una polarizzazione che non ha precedenti nella storia del dopoguerra. Mentre l’AfD (Alternative für Deutschland) continua a crescere nei consensi e si consolida come prima forza politica del Paese, un’ampia fetta dell’elettorato cede al panico: oltre un cittadino su cinque dichiara che lascerebbe la Germania se la destra dovesse salire al governo federale.
I dati emergono dall’ultimo sondaggio rappresentativo condotto dall’istituto INSA per la Bild am Sonntag. Alla domanda diretta su un possibile espatrio in caso di vittoria dell’AfD, il 22% degli intervistati ha risposto che farebbe le valigie. Il 60% ha escluso questa opzione, mentre il 18% è rimasto indeciso.
Oltre alla tentazione della fuga, emerge una profonda ansia per il futuro della nazione: per il 47% dei tedeschi un esecutivo a guida AfD danneggerebbe gravemente la Germania, contro un 36% di parere opposto e un 17% di astenuti o indecisi.
I numeri del terremoto elettorale
Il contesto in cui maturano queste reazioni è quello di un crollo verticale della fiducia verso i partiti tradizionali. In vista delle elezioni regionali in Sassonia-Anhalt e guardando agli equilibri federali, l’AfD domina le rilevazioni:
| Partito politico | Percentuale (%) | Variazione |
| AfD | 29% | = |
| CDU/CSU | 20% | -1% |
| Verdi | 13% | = |
| SPD | 12% | = |
| Die Linke | 10% | -1% |
| BSW (Bündnis Sahra Wagenknecht) | 4% | +1% |
| FDP | 4% | -1% |
I dati mostrano un quadro impietoso per l’attuale classe dirigente. La CDU scivola al 20%, mentre i socialdemocratici della SPD ristagnano a un misero 12%, tallonati dalla Sinistra al 10%. Liberali e BSW restano entrambi al 4%, sotto la soglia di sbarramento.
Tra isteria da sondaggio e valigie pronte
Le minacce di espatrio sono un classico dei sondaggi d’opinione dopo grandi scossoni politici. Lo abbiamo visto negli Stati Uniti con Donald Trump, in Italia con Giorgia Meloni e in Francia con Marine Le Pen.
Dichiarare all’intervistatore di voler fuggire all’estero è soprattutto la spia di una totale incomprensione della realtà e dell’intolleranza ideologica di una certa sinistra, incapace di accettare che una fetta maggioritaria della popolazione esprima un voto di rottura. Alla fine, come successo negli USa e in Italia, non se ne andrà quasi nessuno (purtroppo o per fortuna).
Con l’AfD saldamente al 29% e un distacco di quasi dieci punti sui cristiano-democratici, chi minaccia l’esilio farebbe quasi bene a consultare i prezzi dei biglietti aerei e a iniziare a preparare i bagagli.
Il fallimento del “cordone sanitario”
Il tentativo delle forze moderate e progressiste di creare un blocco comune si sta rivelando un boomerang:
- Il 43% degli intervistati ritiene che una coalizione di tutti contro l’AfD non farebbe altro che rafforzare ulteriormente il partito.
- Il 33% preferirebbe addirittura un governo a maggioranza assoluta dell’AfD piuttosto che un’accozzaglia di tutti gli altri partiti uniti solo dall’antagonismo.
- Il 44% sostiene che sia giunto il momento di mettere l’AfD alla prova del governo per misurarne le reali capacità amministrative.
Insomma alla fine gli elettori si stanno avvicinando ed abituando a una possibilità di governo che includa AfD, con il fatto che il cordone sanitario ha portato le istanze sovraniste da secondarie a principale forza politica, almeno dal punto di vista relativo, nel panorama tedesco. Però lasciate ancora qualche mese di prezzo del gasolio alle stelle e vedrete AfD diventare ancora più potente e accettato.








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