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L’ombrello americano si chiude: il Pentagono prepara il taglio di 40.000 soldati. L’Europa e l’Italia rischiano di restare scoperte
Il Pentagono prepara il ritiro di decine di migliaia di soldati dalla NATO: tra le basi a rischio ci sono anche quelle italiane di Sigonella e Aviano. Ecco cosa sta succedendo davvero a Washington.

L’Europa si sveglia con una doccia fredda che rischia di trasformarsi in un incubo geopolitico: il Pentagono sta valutando un piano per ritirare aerei, navi e fino a 40.000 soldati statunitensi dal continente. Un disimpegno che cancellerebbe quasi la metà dell’intero presidio americano e che lascerebbe i partner storici della NATO senza protezione proprio mentre la tensione con Mosca tocca livelli critici.
La notizia, rivelata da un’inchiesta di NBC News attraverso sette funzionari occidentali e del Pentagono, segna una frattura storica. Non si tratta di un semplice riposizionamento tattico: se confermato, sarebbe il più imponente arretramento militare a stelle e strisce dai tempi della fine della Guerra Fredda.
La rottura politica e la guerra in Iran
A guidare questa svolta c’è la dottrina dell’amministrazione guidata da Donald Trump, affiancato dal segretario alla Difesa Pete Hegseth. La Casa Bianca pretende che i governi europei si facciano carico interamente della propria difesa convenzionale, mentre Washington sposta risorse verso l’Asia e il teatro mediorientale.
La miccia che ha fatto accelerare i piani è stato il rifiuto di diversi governi europei di supportare l’operazione americana contro l’Iran. Trump, parlando ai vertici alleati, non ha usato mezzi termini: “Perché spendiamo centinaia di miliardi di dollari se loro non ci sono per noi? Vogliamo solo lealtà. Non ci servono i loro soldi, abbiamo l’esercito più potente del mondo, ma esigo lealtà”.
Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha ribadito senza sconti: “Questa non sarà un’esercitazione superficiale. Serve ad assicurare che la NATO si muova in modo rapido e irreversibile verso la presa di responsabilità dell’Europa per la propria difesa”.
| Paese coinvolto | Presenza USA attuale | Ruolo strategico | Rischio taglio |
| Germania | ~36.000 soldati | Hub logistico centrale | Molto alto (già annunciati primi tagli) |
| Italia | ~12.000 soldati | Basi aeree e proiezione Mediterraneo | Alto (Sigonella, Aviano, Vicenza) |
| Spagna | Basi navali e aeree | Supporto flotta e logistica sud | Alto (Rota, Morón) |
Cosa dicono i generali: il nodo logistico
Non tutti a Washington condividono la linea punitiva della Casa Bianca. Il generale Alexus Grynkewich, a capo del comando europeo USA (EUCOM) e comandante supremo alleato della NATO, ha avvertito apertamente il Congresso dell’utilità insostituibile delle basi europee per la stessa sicurezza americana:
“Avere capacità e munizioni in Europa ci consente di aiutare il comando per l’Africa contro i terroristi, o di sostenere il comando centrale nelle operazioni. Le distanze sono più corte, i costi sono minori ed è molto più semplice proiettare potenza”.
Nonostante questo, Grynkewich presenterà le opzioni operative al segretario Hegseth, in vista di una raccomandazione finale fissata per il 6 novembre. Quindi, allo stato attuale, si stanno valutando i piani operativi del ritiro.

Base NATO Aviano
Quanto è probabile che accada davvero?
La probabilità che si arrivi a un disimpegno massiccio e immediato di 40.000 uomini è medio-bassa, mentre è molto alta la probabilità di un ridimensionamento graduale e simbolico di 10.000-15.000 unità.
Ci sono ostacoli insormontabili:
- Il Congresso degli Stati Uniti: Una legge federale vieta l’uso di fondi del Pentagono se le truppe in Europa scendono sotto le 76.000 unità. Anche molti repubblicani fanno muro: “Un taglio di 25.000 truppe non è accettabile. Non si fa deterrenza contro la Russia al risparmio”, ha tuonato un deputato repubblicano.
- I costi di rientro: Rimpatriare decine di migliaia di soldati, trasferire intere squadriglie aeree e ricostruire alloggi sul suolo americano richiede miliardi di dollari che il Congresso non ha intenzione di stanziare. Paradossalmente mantenere i soldati in Europa costa meno che tenerli negli USA.
- La mediazione diplomatica: Il segretario di Stato Marco Rubio sta tentando di arginare le decisioni più radicali del Pentagono, spingendo per mantenere il dialogo aperto con gli alleati. Sicuramente il ritiro verrebbe a pesare sugli equilibri NATO.
Le ricadute dirette per l’Italia
Per l’Italia il conto non è solo diplomatico, ma tocca da vicino la sicurezza e l’indotto locale. Il nostro Paese ospita circa 12.000 militari americani distribuiti in snodi nevralgici come Aviano, Vicenza, Sigonella e Napoli.
Roma è finita nel mirino di Washington dopo la decisione del governo Meloni di negare l’uso della base siciliana di Sigonella per raid contro l’Iran senza il previo via libera del Parlamento. Se il Pentagono decidesse di colpire, le conseguenze sarebbero tangibili:
- Perdita economica per i territori: Interi comuni (come l’area vicentina o il pordenonese) dipendono parzialmente dall’economia generata dal personale militare e civile delle basi: affitti, consumi commerciali, appalti e indotto di manutenzione.
- Costi di sostituzione: Se gli Stati Uniti riducono la copertura di pattugliamento aereo e navale nel Mediterraneo, l’Italia dovrà coprire quei buchi operativi a spese del proprio bilancio della Difesa, acquistando ore di volo e carburante.
- Isolamento nel Mediterraneo allargato: Senza il coordinamento operativo americano, l’Italia si troverebbe a gestire da sola le tensioni nel canale di Sicilia, in Libia e lungo le rotte migratorie ed energetiche.
Al di là delle perdite per la fine della presenza dei soldati americani le altre ricadute potrebbero perfino essere viste come delle opportunità per riprendere una certa autonomia operativa e strategica. Forse la posizione dell’Italia nel Mediterraneo e la propria difesa sarebbero da ripensare radicalmente.







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