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Clima, l’Artico spiazza la NASA: dal 2010 la stagione del disgelo ha smesso di allungarsi. Ecco cosa sta accadendo
Uno studio satellitare della NASA rivela che dal 2010 la stagione dello scioglimento nell’Artico ha smesso di allungarsi: lo scudo delle nuvole frena il disgelo.

Per decenni le previsioni sembravano scritte su pietra: i ghiacci del Polo Nord destinati a sciogliersi a un ritmo sempre più rapido, senza pause. Invece, la natura ha scombinato i calcoli.
Un’ampia indagine condotta dagli scienziati della NASA ha portato alla luce un fatto tanto reale quanto inatteso. Dopo decenni di corsa inarrestabile, l’allungamento della stagione di scioglimento dei ghiacci artici si è improvvisamente fermato attorno al 2010.
Da circa quindici anni, la finestra temporale in cui il ghiaccio marino si scioglie non cresce più. È entrata in una fase di stabilità imprevista che costringe i ricercatori a rivedere i modelli fisici della regione polare.
Quarant’anni di osservazioni dallo spazio
I ricercatori del Goddard Space Flight Center della NASA hanno esaminato le immagini raccolte dai satelliti tra il 1979 e il 2023. Il punto di partenza conferma che il clima polare è cambiato a fondo: oggi la stagione del disgelo dura circa 40 giorni in più rispetto al 1979.
Il dato sorprendente, però, riguarda la cronologia:
- Quasi tutto questo allungamento è avvenuto prima del 2010.
- Dal 2010 a oggi, la durata media del periodo di fusione è rimasta stabile, muovendosi su un livello costante pur con alti e bassi tra un anno e l’altro.
- A provocare l’aumento storico non è stato l’arrivo anticipato della primavera, ma il ritardo con cui il mare tornava a gelare in autunno.
In termini fisici, il motore che sembrava spingere verso un disgelo sempre più lungo ha smesso improvvisamente di accelerare.
Il delicato equilibrio dell’energia solare
Per capire come sia stato possibile questo arresto, gli scienziati hanno studiato il bilancio energetico dell’Artico: la differenza tra il calore che entra dal Sole e quello che sfugge nello spazio sotto forma di radiazione infrarossa.
Negli anni Duemila si era innescato un circolo vizioso: meno ghiaccio significava più acqua scura scoperta. L’oceano assorbiva calore solare durante l’estate e questo calore accumulato impediva all’acqua di formare nuovo ghiaccio con l’arrivo dei primi freddi autunnali. Tra il 2000 e il 2010, in diverse zone la stagione di fusione guadagnava fino a 5 giorni ogni anno.
Attorno al 2010, però, è intervenuto un fattore pratico decisivo: la copertura delle nuvole.
Una diversa distribuzione delle nubi durante l’estate ha iniziato a schermare la superficie dell’Oceano Artico, riducendo la quantità di raggi solari che colpiscono l’acqua aperta. Meno sole diretto ha significato meno calore immagazzinato dal mare, permettendo al ghiaccio di riformarsi in autunno senza ulteriori ritardi.
Ghiaccio vecchio contro ghiaccio giovane
La scienziata della NASA Linette Boisvert, coautrice della ricerca, mette in guardia su un dettaglio pratico fondamentale. La banchisa polare di oggi non è affatto uguale a quella di quarant’anni fa.
In passato l’Artico era coperto da una vasta coltre di “ghiaccio pluriennale”, spesso diversi metri e capace di resistere alle estati. Oggi quel ghiaccio antico è quasi scomparso, sostituito da una crosta molto più sottile e recente, nata durante l’inverno precedente.
| Parametro fisico | Fase 1979 – 2000 | Fase 2000 – 2010 | Fase 2010 – Oggi |
| Spessore prevalente | Spesso (ghiaccio pluriennale) | In rapido assottigliamento | Molto sottile (ghiaccio stagionale) |
| Durata stagione disgelo | Crescita lenta | Espansione record (+5 gg/anno) | Stabile (plateau con forti sbalzi) |
| Fattore dominante | Spessore e inerzia termica | Assorbimento calore marino | Nuvole, venti e tempeste estive |
| Autunno (congelamento) | Regolare a fine estate | Fortemente ritardato | Data di congelamento stabilizzata |
Essendo così sottile, il ghiaccio odierno reagisce in modo immediato al meteo locale. Se l’estate è coperta e nuvolosa, lo scioglimento si blocca. Se arrivano tempeste o venti forti, la lastra può frantumarsi in pochi giorni. Il meteo a breve termine è diventato il vero padrone del polo.
Pausa duratura o semplice tregua?
Gli scienziati invitano alla prudenza: l’attuale stallo potrebbe essere una fase transitoria. Se le riserve residue di ghiaccio spesso a nord della Groenlandia e dell’arcipelago canadese dovessero cedere, potrebbe partire una nuova fase di rapido disgelo. In realtà non si conoscono adeguatamente i modelli climatici per delle previsioni a lungo termine affidabili.
Per il momento, i dati satellitari confermano che i meccanismi naturali sono ben più complessi delle previsioni lineari: una semplice variazione nel passaggio delle nuvole è bastata a fermare sul posto un fenomeno che tutti davano per inarrestabile.







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