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Terremoto politico in Germania: l’AfD vola al 29%, crolla la CDU e il governo trema

Sondaggio shock in Germania: AfD tocca il record del 29%, mentre la CDU sprofonda al 20%. Analisi di un terremoto politico che paralizza il governo e fa tremare la leadership di Merz a pochi mesi da elezioni regionali decisive.

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Il cielo sopra Berlino si fa sempre più cupo per i partiti storici dell’establishment. Se i sondaggi sono il termometro del sentimento popolare, la Germania è attualmente in preda a una febbre politica senza precedenti. L’ultima rilevazione dell’istituto demoscopico YouGov non è solo l’ennesimo campanello d’allarme, ma un vero e proprio trauma per le certezze del sistema tedesco, certificando un distacco storico tra l’Alternative für Deutschland (AfD) e l’alleanza conservatrice CDU/CSU.

I dati parlano chiaro, con una nitidezza che non lascia spazio a consolazioni di sorta. L’Unione CDU/CSU precipita rovinosamente al 20%, bruciando ben due punti percentuali rispetto alle rilevazioni di metà maggio. Per trovare un risultato altrettanto disastroso nell’archivio YouGov, bisogna tornare all’autunno del 2021, nei giorni drammatici della sconfitta di Armin Laschet contro l’attuale cancelliere Olaf Scholz. Dall’altra parte della barricata, l’AfD non si limita ad avanzare, ma letteralmente vola: guadagnando un ulteriore punto percentuale tocca quota 29%, segnando il miglior risultato di sempre per la formazione in questa serie storica di sondaggi.

La vera notizia che fa tremare i palazzi del potere, tuttavia, non è solo la crescita assoluta della destra, ma la voragine che si è aperta alle sue spalle. Tra il primo partito (AfD) e il secondo (CDU/CSU) si interpongono oggi ben nove punti percentuali di scarto. Una distanza siderale, mai registrata in precedenza. Fino ad oggi, persino nei sondaggi più punitivi per le opposizioni istituzionali come quelli di Insa o Forsa, il divario massimo si era fermato tra i sei e gli otto punti. YouGov certifica che lo strappo nel tessuto elettorale tedesco si sta allargando irreparabilmente.

Ecco la fotografia aggiornata delle intenzioni di voto in sintesi:

  • AfD: 29% (+1)
  • CDU/CSU (Unione): 20% (-2)
  • Verdi (Grünen): 14% (+1)
  • SPD (Socialdemocratici): 12% (-1)
  • Die Linke (La Sinistra): 12% (+1)
  • FDP (Liberali): 5% (+1)
  • BSW: 4% (invariato)

In questo scenario, il dramma politico non si consuma soltanto a destra. Il Partito Socialdemocratico (SPD) continua la sua inesorabile marcia all’indietro. Cedendo un ulteriore punto, scivola al 12% – eguagliando il suo peggior risultato dal 2019 – finendo nettamente sorpassato persino dai Verdi, che risalgono timidamente al 14%. Da segnalare anche il consolidamento della Linke al 12% e il colpo di reni della FDP, che agguanta la fatidica soglia di sbarramento del 5%, fondamentale per sperare in una sopravvivenza parlamentare nel prossimo Bundestag, traguardo che invece sfugge alla neo-formazione BSW, inchiodata al 4%.

Il tramonto della coalizione e il nodo Merz

Mettendo da parte le singole percentuali e guardando al quadro della governabilità, la situazione si fa insostenibile. La teorica coalizione “rosso-nera” – l’asse tra conservatori e socialdemocratici – raccoglierebbe oggi un misero 32% dei consensi complessivi. Poco, troppo poco. Meno di un terzo dell’elettorato sostiene le forze che per decenni hanno garantito il baricentro inamovibile della Repubblica Federale. È la rappresentazione plastica di uno scollamento totale tra l’offerta politica tradizionale e le reali istanze degli elettori.

L’attuale governo appare del tutto bloccato, logorato da contrasti e polemiche che ne paralizzano l’azione. In questo panorama desolante, l’impopolarità di Friedrich Merz alla guida della CDU è diventata un fardello insostenibile. La sua strategia non sta affatto drenando voti all’AfD come promesso, ma sembra piuttosto disorientare l’elettorato moderato, stanco di una linea percepita come incerta e incapace di offrire una vera alternativa di rottura. La tattica dell’isolamento a tutti i costi sta soffocando chi l’ha imposta, invece di chi ne è oggetto.

Verso il bivio di settembre

In questo clima da fine impero, le voci di un possibile ribaltone ai vertici della CDU si fanno sempre più forti e insistenti. Il partito non può realisticamente permettersi di arrivare alle prossime scadenze con una leadership così compromessa. Si moltiplicano le spinte per un nuovo assetto, fino all’ipotesi estrema di elezioni anticipate che azzererebbero le carte in tavola.

Il vero banco di prova, il momento della verità che potrebbe trasformare i sondaggi in sentenze inappellabili, è fissato per l’autunno. Le elezioni regionali in territori chiave, come la Sassonia-Anhalt, non saranno un semplice test amministrativo. Se le urne dovessero confermare una larga e clamorosa vittoria dell’AfD, magari con un’inedita maggioranza assoluta nel parlamento regionale, l’impatto a livello federale sarebbe immediato. A quel punto, i vertici di partito a Berlino sarebbero costretti a prendere atto della fine di un’era, aprendo una fase di profonda incognita per l’intero assetto istituzionale del Paese, perfino aprendo la strada a una forma d’alleanza con le  destra identitaria.

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