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Terremoto in Germania: AfD vola al 29%, Merz affonda. Il voto nella Bassa Sassonia conferma l’esplosione dei sovranisti

L’AfD raggiunge il record del 29% e stacca la CDU di nove punti: il 78% dei tedeschi sfiducia Merz. In Bassa Sassonia nuova esplosione elettorale di AfD

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Il crollo politico di Friedrich Merz sta trascinando la Germania verso una crisi di governabilità senza precedenti. Secondo l’ultimo sondaggio dell’istituto Insa per la Bild, Alternative für Deutschland (AfD) sale al 29%, staccando l’alleanza CDU/CSU di ben nove punti percentuali. Con il 78% dei tedeschi convinto che Merz non sia più la persona adatta a guidare il Paese, la prima economia europea si trova di fatto senza una rotta politica chiara.

La batosta elettorale subita dai democristiani in Sassonia-Anhalt ha aperto una voragine. All’Est la situazione è ancora più netta: stando ai dati di RTL e ntv, l’AfD raccoglie il 45% delle preferenze, riducendo la CDU al 12% e lasciando i partiti tradizionali ai margini.

PartitoPercentualeVariazione
AfD29%+1%
CDU/CSU20%Stabile
Verdi14%+1%
SPD13%Stabile
Die Linke10%Stabile
FDP4%Stabile
BSW3%-1%
Altri7%-1%

La matematica parlamentare rende il quadro chiaro: poiché liberali della FDP e alleanza BSW restano sotto la soglia del 5%, il 14% dei voti complessivi va disperso: per formare un governo basta quindi raccogliere poco più del 43% dei consensi.

Le opzioni rimaste sul tavolo sono quasi impraticabili:

  • Una coalizione “keniota” (CDU/CSU, Verdi e SPD) raggiungerebbe il 47%, ma metterebbe insieme programmi economici del tutto incompatibili, che non farebbero che accelerare la perdita d’identità dei centristi.
  • Una maggioranza di centrodestra (CDU/CSU e AfD) avrebbe numeri solidi con il 49%, ma è bloccata dalla risoluzione interna dei popolari che vieta qualsiasi accordo con la destra.
  • Una vecchia Grande Coalizione (CDU/CSU e SPD) si fermerebbe a un misero 33%, lontanissima dai numeri minimi per governare.
  • Una Coalizione di Centrosinistra (SPD , Verdi e Linke) arriverebbe solo al 37%

Per il tessuto produttivo tedesco, questa impasse è una condanna. Con il settore dell’auto in grave difficoltà e i costi dell’energia alle stelle, servirebbero investimenti pubblici massicci e un sostegno concreto alla domanda interna. Il governo federale cade verso l’immobilismo più totale.

Invece, l’eventuale accordo a tre tra popolari, socialisti e verdi rischierebbe di partorire solo compromessi al ribasso. Si continuerebbe a rimandare la spesa per infrastrutture per non rompere il vincolo del freno al debito, soffocando le fabbriche e i consumi delle famiglie.

Il leader bavarese della CSU, Markus Söder, prova a serrare i ranghi escludendo una sfiducia immediata a Merz, ma ha ammesso che il calo di consensi è il peggiore mai visto. In questo momento la CDU/CSU scarta la possibilità di un accordo con AfD, ma la politica è un elemento sempre in evoluzione e anche questo veto, inspeigabile a buona parte dell’elettorato, è destinato a cadere di fronte all’alternativa, o al risultato, di nuove elezioni.

Schiaffo in Bassa Sassonia: l’AfD triplica i voti, crollano i partiti di Berlino e la CDU locale scarica Merz

Il voto amministrativo in Bassa Sassonia si trasforma nell’ennesimo terremoto politico per il governo federale. Alternative für Deutschland (AfD) triplica i propri consensi balzando al 15,9%, mentre i partiti dell’alleanza di governo a Berlino – l’Unione (CDU/CSU) e i socialdemocratici della SPD – subiscono un’emorragia netta di voti. Il risultato apre una frattura interna senza precedenti: il leader regionale democristiano, Sebastian Lechner, prende pubblicamente le distanze dal cancelliere Friedrich Merz, denunciando un devastante problema di credibilità della dirigenza nazionale.

Non siamo nei Länder orientali, dove il malcontento era stato spesso liquidato come una protesta periferica. La Bassa Sassonia è uno dei pilastri dell’ovest produttivo, la terra della Volkswagen e dei grandi distretti metalmeccanici. Quando il consenso frana qui, significa che l’allarme ha raggiunto il cuore pulsante dell’industria tedesca e non deve essere sottovalutato, anche se era solo un voto nei comuni del Land.

PartitoRisultato 2026Variazione vs 2021
CDU27,2%-4,5%
SPD24,6%-5,4%
AfD15,9%+11,3%
Verdi14,1%-1,8%
Die Linke6,0%+3,2%
FDP3,7%-2,8%

A trainare questo scontento non sono astratte discussioni ideologiche, ma la realtà materiale delle famiglie e delle fabbriche. Il leader locale della CDU lo ha ammesso senza giri di parole: i cittadini sono esasperati dall’impennata delle bollette energetiche, dai costi degli alloggi e da buste paga dove il netto reale si assottiglia mese dopo mese.

Con l’industria automobilistica regionale che riduce i turni e taglia i piani di sviluppo, l’austerità di bilancio difesa a oltranza da Berlino mostra tutti i suoi limiti. Senza investimenti pubblici mirati a sostenere la domanda interna e a calmierare i costi strutturali dell’energia, le imprese perdono commesse e i lavoratori perdono fiducia.

La reazione dell’elettorato è stata immediata. L’AfD passa dal 4,6% al 15,9%, capitalizzando la rabbia sociale ed entrando in forza in tutti i consigli distrettuali e municipali. Allo stesso tempo, la sinistra radicale di Die Linke raddoppia i propri consensi salendo al 6,0%, mentre i liberali della FDP precipitano al 3,7%, confermando il crollo della loro presenza sul territorio. Ricordiamo che essendo elezioni comunali la figura del sindaco uscente è sempre importante e che la CDU ha condotto una guerra amministrativa durissima contro AfD, facendo cancellare alcuni suoi candidati.

L’amara ironia per Friedrich Merz è che il pericolo maggiore non arriva più soltanto dall’opposizione, ma dall’interno della stessa CDU. Se i leader regionali dell’ovest arrivano a chiedere apertamente una svolta politica a Berlino per non essere travolti alle prossime scadenze elettorali, il dogma del rigore rischia di sgretolarsi sotto il peso del voto popolare.

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