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Trump gela tutti e riapre al diesel russo per fermare il collasso dei prezzi

Washington firma la General License 135: accordo Trump-Putin per immettere quasi 5 milioni di tonnellate di carburante russo ed evitare il collasso dei costi di trasporto prima del voto.

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La crisi del carburante rischiava di mandare fuori giri la logistica e l’inflazione occidentale, e la risposta della Casa Bianca ha spazzato via mesi di narrazioni geopolitiche in un solo pomeriggio. Donald Trump ha annunciato un accordo diretto con Vladimir Putin per l’immissione immediata di milioni di tonnellate di diesel russo sui mercati statunitensi e globali, formalizzato pochi minuti dopo dal Dipartimento del Tesoro americano.

Di fronte allo spettro di una paralisi dei trasporti su gomma e a bollette energetiche insostenibili per agricoltori e camionisti, Washington ha scelto il pragmatismo più crudo. L’Office of Foreign Assets Control (OFAC) ha pubblicato ufficialmente la General License No. 135, autorizzando la vendita, la consegna e l’importazione diretta di gasolio raffinato dalla Federazione Russa negli Stati Uniti fino al 7 aprile 2027.

La tabella di marcia concordata tra Washington e Mosca prevede un afflusso massiccio e scaglionato per spegnere l’incendio dei prezzi alla pompa:

  • Subito sul mercato: oltre 300.000 tonnellate consegnate con effetto immediato.
  • Nel mese di novembre: ulteriori 500.000 tonnellate destinate al mercato interno e internazionale.
  • Fase successiva: un milione di tonnellate a stretto giro.
  • Fornitura a medio termine: fino a 3 milioni di tonnellate addizionali, compatibilmente con lo stato operativo degli impianti russi.
Finestra temporaleVolume previsto (tonnellate)Obiettivo operativo
Immediato> 300.000Tamponare la carenza di scorte e frenare i futures
Novembre 2026500.000Stabilizzare la domanda pre-invernale
Dicembre – Inizio 20271.000.000Rifornire la rete logistica e i depositi
Tranche successiva3.000.000Calmierare strutturalmente i prezzi alla pompa

Il diesel è il sangue dell’economia reale. Muove i treni merci, alimenta le motrici dei camion che riforniscono i supermercati e manda avanti i trattori nelle campagne. Quando il suo prezzo schizza verso l’alto, non si tratta solo di una spesa in più per chi fa il pieno all’utilitaria: si innesca una reazione a catena che gonfia il costo di ogni singolo bene sullo scaffale.

Trump conosce bene questo moltiplicatore e non intende presentarsi alle urne con una spirale inflattiva fuori controllo. Rivendicando il controllo dello Stretto di Hormuz e mandando un avvertimento perentorio a Teheran sul nucleare, il presidente americano ha preferito archiviare temporaneamente i vincoli sanzionatori pur di scongiurare una batosta economica per le famiglie e le piccole imprese.

Resta però un enorme punto interrogativo industriale che Washington e Mosca non possono ignorare: la reale capacità di raffinazione russa. Le ondate di attacchi con droni ucraini negli ultimi mesi hanno colpito duramente gli impianti di distillazione e cracking primario della Russia europea, riducendo l’output effettivo tra il 30% e il 50%. Mosca sarà davvero in grado di raffinare e spedire quasi 5 milioni di tonnellate senza prosciugare la propria riserva interna o razionare il gasolio sul mercato domestico?

Anche se l’esenzione dell’OFAC tutela primariamente il mercato statunitense, l’effetto vasodilatatore sul resto dell’Occidente è matematico. Se l’idrovora della domanda americana trova sfogo nelle forniture russe, centinaia di migliaia di barili di distillati provenienti dal Golfo Persico o dall’India torneranno disponibili per l’Europa, allentando la morsa sui margini di raffinazione continentali. Quando la realtà economica bussa al portafoglio, persino le sanzioni più granitiche scoprono improvvisamente la via della flessibilità.

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