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Tempeste solari e infrastrutture a rischio: come un diario medievale giapponese ci mette in guardia
Un antico diario giapponese del XIII secolo ha permesso agli scienziati di scoprire una massiccia tempesta solare avvenuta nel 1201. Un monito dal passato che svela i rischi reali per i nostri satelliti e le reti elettriche di oggi.

Mentre l’attenzione del dibattito economico quotidiano si concentra su inflazione, tassi di interesse e colli di bottiglia nelle catene di approvvigionamento, c’è una minaccia esogena, silenziosa ma potenzialmente devastante, che pende sulle nostre teste: il meteo spaziale. A ricordarci quanto la nostra società iper-connessa sia vulnerabile non è un sofisticato modello matematico contemporaneo, ma un diario scritto oltre ottocento anni fa da un poeta alla corte imperiale del Giappone.
Sembra l’incipit di un romanzo ucronico, ma è pura scienza. Un recente studio condotto dalla Okinawa Institute of Science and Technology (OIST) ha dimostrato come la combinazione di antiche cronache medievali e moderne analisi al radiocarbonio possa svelare i segreti di passate, e future, tempeste solari estreme.
Il Sole furioso del Medioevo
Per comprendere l’entità del rischio, dobbiamo fare un salto indietro al periodo tra il 1190 e il 1220 d.C., un’epoca nota come “Massimo Solare Medievale”. In quel frangente, il nostro Sole era in una fase di attività frenetica. I cicli solari, che oggi durano in media undici anni, all’epoca si erano accorciati a soli 7-8 anni. Un ciclo più breve è sintomo di una circolazione meridionale accelerata all’interno della zona convettiva solare, ovvero un Sole estremamente “agitato”.
Come facciamo a saperlo con tanta precisione? La risposta si trova negli alberi. Quando particelle ad alta energia provenienti dal Sole (i cosiddetti eventi di protoni solari, o SPE) colpiscono la nostra atmosfera, generano carbonio-14, che viene poi assorbito dagli organismi viventi, compresi gli alberi. Analizzando con precisione millimetrica gli anelli di accrescimento di antichi cipressi Asunaro rinvenuti nella prefettura di Aomori, in Giappone , i ricercatori hanno individuato un picco anomalo di carbonio-14 a cavallo tra l’inverno del 1200 e la primavera del 1201 d.C..
Questo evento “sub-estremo” fu imponente: l’analisi suggerisce che l’energia liberata sia stata circa 14 volte superiore a quella del più grande evento moderno registrato nel 1956, l'”Evento Carrington“. Se un’eruzione del genere colpisse la Terra oggi, le conseguenze sarebbero catastrofiche.
Il poeta che guardava le stelle
Ma la scienza moderna aveva bisogno di una mappa per sapere dove (e quando) cercare questo ago nel pagliaio del carbonio-14. Qui entra in gioco Fujiwara no Sadaie, celebre cortigiano e poeta giapponese. Nel suo diario, il Meigetsuki, Fujiwara annotò la comparsa di misteriose “luci rosse” nel cielo a nord di Kyoto il 21 e 23 febbraio del 1204.
Si trattava di aurore boreali a bassa latitudine, sintomo inequivocabile di tempeste geomagnetiche prolungate e di un’attività solare estrema. Guidati da questi resoconti storici (confermati anche da cronache cinesi ed europee dell’epoca ), gli scienziati hanno potuto restringere il campo di indagine e scovare l’evento di protoni solari del 1201, avvenuto proprio in corrispondenza del picco massimo di quel turbolento ciclo solare.
Un monito per il presente
Già l’evento Carrington fece incendiare i telegrafi, pensiamo che effetti potrebbe avere sulla nostra tecnologia un evento 14 volte maggiore. La nostra economia si basa interamente su infrastrutture vulnerabili alle tempeste geomagnetiche:
- Reti elettriche: Correnti indotte geomagneticamente possono fondere i trasformatori di rete ad alta tensione, causando blackout continentali.
- Satelliti e GPS: Le radiazioni solari degradano i pannelli solari dei satelliti e disturbano i segnali GPS. Senza GPS, si fermano la logistica globale, i trasporti marittimi, l’aviazione e persino le transazioni finanziarie ad alta frequenza (che usano il segnale orario del GPS per sincronizzarsi).
- Esplorazione spaziale: Un evento come quello del 1201 sarebbe letale per gli astronauti privi di schermature pesanti, un dettaglio non di poco conto in vista delle future missioni lunari Artemis.
La conoscenza di questi eventi particolari dovrebbe farci ragionare sul pericolo costituito da questi eventi spaziali che, evidentemente, non sono così rari perché accaduti in periodi storici. Non non ci pensiamo, ma la nostra moderna cività è in balia del nostro sole.
L’ironia della sorte vuole che, per proteggere i nostri microchip e le nostre borse valori, abbiamo dovuto chiedere aiuto a un poeta giapponese di ottocento anni fa. Forse, oltre ai grafici del PIL, dovremmo iniziare a guardare un po’ più spesso il cielo







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