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Il petrolio iraniano inizia ad arrivare in Tagikistan nonostante le sanzioni statunitensi

Dushanbe avvia l’import di greggio da Teheran per allentare la dipendenza da Mosca (91%), ma la mossa espone le banche locali al blocco finanziario degli Stati Uniti.

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Il Tagikistan ha annunciato di aver iniziato a ricevere petrolio e prodotti petroliferi dall’Iran, aprendo così una potenziale nuova fonte energetica per un Paese le cui forniture di carburante sono state a lungo dominate dalla Russia.

Le consegne sono iniziate alla fine di agosto, come ha riferito il Ministero dell’Energia e delle Risorse Idriche del Tagikistan all’agenzia di stampa Asia-Plus, a seguito dei colloqui tra i due Paesi sull’ampliamento della cooperazione nel settore del petrolio e del gas.

Il ministero non ha reso noti il volume delle spedizioni, i relativi termini commerciali né le modalità con cui il petrolio e i prodotti petroliferi sono stati trasportati in Tagikistan.

La mossa solleva inoltre interrogativi sulle potenziali sanzioni secondarie statunitensi per chi intrattiene rapporti commerciali con l’Iran, in particolare alla luce dell’intensificarsi delle pressioni esercitate da Washington sui proventi petroliferi di Teheran.

La portavoce del Tesoro statunitense Gigi O’Connell ha affermato che il dipartimento non commenterà accuse specifiche di violazioni delle sanzioni, ma ha avvertito che i settori petrolifero e petrolchimico iraniani sono soggetti a un maggiore rischio di sanzioni.

«Chiunque operi in quel settore si assume tale rischio se continua a scegliere di farlo», ha dichiarato O’Connell in una risposta inviata via e-mail a RFE/RL.

Il Tagikistan ha chiesto all’Iran di fornire fino a 2,55 milioni di tonnellate all’anno di petrolio greggio e prodotti petroliferi, tra cui benzina, gasolio e carburante per aerei. Tuttavia, tale cifra rappresenta un volume richiesto o potenziale, piuttosto che la quantità attualmente fornita.

Il potenziale passaggio alle forniture iraniane potrebbe offrire a Dushanbe un’altra opzione, sebbene gli aspetti economici e logistici del trasporto di grandi quantità di petrolio iraniano verso il Tagikistan, paese senza sbocco sul mare, rimangano poco chiari.

L’accordo petrolifero arriva in un momento in cui il Tagikistan deve affrontare una continua incertezza riguardo alle forniture di carburante dalla Russia, che nella prima metà del 2026 ha rappresentato oltre il 91 per cento delle importazioni di prodotti petroliferi del Paese.

L’analista politico tagiko Parviz Mullojonov ha affermato che la ricerca di forniture iraniane è in parte motivata dalla necessità del Tagikistan di assicurarsi fonti energetiche alternative.

Riscaldamento delle relazioni

Le forniture iraniane giungono inoltre in un contesto di più ampio riscaldamento delle relazioni tra Dushanbe e Teheran.

«La notizia secondo cui l’Iran ha iniziato a vendere petrolio al Tagikistan giunge in un momento in cui le relazioni tra Dushanbe e Teheran si stanno riscaldando e i due paesi si stanno avvicinando», ha affermato Edward Lemon, presidente dell’Oxus Society for Central Asian Affairs.

Il Tagikistan e l’Iran, che condividono stretti legami linguistici e storici, hanno stabilito relazioni diplomatiche nel 1992. Il Ministero degli Esteri del Tagikistan afferma che il commercio bilaterale ha raggiunto i 438 milioni di dollari nel 2025, con un aumento del 28 per cento rispetto all’anno precedente, e che i due paesi hanno firmato oltre 200 accordi e memorandum.

In occasione di una riunione della commissione intergovernativa tagiko-iraniana tenutasi a Dushanbe a maggio, i funzionari hanno discusso di energia, trasporti, industria, investimenti, scienza e tecnologia.

I due paesi intrattengono anche rapporti nel settore della difesa. Nel 2022, l’Iran e il Tagikistan hanno inaugurato a Dushanbe uno stabilimento per la produzione di droni, destinato a realizzare i droni Ababil-2 progettati dall’Iran.

Ma le relazioni tra i due paesi non sono sempre state strette. I rapporti si sono deteriorati bruscamente a metà degli anni 2010, con Dushanbe diffidente nei confronti del presunto sostegno di Teheran al Partito della Rinascita Islamica, vietato in Tagikistan.

Nel 2017, Dushanbe ha inoltre accusato Teheran di essere coinvolta in una serie di omicidi politici avvenuti in Tagikistan negli anni ’90, accuse che Teheran ha negato.

I rapporti hanno iniziato a distendersi all’inizio degli anni ’20. Nel 2022, il presidente tagiko Emomali Rahmon si è recato in visita a Teheran e le due parti si sono impegnate a rafforzare i legami diplomatici, commerciali e di sicurezza.

La questione delle sanzioni

Una delegazione tagika in visita a Teheran ad agosto ha tenuto colloqui con funzionari iraniani responsabili dei prodotti petroliferi e delle ferrovie; secondo l’Ambasciata tagika a Teheran, tra i temi discussi figuravano le forniture energetiche e la logistica.

Tuttavia, una più stretta cooperazione energetica con l’Iran potrebbe anche creare complicazioni per Dushanbe, dato che Washington sta aumentando la pressione su Teheran.

Ai sensi delle norme statunitensi sulle sanzioni contro l’Iran, le società straniere e le istituzioni finanziarie possono incorrere in sanzioni per determinate transazioni significative che coinvolgono petrolio e prodotti petroliferi iraniani.

O’Connell ha inoltre sottolineato il rischio di sanzioni secondarie per chi continua a intrattenere rapporti commerciali con il regime iraniano e ha affermato che qualsiasi entità che faciliti il riciclaggio di denaro o l’elusione delle sanzioni per conto dell’Iran rischia di essere esclusa dal sistema finanziario statunitense.

Il Dipartimento del Tesoro ha ripetutamente messo in guardia dal rischio di sanzioni legate al petrolio iraniano e ad agosto ha annunciato un ampliamento delle condotte che potrebbero far scattare sanzioni secondarie. Questo potrebbe causare dei problemi nelle non enormi relazioni economiche internazionali del Tajikistan.

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