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Ucraina. Il conto italiano vale oggi 19,6 miliardi; con gli impegni futuri sale a 30,66
Qual è la cifra complessiva, fra impegni attuali e futuri, anche trimte la UE, con cui l’Italia si è impegnata nei confronti dell’Ucraina?

Quanto è attribuibile all’Italia per il sostegno all’Ucraina dall’inizio dell’invasione russa? Alla data del 3 settembre 2026 il calcolo restituisce 19,64 miliardi di euro per interventi già forniti, stanziati, mobilitati o garantiti. Aggiungendo gli impegni europei futuri già approvati si raggiungono 30,66 miliardi. Non si tratta, tuttavia, di soli pagamenti effettuati dal Tesoro italiano: l’aggregato comprende trasferimenti, stanziamenti, prestiti, garanzie e materiali militari valorizzati contabilmente.
Il calcolo parte dall’assistenza bilaterale. La Farnesina indica circa 3 miliardi di euro di assistenza civile stanziata dall’Italia, esplicitamente calcolata al netto degli aiuti militari e dei contributi veicolati attraverso l’Unione europea. La somma comprende sostegno finanziario, aiuti umanitari, crediti d’aiuto, interventi energetici e programmi per la ricostruzione. La documentazione ministeriale non consente però di separare, sull’intero importo, quanto sia già stato materialmente pagato da quanto risulti impegnato o ancora da erogare.
Ai fondi civili si aggiungono circa 3 miliardi attribuiti ai dodici pacchetti militari approvati tra il 2022 e il 2025. Il valore è stato confermato dal capo di Stato maggiore della Difesa, generale Luciano Portolano, ma quantità, composizione e valorizzazione delle forniture rimangono secretate. La cifra rappresenta prevalentemente il valore assegnato ad armamenti, munizioni, mezzi, sistemi di difesa e altri beni ceduti, non un equivalente trasferimento monetario a Kyiv. Le due componenti determinano quindi circa 6 miliardi di sostegno diretto italiano: un aggregato lordo, non una voce omogenea di spesa di cassa.
La seconda componente riguarda il bilancio dell’Unione europea. Il Consiglio dell’UE indica 107 miliardi di euro mobilitati: 43,3 miliardi di assistenza macrofinanziaria, 42 attraverso lo Strumento per l’Ucraina, 11,6 nell’ambito del nuovo prestito europeo, 2,8 in prestiti e garanzie della Banca europea per gli investimenti, della BERS e di altre istituzioni, 1,4 di assistenza umanitaria e 5,9 di ulteriori interventi.
Per attribuire una quota all’Italia si assume, come criterio convenzionale, un peso del 12,75%, punto intermedio tra il 12,5 e il 13% del bilancio europeo. Il calcolo è: 107 miliardi moltiplicati per 0,1275, pari a 13,6425 miliardi. Aggiungendo i 6 miliardi bilaterali si arriva a
Bisogna ora fare un distinguo per applicare il 12,75% anche ai 220,3 miliardi indicati dalle istituzioni europee come sostegno complessivo dell’UE e dei suoi Stati membri. Tale aggregato comprende anche gli aiuti militari e bilaterali nazionali, il sostegno ai rifugiati accolti nell’Unione e i proventi prodotti dai beni russi immobilizzati. L’operazione attribuirebbe all’Italia una parte degli interventi effettuati dagli altri Stati, ricomprenderebbe nuovamente gli aiuti italiani e tratterebbe come contributo nazionale anche risorse provenienti dagli attivi russi.
Va considerato separatamente anche lo Strumento europeo per la pace, fondo collocato fuori dal bilancio ordinario dell’Unione, attraverso il quale sono stati mobilitati 6,4 miliardi per l’assistenza militare all’Ucraina. Applicando il 12,75%, la quota teorica italiana sarebbe pari a 816 milioni. Il fondo finanzia però forniture e costi sostenuti dagli Stati membri e può quindi sovrapporsi alla valorizzazione degli aiuti militari nazionali. Non essendo disponibile un rendiconto pubblico che permetta di determinare la posizione netta italiana, aggiungere automaticamente gli 816 milioni ai 3 miliardi militari esporrebbe il calcolo al rischio di doppio conteggio. La cifra resta pertanto esclusa dal totale principale.
Per gli impegni futuri si parte dal prestito europeo da 90 miliardi destinato alle esigenze finanziarie e militari dell’Ucraina nel 2026 e nel 2027. Poiché risultano già erogati 11,6 miliardi, il residuo è pari a 78,4 miliardi. Lo Strumento per l’Ucraina dispone invece di 50 miliardi per il periodo 2024-2027, dei quali 42 risultano mobilitati: restano quindi 8 miliardi.
Gli impegni europei approvati ma non ancora mobilitati o erogati ammontano complessivamente a 86,4 miliardi. La quota convenzionalmente attribuibile all’Italia è: 86,4 moltiplicato per 0,1275, ossia 11,016 miliardi. Il prestito europeo è finanziato mediante emissioni dell’UE garantite dal bilancio comune e dovrebbe essere rimborsato attraverso le riparazioni dovute dalla Russia: la quota italiana rappresenta pertanto un’esposizione convenzionale sul bilancio europeo, non necessariamente un costo netto definitivo per il contribuente italiano.
Il pacchetto da 6,1 miliardi approvato dalla Commissione nell’agosto 2026 per gli approvvigionamenti militari ucraini è già compreso nel prestito da 90 miliardi e non può essere sommato nuovamente. Sul versante bilaterale, il ministro della Difesa aveva precisato il 26 agosto che nessun nuovo pacchetto italiano era stato formalizzato nel 2026. Il successivo annuncio della preparazione di un tredicesimo pacchetto non modifica il calcolo: alla data considerata non risulta ancora adottato un nuovo decreto, né è disponibile una sua valorizzazione ufficiale.
La fotografia contabile ad oggi è dunque questa: circa 6 miliardi di sostegno bilaterale italiano; 13,6425 miliardi quale quota convenzionale italiana del 12,75% ai 107 miliardi mobilitati attraverso il bilancio europeo; totale attuale pari a 19,6425 miliardi. Gli impegni europei futuri aggiungono 11,016 miliardi, portando l’orizzonte complessivo già deliberato a 30,6585 miliardi.
È una misurazione del valore lordo del sostegno attribuibile all’Italia. In assenza di una rendicontazione pubblica omogenea e del tutto trasparente, questi valori comunque si avvicinano molto al sostegno dell’Italia all’Ucraina.
Antonio Maria Rinaldi
Fonti e collegamenti verificabili:







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