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La portaerei nucleare USS Ford come “salvavita” elettrico: la risposta del Pentagono alla fragilità della rete
La Marina USA trasforma la super-portaerei nucleare USS Ford in una gigantesca centrale elettrica galleggiante. Un test senza precedenti per salvare la rete in caso di blackout o attacchi.

Quest’estate, la base navale di Norfolk, in Virginia, assisterà a un esperimento interessante, con implicazioni strategiche ed economiche di primissimo piano. La Marina degli Stati Uniti testerà la capacità della super-portaerei USS Gerald R. Ford di trasformarsi in una gigantesca centrale nucleare galleggiante, in grado di alimentare le infrastrutture terrestri. L’obiettivo ufficiale è garantire la resilienza energetica delle installazioni militari in caso di attacchi o disastri naturali. Tuttavia, leggendo tra le righe, emerge la consapevolezza della drammatica vulnerabilità dell’infrastruttura elettrica civile e la necessità di un robusto intervento statale per blindare la sicurezza nazionale.
La classe Ford non è una semplice nave, ma una città galleggiante che ospita cinquemila persone. Il cuore pulsante di questo colosso d’acciaio è costituito da due reattori nucleari A1B. Sebbene l’output esatto sia classificato, si stima che generino circa 700 MWt ciascuno, per un totale di 1.400 MWt. Si tratta di un incremento di potenza del 25% rispetto alla precedente classe Nimitz. Questa immensa capacità energetica, normalmente destinata alla propulsione, ai sistemi d’arma e alle catapulte elettromagnetiche, verrà reindirizzata verso la costa.

Reattore Bechtel A1B in costruzione
Non è un mistero che i vertici militari guardino con crescente preoccupazione alle reti elettriche civili. Le infrastrutture invecchiano, mentre le minacce asimmetriche – dai droni d’attacco a lungo raggio fino ai cyber-attacchi – si moltiplicano a ritmi allarmanti.
I vantaggi di utilizzare una portaerei come generatore di emergenza sono molteplici:
- Capacità di baseload immediata: Una fornitura costante e massiccia, indipendente dalle condizioni meteorologiche o dall’approvvigionamento di idrocarburi.
- Doppio uso in scenari di crisi: Oltre all’elettricità, l’energia in eccesso può alimentare i distillatori a quattro stadi della nave, capaci di produrre milioni di litri di acqua potabile a pH neutro, un asset inestimabile durante disastri naturali o siccità estreme.
- Deterrenza infrastrutturale: Rendere le basi militarmente autosufficienti scoraggia attacchi mirati a paralizzarne la logistica. Non basterebbe attaccare gli impianti di una base militare costiera per neutralizzarla.
A livello storico, non si tratta di una novità assoluta. Già nell’inverno tra il 1929 e il 1930, la portaerei USS Lexington fornì energia alla città di Tacoma, a causa di un crollo della produzione idroelettrica locale. Più recentemente, tra il 1968 e il 1975, il reattore galleggiante MH-1A (installato su una nave Liberty della Seconda Guerra Mondiale) alimentò la zona del Canale di Panama. Oggi, a livello globale, l’unico impianto nucleare galleggiante civile in attività è il russo Akademik Lomonosov, ma la Corea del Sud sta accelerando su progetti simili.
C’è tuttavia una leggera ironia di fondo. La Marina statunitense fatica attualmente a coprire gli impegni operativi globali con le undici portaerei a disposizione. Tra i ritardi nella costruzione delle nuove unità della classe Ford e l’estensione forzata della vita operativa delle vecchie Nimitz, sottrarre un asset strategico dal valore di oltre 13 miliardi di dollari per usarlo come “generatore di emergenza” in porto rappresenta una scelta che fa discutere. Una portaerei ferma in banchina a erogare corrente è anche un bersaglio statico e altamente pagante in caso di conflitto su larga scala, richiedendo un dispiegamento difensivo non indifferente.
La vera partita economica e industriale, come lasciato intendere dal Segretario della Marina ad interim Hung Cao, si gioca altrove: sui piccoli reattori modulari (SMR). Il test della USS Ford serve a dimostrare la fattibilità dell’integrazione nucleare militare-civile, ma la soluzione a lungo termine richiede una massiccia spesa infrastrutturale per dotare le basi di SMR permanenti o comunque di soluzioni che non siano collegate ad una suiperportaerei. Aspettiamo che questa prospettiva si venga a realizzare.








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