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Tregua a orologeria nei cieli di Kiev: il blitz di Kushner e Witkoff al Cremlino e il muro di Putin
Blitz a sorpresa a Mosca degli inviati di Trump sotto una tregua aerea di 72 ore: Putin gela le speranze e ribadisce richieste insindacabili.

Mentre le sirene d’allarme tacciono su Kiev solo grazie a una fragile tregua di settantadue ore, il Cremlino ha aperto i suoi battenti agli inviati speciali di Donald Trump. Una visita lampo carica di tensione, dove ogni minuto conta prima che i bombardamenti riprendano a colpire la capitale ucraina.
Steve Witkoff e Jared Kushner sono atterrati a Mosca nella mattinata di sabato, accolti sulla pista d’atterraggio da Kirill Dmitriev e dal consigliere diplomatico Yuri Ushakov. Poche ore dopo, i due emissari statunitensi si sono seduti di fronte a Vladimir Putin per riaprire un canale negoziale dopo quattro anni e mezzo di guerra ininterrotta.
Una pausa armata per consentire il vertice
Il dato più immediato e concreto di questo incontro è arrivato dai cieli. Mosca ha ordinato il blocco totale dei raid aerei su Kiev per tre giorni consecutivi, a partire dalla mezzanotte di sabato.
Il portavoce russo Dmitry Peskov ha confermato che la misura serve a garantire la sicurezza della delegazione statunitense, attesa a Kiev subito dopo i colloqui in Russia. Dal canto suo, Volodymyr Zelensky ha fatto sapere che le forze ucraine ridurranno i lanci di droni verso la capitale russa fino a lunedì, consentendo lo svolgimento sereno delle celebrazioni per la festa della città di Mosca.
🚨 JUST IN: Russian President Vladimir Putin just WALKED OUT, expressed his thanks to President Trump, and met with Trump peacemakers Steve Witkoff and Jared Kushner in Moscow
Putin and Zelensky also just struck a 3-DAY PAUSE in the fighting! 🙏🏻
PUTIN: “I'd like you to please… pic.twitter.com/2hVYRCAiHt
— Eric Daugherty (@EricLDaugh) September 5, 2026
Si tratta della prima volta dall’inizio delle ostilità in cui Kushner e Witkoff mettono piede sia a Mosca sia a Kiev nello stesso viaggio diplomatico.
Il faccia a faccia al Cremlino
Il colloquio si è aperto con toni apparenti di cortesia, ma la sostanza resta di una durezza estrema. Vladimir Putin ha descritto la crisi ucraina ai suoi interlocutori con una formula netta: la situazione è «tutt’altro che semplice».
Il leader russo ha ringraziato formalmente Donald Trump per i suoi sforzi volti a raggiungere una mediazione, ma non ha concesso alcuna apertura sui punti decisivi. Dalle dichiarazioni ufficiali emerge che la Russia considera le proprie condizioni di partenza del tutto «incrollabili».
🚨 JUST IN: Russian President Vladimir Putin just WALKED OUT, expressed his thanks to President Trump, and met with Trump peacemakers Steve Witkoff and Jared Kushner in Moscow
Putin and Zelensky also just struck a 3-DAY PAUSE in the fighting! 🙏🏻
PUTIN: “I'd like you to please… pic.twitter.com/2hVYRCAiHt
— Eric Daugherty (@EricLDaugh) September 5, 2026
Anche Witkoff ha usato parole molto diplomatiche e cortesi verso Putin. Pubblicamente non vi è stata nessuna frizione, anche se la trattativa è estemamente complessa:
Steve Witkoff to Putin:
President Putin, thank you so much for having us.
We were sitting outside just now, me, Jared, Kirill, Yuri, and we were talking about, when we retire, we will have all these incredible stories and memories, and yours will be right at the top of it all. pic.twitter.com/r4OVAZSaST
— Clash Report (@clashreport) September 5, 2026
Nelle stanze del Cremlino, le aspettative erano basse già prima dell’atterraggio dell’aereo americano. I vertici russi ritengono di avere il vantaggio sul campo di battaglia e puntano a consolidare il controllo sull’intera regione di Donetsk entro la fine dell’anno.
Le distanze al tavolo negoziale
Il confronto tra le parti evidenzia un divario che finora nessun emissario è riuscito a colmare:
Le richieste del Cremlino: cessione integrale delle quattro province contese (Donetsk, Lugansk, Zaporizhzhia, Kherson) e rinuncia formale dell’Ucraina a qualsiasi ingresso nella NATO.
Le proposte della delegazione USA: riproposizione di idee già respinte, tra cui la trasformazione del Donbass in una zona economica a statuto speciale e intese per il disimpegno graduale.
La posizione di Kiev: rifiuto categorico di cedere territori difesi a carissimo prezzo, considerando qualsiasi rinuncia forzata come una resa inaccettabile.
I fatti dietro la diplomazia delle foto
L’accelerazione impressa da Washington risponde a un calendario politico ben preciso. Con le elezioni di metà mandato ormai vicine negli Stati Uniti, la Casa Bianca ha bisogno di mostrare risultati tangibili su uno dei dossier esteri più pesanti.
Tuttavia, tra un pranzo di lavoro e una foto di rito, la realtà del terreno militare non cambia con un colloquio di poche ore. Gli emissari americani voleranno a Kiev domenica, apparentemente senza grossi elementi. Nello stesso tempo però questa visita avviene dopo quella del direttore della CIA Redcliff, quindi non può essere stata semplicmente di cortesia. Qualcosa deve bollire in pentola, anche perché tutte le parti sono provate dalla durezza della guerra.
Oggi ci saranno gli incontri a K iev. Difficilmente vedremo dei risultati immediati ed evidenti, ma, nello stesso tempo, se i mediatori rimanessero nell’area o decidessero di tornare a Mosca, questo sarebbe il segno che una non facile trattativa è iniziata.







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