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Terremoto in Germania: AfD batte la CDU di 7 punti. Il governo otterrebbe solo il 34% dei voti
L’economia tedesca frena e la politica crolla: l’AfD tocca il record storico del 29% mentre i partiti di governo sprofondano sotto i colpi dell’inflazione e della crisi energetica. Si va verso nuove elezioni?

Il quadro politico di Berlino è in pieno fermento. L’ultimo sondaggio domenicale dell’istituto Insa fotografa una situazione che, fino a poco tempo fa, sembrava impensabile: l’AfD vola al 29%, toccando un vero e proprio record storico. Al contrario, l’alleanza CDU/CSU continua a perdere terreno, sprofondando al 22%.
Questo distacco di ben sette punti percentuali segna un nuovo minimo assoluto per i conservatori. Non si tratta di un evento improvviso, ma del culmine di una tendenza molto chiara. Solo a metà aprile, la CDU/CSU era al 25% e l’AfD al 26%. Andando indietro di un altro mese, il partito storico tedesco era addirittura in leggero vantaggio.
Cosa sta succedendo nel cuore economico dell’Europa?
La risposta non si trova solo nelle aule del parlamento, ma nei portafogli dei cittadini. Il partito di governo è schiacciato da una prolungata crisi economica. Le prospettive industriali sono sempre meno incoraggianti e i continui litigi interni con i partner di coalizione dell’SPD non fanno che peggiorare un clima già teso.
I numeri del crollo dei partiti tradizionali
Complessivamente, la coalizione (CDU/CSU e SPD) raccoglie oggi appena il 34% dei consensi. Un vero e proprio tonfo se si pensa che, alle elezioni federali del febbraio 2025, questa stessa area politica aveva ottenuto quasi il 45% dei voti.
Ecco i risultati del sondaggio nel dettaglio:
- AfD: 29% (+1 punto percentuale)
- CDU/CSU: 22% (-1)
- Verdi: 14% (+1,5)
- SPD: 12% (-1)
- Partito di Sinistra (Linke): 10% (-1)
- FDP: 3% (-0,5)
- BSW: 3% (-0,5)
- Altri: 7% (+1,5)
I socialdemocratici dell’SPD, fermi al 12%, subiscono il sorpasso da parte dei Verdi, che risalgono al 14%. La frammentazione colpisce anche formazioni minori come FDP e BSW, entrambe in lieve calo. Comunque la realtà è semplice: la coalizione di governo CDU+SPD sta raccogliento poco più di un terzo dei voti. Il rischio è di ridursi a una forza secondaria.
Le vere cause: energia, inflazione e politiche contraddittorie
I sondaggi, pur con il loro naturale margine di errore (in questo caso del 2,9% su un campione di 1.203 intervistati), indicano chiaramente l’umore del Paese.
La vera spinta per l’AfD non è solo politica, ma profondamente economica. La continuazione delle politiche contraddittorie della maggioranza rosso-nera sta lasciando il Paese senza una bussola. A questo si aggiunge la morsa della crisi energetica, che si traduce direttamente in una fiammata dell’inflazione.
Quando il costo della vita sale e l’energia per far funzionare le fabbriche diventa un lusso, la base industriale tedesca trema. I cittadini vedono il loro potere d’acquisto ridursi mese dopo mese e reagiscono punendo i partiti di governo. La mancanza di un intervento pubblico deciso per sostenere la domanda interna e proteggere l’economia reale sta, di fatto, regalando milioni di voti all’AfD.
Di fronte a questo scenario, i tedeschi si pongono una domanda inevitabile: ha senso continuare con un governo debole e paralizzato, oppure è giunto il momento di staccare la spina e indire nuove elezioni? L’economia sembra aver già dato la sua risposta.







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