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Trump, l’Arabia Saudita e la fine di un’era: lo schiaffo di Riad a Washington

Basi USA bloccate e accordi militari autonomi: come lo scontro tra Trump e Mohammed bin Salman sta paralizzando il Medio Oriente e ridisegnando l’economia globale. Il lader saudita non è un satellite americano

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L’asse storico tra Stati Uniti e Arabia Saudita sta subendo uno dei colpi più duri degli ultimi decenni. La diplomazia, come ben sappiamo, non si fa con le battute da bar, e l’amministrazione Trump lo sta scoprendo a proprie spese. In questi giorni, il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha espresso forte disappunto, agendo a nome del Presidente, per la decisione di Riad di firmare accordi di difesa strategica con l’Ucraina. Il vero problema per Washington? L’accordo è stato chiuso senza prima consultare gli Stati Uniti, storicamente il principale fornitore di sicurezza del Regno.

La risposta del Principe Ereditario saudita, Mohammed bin Salman (MBS), non si è fatta attendere. È stata una risposta tanto diplomatica quanto chirurgica e tagliente: gli Stati Uniti, ha fatto notare Riad, hanno fallito nel proteggere pienamente l’Arabia Saudita dagli attacchi iraniani. Di conseguenza, il Regno ha preso la decisione logica e autonoma di rafforzare rapidamente le proprie capacità di difesa, affidandosi a chi la guerra dei droni la sta combattendo davvero. Il Principe ha chiarito che il suo Paese continuerà a farsi guidare esclusivamente dai propri interessi nazionali. Bisogna però dire che la reazione non si è limitiata ai rimbrotti verbali, ma è andata ben oltre.

La rottura e lo scivolone presidenziale

Dietro a questo botta e risposta formale, si nasconde uno strappo politico profondo. Quello a cui abbiamo assistito è stato, di fatto, un vero e proprio schiaffo di MBS a Donald Trump. La mossa autonoma saudita arriva infatti come reazione a una recente, e a dir poco infelice, uscita pubblica del Presidente americano. Durante un comizio di fine marzo, con toni decisamente fuori dalle righe e ben poco istituzionali, Trump ha dichiarato riferendosi a MBS: “…non pensavo che mi avrebbe baciato il c***… e ora deve comportarsi bene con me”.

Queste osservazioni, francamente sconsiderate e irresponsabili per un capo di Stato, hanno avuto un effetto immediato: mettere formalmente in pausa le relazioni bilaterali. Il leader saudita ha dimostrato di avere una statura diplomatica superiore e una maggiore freddezza. Invece di abbassarsi allo stesso livello e rispondere a Rubio suggerendo che Trump dovesse ricambiare il favore, MBS ha agito nei fatti, colpendo gli Stati Uniti dove fa più male: la geopolitica e l’economia.

I fatti recenti: droni e basi negate

Per capire la portata di questa frattura, dobbiamo analizzare i fatti degli ultimi mesi del 2026.

  • L’asse Riad-Kiev: Nel marzo 2026, il Presidente ucraino Zelensky si è recato in Arabia Saudita per firmare un importante accordo di cooperazione nel settore della difesa. L’accordo è incentrato sulla tecnologia anti-drone e sui sistemi di difesa aerea. L’Ucraina, duramente testata dal conflitto, offre tecnologie all’avanguardia provate sul campo contro i droni iraniani. Riad, dal canto suo, mette sul piatto i suoi immensi capitali che porteranno a un rapido sviluppo dell’industria militare ucraina e, di riflesso, europea. Un colpo a quella USA, ma, volenti o nolenti, Kiev è all’avanguardia nel settore.

  • Il blocco del “Progetto Libertà”: A inizio maggio 2026, la tensione è sfociata in un vero blocco militare. Trump aveva lanciato una missione navale nel Golfo, per scortare le navi commerciali di fronte ai blocchi iraniani. Tuttavia, l’operazione è stata clamorosamente sospesa dopo sole 36 ore. L’Arabia Saudita, furiosa per non essere stata consultata e allarmata dal rischio di ritorsioni iraniane sulle proprie infrastrutture petrolifere, ha compiuto un gesto estremo: ha chiuso lo spazio aereo e ha negato alle forze USA l’accesso alle proprie basi militari (come la base aerea Prince Sultan), rendendo la missione americana impossibile. La pausa in Project Freedom non è stata causale e, se riprenderà, lo farà con un accordo con gli USA. Ricordiamo che Riad è molto meno dipendente da Hormuz rispetto a Kuwait, Iraq e Qatar, grazie all’oelodotto Est Ovest che permette di trasferire parte della produzione saudita sul Mar Rosso. 

Le ricadute economiche: una prospettiva reale

Da un punto di vista economico, questo distacco ha conseguenze che non possono essere ignorate e che rischiano di riflettersi presto sui mercati globali.

In primo luogo, l’assenza di coordinamento nel Golfo genera una fortissima incertezza. Quando gli alleati non comunicano e le missioni militari vengono annullate per veti incrociati, i mercati energetici tremano. Questo si traduce in un immediato aumento dei premi assicurativi per le navi mercantili e nel mantenimento di alti prezzi per il petrolio.

Inoltre i petrodollari sauditi andranno a finanziare direttamente l’industria manifatturiera della difesa ucraina, creando un volano economico formidabile. È lo Stato saudita che interviene, stimola la ricerca, investe in tecnologia reale e genera occupazione e crescita.  Questi soldi, per Trump, avrebbero dovuto alimentare le aziende a stelle e strisce. Ricordiamo che il Regno è interessanto anche a partecipare al progetto di caccia di VI generazione europeo GCAP, non al F-47, un’altra affermazione di autonomia.

Infine, stiamo assistendo al declino del monopolio statunitense nel Golfo. Se l’Arabia Saudita inizia a comprare sicurezza e tecnologia in modo indipendente, l’industria bellica americana perde contratti lucrosi. Ma soprattutto, se l’alleanza si sfilaccia, si indebolisce il sistema del “petrodollaro”, ovvero il patto non scritto che da cinquant’anni vede i sauditi vendere petrolio principalmente in dollari in cambio della protezione militare americana.

Attore in giocoAzione RecenteConseguenza Economico-Strategica
Stati UnitiRetorica aggressiva, decisioni non concordate (Progetto Libertà).Isolamento nel Golfo, blocco delle operazioni militari, perdita di credibilità.
Arabia SauditaAccordi di difesa con l’Ucraina, blocco delle basi agli USA.Autonomia strategica, diversificazione dei fornitori, tutela delle infrastrutture.
UcrainaEsportazione di tecnologia anti-drone vitale sul campo.Ingresso di massicci capitali stranieri per stimolare l’industria reale locale.

Un’evoluzione non chiara

Le relazioni internazionali, specialmente quelle che regolano i flussi di energia e capitali mondiali, non si gestiscono con l’arroganza, ma con l’attenta valutazione dei pesi economici. L’amministrazione americana sta dolorosamente scoprendo che il mondo si è fatto multipolare.

L’Arabia di MBS non è uno stato cliente, ma si è costruita proprie relazioni internazionali, ad esempio anche con la Cina, gli USA non possono trattare il paese come una specie di protettorato. Devono iniziare a considerare seriamente la loro autonomia e i loro interessi che, ora, non stanno coincidendo con quelli a stelle e strisce. Non solo: questo viene anche a segnare una rottura con i vicini degli Emirati Arabi, molto più allineati con Washington, ma anche con quei paesi che sono obbligati a transitare per Hormuz e che quindi premono per garanzie sul transito, stile “Project Freedom”. Il principe MBS è un capo di stato autonomo di cui tutti tutti i player devono tener conto.

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