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Tavolo a tre tra Mosca, Washington e Kiev: la svolta che può chiudere la guerra e ridisegnare i mercati

Contatti serrati tra Washington, Mosca e Kiev per un vertice di pace negli Emirati Arabi Uniti: la mediazione economica tra Trump e Putin accelera per chiudere il conflitto.

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Dopo oltre quattro anni e mezzo di logoramento, centinaia di migliaia di vite spezzate e centinaia di miliardi bruciati sui campi di battaglia, il conflitto ucraino potrebbe arrivare ad una svolta. La prospettiva di un vertice diretto a tre tra Stati Uniti, Russia e Ucraina sembra concretizzarsi, dopo lo scambio di segnali positivi fra le parti.

A confermare l’apertura del canale è stato direttamente il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov. L’idea di un incontro a livello tecnico è emersa durante un colloquio telefonico tra Donald Trump e Vladimir Putin. Non si tratta di una semplice dichiarazione d’intenti: per la prima volta dall’inizio dell’invasione, tutte le parti in causa riconoscono pubblicamente la fattibilità e l’urgenza di sedersi allo stesso tavolo.

Anche Volodymyr Zelensky ha rotto gli indugi. In un incontro con i cronisti, il presidente ucraino ha confermato che la proposta formale è arrivata dagli Stati Uniti, con l’indicazione precisa della sede: gli Emirati Arabi Uniti. Una scelta geografica tutt’altro che casuale, che carica il vertice di un peso geopolitico enorme.

Il fattore del Golfo e la sicurezza regionale

Scegliere gli Emirati come terreno neutrale impone a Mosca una responsabilità diretta. Per la Russia, trattare nel Golfo significa offrire garanzie implicite sulla stabilità di un quadrante cruciale per il commercio mondiale e per i flussi energetici, bilanciando al tempo stesso i rapporti complessi con Teheran e con le monarchie arabe.

Queste trattative si poggiano su tre elementi di pressione insostenibili:

  • L’esaurimento materiale ed economico ucraino: Kiev affronta un deficit demografico e infrastrutturale che rende insostenibile il proseguimento del conflitto a tempo indefinito.
  • Il peso sui bilanci occidentali: Con deficit pubblici sempre più sotto osservazione e un’inflazione che ha eroso il potere d’acquisto, l’opinione pubblica occidentale fatica a giustificare ulteriori stanziamenti a fondo perduto.
  • L’isolamento parziale dell’economia russa: Mosca ha retto l’urto delle sanzioni deviando il commercio verso est, ma sconta costi logistici e finanziari proibitivi per sostenere la propria spesa interna.

Diplomazia d’affari: il ruolo del fondo sovrano russo

Mentre i vertici militari mantengono toni rigidi, la vera partita si gioca sui cordoni della borsa. A New York, Kirill Dmitriev, a capo del fondo sovrano russo (RDIF) e plenipotenziario di Mosca per gli investimenti, ha incontrato Steve Witkoff e Jared Kushner, emissari di fiducia della presidenza Trump.

L’approccio americano ricorda da vicino una transazione immobiliare ad altissimo rischio: prima si individuano gli asset e i reciproci vantaggi economici, poi si tracciano i confini politici. Dmitriev e i negoziatori statunitensi discutono apertamente di cooperazionLe ricadute economiche: fine dell’economia di guerra?

La fine delle ostilità rappresenterebbe una scossa sismica per l’economia globale. Una riduzione del rischio bellico alleggerirebbe i prezzi delle materie prime, abbassando i costi assicurativi per le rotte commerciali marittime e allentando la pressione sui tassi di interesse delle banche centrali.

Dall’altro lato, la transizione da un’economia di guerra a una di ricostruzione imporrà piani di spesa pubblica senza precedenti. L’Ucraina richiederà centinaia di miliardi per riattivare la rete elettrica, i trasporti e il settore industriale. Chi finanzierà questi progetti e con quali clausole di rimborso sarà il vero argomento sul tavolo degli Emirati.

La diplomazia muove finalmente passi concreti. L’interesse comune verso la stabilità finanziaria sembra, per la prima volta, superare la retorica dei fronti contrapposti.

 

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