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Trump le chiamava “Giocattoli”: il disastro navale (ed economico) della HMS Prince of Wales
L’ammiraglia britannica subisce l’ennesimo guasto in Norvegia e conferma le ironie di Donald Trump. Oltre 1 miliardo di sterline speso in riparazioni: il disastro economico della Royal Navy che minaccia di affossare i piani di spesa pubblica per la difesa.

Solo tre settimane fa, durante i delicati frangenti dell’Operazione Epic Fury in Iran, il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva deriso la Royal Navy britannica, definendo le sue mastodontiche portaerei come dei semplici “giocattoli“. Una provocazione arrogante che oggi, alla luce dei fatti, suona come una spietata analisi ingegneristica. L’ammiraglia HMS Prince of Wales ha infatti subito un nuovo, umiliante guasto tecnico al largo della Norvegia.
La nave da 65.000 tonnellate si trovava attraccata a Stavanger dopo aver partecipato all’esercitazione anti-sommergibile della NATO “Dynamic Mongoose“. L’obiettivo finale della sua missione era altamente simbolico: attraversare l’Atlantico e raggiungere gli Stati Uniti in tempo per le imminenti celebrazioni dei 250 anni della Dichiarazione d’Indipendenza. Piani che si sono scontrati con la cruda realtà meccanica.
Il Ministero della Difesa britannico ha tentato di minimizzare, parlando di un “problema tecnico minore” avvistato già a metà maggio e riemerso dopo i giochi di guerra, ma i tecnici lavorano incessantemente per rimettere in sesto la nave, che rischia di rimanere paralizzata nel fiordo molto più a lungo del previsto. Del resto la nave è praticamente priva del proprio gruppo aereo, in buona parte impegnato altrove, sia nella componente ad ala fissa, sia gli elicotteri. Questo la rende una grande nave da crociera a ponte piatto.
L’ironia di Washington e l’imbarazzo di Londra
L’incidente norvegese ha riaperto una ferita politica freschissima. A marzo, Trump aveva liquidato l’offerta di supporto navale di Londra con parole di piombo: “Hanno detto che avrebbero mandato le loro portaerei… che non sono certo le migliori. Sono giocattoli rispetto a ciò che abbiamo noi. Ho risposto: ‘Grazie mille, non disturbatevi. Non ne abbiamo bisogno'”.
Nonostante le fieri difese del Ministro dei Veterani britannico, Al Carns, che aveva rivendicato le formidabili capacità della flotta, l’ennesimo stallo tecnico dà drammaticamente ragione allo scetticismo americano, abbattendo il morale dell’equipaggio e l’immagine della proiezione di potenza del Regno Unito.
Il buco nero della spesa pubblica
Dal punto di vista della finanza statale, le portaerei della classe Elizabeth stanno assumendo i contorni di un colossale fallimento industriale. Costruite per garantire la dominanza britannica sui mari, queste navi si distinguono per un’assurda permanenza nei cantieri per riparazioni, vanificando di fatto l’enorme spesa in conto capitale stanziata dal governo.
| Portaerei | Entrata in Servizio | Storico delle principali inefficienze | Tasso di operatività |
| HMS Prince of Wales | 2019 | Allagamenti sala macchine (2020); Rottura giunto elica (2022); Guasto a Stavanger (2026) | 21,3% del tempo in mare (dati 2023) |
| HMS Queen Elizabeth | 2017 | Rottura giunto albero elica di dritta (febbraio 2024) | Variabile, frequenti ritardi |
Nel 2022, la rottura del giunto dell’albero dell’elica di dritta ha costretto la Prince of Wales a restare ferma fino a metà 2023. Un difetto derivato addirittura da un disallineamento in fase di costruzione navale. Il problema pare riproporsi periodicamente su entrambe le navi.
I costi di queste inefficienze? Faraonici. Secondo i rapporti, manutenere e riparare le due navi ha già drenato oltre un miliardo di sterline dalle casse pubbliche. Questo rappresenta un classico esempio di investimento pubblico improduttivo: enormi risorse statali vengono bruciate per compensare errori di progettazione strutturale, senza generare alcun indotto tecnologico o vantaggio strategico, distruggendo ricchezza invece di crearla.
Ricadute sul Defence Investment Plan (DIP)
Il tempismo del guasto della Prince of Wales cade nel peggior momento politico possibile. Il governo laburista di Keir Starmer è bloccato in un duro braccio di ferro tra il Ministero della Difesa e il Tesoro per la pubblicazione del tanto atteso Defence Investment Plan. Il Primo Ministro ha ribadito che per dissuadere le guerre bisogna “essere pronti”, ma il Tesoro non vuole aprire il portafoglio, perché oberato di spese, e quindi questa prontezza rimane sulla carta o nei desideri di Starmer. A questo aggiungiamo i continui incidenti alle portaerei, ed abbiamo un mix di costo e inefficienza esplosivi.
Il continuo assorbimento di capitali per le riparazioni crea un “effetto spiazzamento” (crowding out) all’interno del budget militare. Se il governo vorrà dare priorità al programma di sesta generazione per i caccia (Global Combat Air Program – GCAP), i fondi andranno trovati altrove, per aggiustare le portaerei, e se non si trovano, bisognerà prendere delle decisioni radicali.
I critici e gli analisti di settore avvertono: di fronte a una restrizione di bilancio, la necessità di “mettere in naftalina” (mothball) una delle due portaerei per tagliare i costi operativi sta passando da ipotesi azzardata a concreta e amara necessità finanziaria. Del resto attualmente la Prince of Wales imparca solo 6 elicotteri, la più costosa e incombrante portaelicotteri al mondo.. Così la capacità d’intervento della Royal Navy sarà completamente sulla carta. Intanto resta la brutta figura di vedere una delle due navi principali bloccate in Norvegia.








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