Seguici su

EconomiaEnergiaUSA

Tariffe tutelate e mini-reattori: la strategia di Google per espandere i data center senza spaventare i cittadini

L’Intelligenza Artificiale consuma troppa elettricità e rischia di far schizzare alle stelle le bollette. Per evitare la rabbia dei cittadini e rispettare i nuovi vincoli governativi, Google è costretta a spendere 1,5 miliardi in Alabama: si costruirà centrali nucleari e reti elettriche private per non pesare sulle famiglie.

Pubblicato

il

L’Intelligenza Artificiale generativa è una meraviglia tecnologica, ma ha un piccolo difetto: consuma un’enormità di energia elettrica. Così tanta che le grandi aziende tecnologiche, per non scatenare il panico tra i cittadini e i governi locali, stanno cambiando mestiere. Non si limitano più a scrivere codici o gestire dati, ma si trasformano in veri e propri produttori energetici.

La notizia conferma proprio questa tendenza. Google ha annunciato un piano da 1,5 miliardi di dollari per espandere il suo centro dati nella Contea di Jackson, in Alabama. I lavori dureranno per tutto il 2026 e il 2027. Ma la vera novità non riguarda i server: riguarda i cavi della luce.

Il modello “Servizio Completo” per non far esplodere le bollette

Per costruire questi giganti digitali, Google ha dovuto garantire che coprirà il 100% dei costi dell’energia e delle nuove infrastrutture elettriche. L’azienda ha infatti aderito al Ratepayer Protection Pledge, un impegno voluto dal governo americano per proteggere i contribuenti. In parole semplici: le bollette della luce degli abitanti dell’Alabama non devono aumentare a causa del nuovo, gigantesco centro dati.

Per le grandi aziende del settore, questo è diventato il nuovo standard obbligatorio. La paura che i cittadini si ribellino contro le enormi “fabbriche dei dati”, accusandole di far salire i costi energetici locali, è concreta. Di conseguenza, le major dell’IA sono ormai costrette a offrire un “servizio completo”. Se vuoi piazzare il tuo centro dati, devi costruirti e pagarti anche l’energia necessaria. Questo significa che i costi finali per sviluppare l’Intelligenza Artificiale, già molto alti, diventano investimenti massicci.

Il ritorno al nucleare

Da dove prenderà tutta questa energia stabile Google? Sicuramente non solo da fonti irregolari. I server che allenano l’Intelligenza Artificiale devono restare accesi 24 ore su 24, e questo richiede energia continua e affidabile. La soluzione scelta è l’energia nucleare.

  • L’accordo per il nucleare pulito: Nel 2025 Google ha firmato una partnership storica con l’autorità energetica locale (la Tennessee Valley Authority – TVA) e l’azienda nucleare Kairos Power.
  • Piccoli reattori moderni: L’obiettivo è costruire reattori piccoli, modulari e avanzati (SMR). Il primo impianto dovrebbe iniziare a funzionare nel 2030 per fornire i primi 50 megawatt, con l’idea di arrivare a 500 megawatt totali entro il 2035.
  • Gestione dell’emergenza: Visto che per il nucleare serve tempo, Google nel frattempo ha comprato circa 300 megawatt di nuova energia per la regione. L’azienda si è anche impegnata a ridurre temporaneamente i propri consumi di calcolo durante i picchi di massima richiesta elettrica da parte dei cittadini, agendo come una vera e propria valvola di sfogo per difendere la stabilità della rete.

Le conseguenze economiche reali

Il settore più “immateriale” del mondo (l’intelligenza artificiale) ha oggi bisogno di investimenti fisici enormi: cavi, centrali elettriche, reti idriche per il raffreddamento.

Questo porterà a investimenti enegetici intensi per far fronte alla AI. Da un lato questo aumenterà il costo, e quindi il rischio, dell’intelligenza artificiale: se ci saranno dei flop saranno veramente pesanti dal punto di vista delle perdite finanziarie. Nello stesso tempo il lato positivo è semplice: se i progetti energetici saranno realizzati, comunque, verrà incrementata la disponibiliàù ondiale di energia pulita . Anche in questo l’Europa sta rimanendo tragicamente indietro.

Google News Rimani aggiornato seguendoci su Google News!
SEGUICI
E tu cosa ne pensi?

You must be logged in to post a comment Login

Lascia un commento