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Trattati commerciali UE: la Francia dice no al “solo inglese”. L’Europa perde 50 miliardi all’anno
Burocrazia letale: l’Europa perde 50 miliardi l’anno per tradurre i trattati. Bruxelles vuole usare solo l’inglese, ma Francia e Italia si ribellano. Nel frattempo, l’Unione ignora del tutto il potenziale dell’Intelligenza Artificiale.

La Francia, appoggiata in modo simile dall’Italia, si è messa di traverso. Il motivo? La lingua. Parigi si oppone fermamente alla proposta di “anglicizzare” i colloqui commerciali dell’Unione Europea. I funzionari francesi hanno sollevato obiezioni costituzionali molto chiare: la nazione non può essere vincolata a un testo legale che non sia scritto in francese. Lo stesso principio di tutela vige per l’Italia, che non intende cedere sovranità su documenti che impattano le proprie aziende senza una versione ufficiale nella propria lingua.
Tutto nasce da un’idea di Maroš Šefčovič, commissario europeo per il Commercio. Per accelerare l’approvazione degli accordi di libero scambio, il commissario ha suggerito di redigere le bozze e fare l’intera revisione legale esclusivamente in lingua inglese. Attualmente, questa procedura richiede fino a due anni. Il motivo di tanta lentezza è che ogni modifica al testo deve essere discussa, concordata e tradotta in tutte le 24 lingue ufficiali dell’Unione Europea prima della firma. Usando solo l’inglese per i lavori preparatori, la Commissione spera di dimezzare i tempi a un solo anno.
Le ricadute di questa lentezza burocratica sono pesanti per l’economia reale. L’esempio più evidente è il grande accordo con il blocco sudamericano del Mercosur, firmato a gennaio dopo anni di attese estenuanti. Secondo uno studio del centro di ricerca ECIPE, ogni anno di ritardo nell’applicazione di questi trattati costa all’Unione Europea oltre 50 miliardi di euro in mancata crescita del PIL.
Bruxelles ha fretta di chiudere nuovi accordi e diversificare le catene di fornitura, allontanandosi dalle restrizioni imposte da Stati Uniti e Cina, e per questo cerca di spingere il Mercosur, ma la disputa sembra francamente fuori tempo, come se venisse dal secolo scorso. La contesa sembra veramente fuori dal tempo, ma per entrambe le parti, perché pensare che l’uso dell’inglese renda, di per se, più rapido il processo d’apporvazione è un pensiero da burocrate di Bruxelles.
- Il paradosso dell’inglese: Bruxelles spinge per usare come “lingua franca” un idioma che, di fatto, non è più la lingua madre dell’Unione. Dopo la Brexit, l’inglese è lingua ufficiale solo in Irlanda e Malta. Le lingue di lavoro principali sono inglese, francese e tedesco. Viene da chiedersi perché una struttura enorme come l’UE non riesca a integrare con lo stesso peso l’italiano, lo spagnolo o il polacco.
- L’ignoto mondo dell’Intelligenza Artificiale: La lentezza della Commissione oggi è ingiustificabile. Con i moderni sistemi di intelligenza artificiale, almeno per quanto riguarda le bozze, è possibile ottenere traduzioni tecnicamente perfette in pochi minuti e a costi vicini allo zero. La tecnologia per abbattere i tempi esiste già, se vogliono un sistema europeo dovrebbero stimolarne la creazione.
- Il modello svizzero: Se guardiamo fuori dai confini UE, la Svizzera produce regolarmente leggi e documenti ufficiali in quattro lingue nazionali (incluso il romancio, parlato da poche migliaia di persone). Lo fa senza alcun problema legislativo e senza paralizzare la propria economia.
Difendere la propria lingua e la Costituzione è un diritto innegabile per le nazioni europee. Ma ignorare le nuove tecnologie e lasciare che le imprese perdano miliardi a causa di una burocrazia lenta e obsoleta è un lusso che l’Europa non può permettersi, ma che spiega molto, molto bene come funzionino le cose a Bruxelles, dove si pensa sia più semplice cancellare le specificità nazionali piuttosto che fare un passo avanti tecnologico.







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