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Trump blinda la Groenlandia: accordo militare permanente con la Danimarca ed esclusione totale di Mosca e Pechino

Accordo permanente tra USA, Danimarca e Groenlandia: basi illimitate per il Pentagono e stop agli investimenti di Pechino e Mosca su terre rare e infrastrutture.

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Secondo quanto annunciato dallo stesso Presidente Trump, Washington ha chiuso una partita strategica fondamentale: un‘intesa permanente con Copenaghen e Nuuk che concede alle forze armate statunitensi accesso totale e basi illimitate sui ghiacci dell’isola, sbarrando l’ingresso a qualsiasi interferenza russa o cinese.

Chi si aspettava l’acquisto dell’isola in stile immobiliare newyorkese è rimasto spiazzato. L’amministrazione Trump ha scelto la via del pragmatismo strategico: niente compravendita formale, la sovranità resta danese, ma il controllo operativo e militare passa interamente al Pentagono. In termini pratici, Washington ottiene la sostanza senza i costi di gestione civile.

I punti fermi dell’intesa delineano un cambio di passo netto rispetto al vecchio trattato del 1951:

  • Diritti permanenti di sorvolo e basi: gli Stati Uniti possono aprire nuove installazioni senza dover chiedere l’approvazione preventiva di Danimarca o Groenlandia.
  • Blocco totale agli avversari: Russia, Cina e Stati fuori dalla NATO non potranno mettere piede sull’isola né con truppe né con infrastrutture.
  • Veto sugli investimenti critici: cavi sottomarini, porti, telecomunicazioni ed estrazione mineraria saranno accessibili solo a capitali occidentali.
  • Clausola di continuità: l’accordo rimarrà valido anche se la Groenlandia dovesse dichiarare la piena indipendenza in futuro, e questo ha dovuto richiedere, evidentemente, l’accordo con Nuuk.

La motivazione dichiarata è la difesa dal riarmo sottomarino di Mosca e dai tentativi cinesi di acquisire asset strategici. A Washington brucia ancora il precedente del Canale di Panama, dove Pechino è entrata dalla porta commerciale dei porti civili. Qui la porta è stata chiusa a chiave con il lucchetto militare. Però l’aspetto più rilevante è quello economico industriale: la Groenlandia custodisce enormi riserve di terre rare e materie prime critiche, indispensabili per la transizione tecnologica e la difesa.

Blindare i cavi di comunicazione, le rotte artiche e i siti minerari significa creare una riserva strategica occidentale, tagliando fuori le catene di fornitura asiatiche. L’Artico ospiterà anche radar avanzati per il nuovo scudo antimissile americano (Golden Dome).

I contribuenti americani, fa notare il Dipartimento di Stato, non pagheranno affitti per questi diritti. La spesa pubblica statunitense si concentrerà invece in contratti di difesa e cantieristica per erigere basi operative avanzate. Nello stesso tempo è ovvio che questi investimenti avranno ricadute econmiche anche sulle comunità locali.

La Danimarca, che inizialmente parlava di pretese assurde, ha dovuto fare i conti con la realtà: garantire la sicurezza di un territorio immenso con il proprio bilancio della difesa era semplicemente impossibile. Gli USA mettono lo scudo e gli investimenti, la Groenlandia resta autonoma sulla carta, ma il perimetro di controllo militare del Nord America ora arriva ufficialmente al Polo Nord. Ora bisognerà vedere se Washington avrà veramente risorse e volontà per sfruttare questa possibilità.

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