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Stretto di Hormuz: tre super petroliere forzano il blocco, ma per il mercato è solo una goccia nel mare
Tre super petroliere forzano il blocco nello Stretto di Hormuz: crollo totale dei transiti navali, 20.000 marinai intrappolati e i gravi rischi per il costo globale dell’energia.

Dopo due mesi di attesa forzata, c’è un piccolo segnale di movimento nel Golfo Persico. Tre grandi petroliere sono riuscite ad attraversare lo Stretto di Hormuz, dirette verso i mercati asiatici. Portano nella stiva un totale di sei milioni di barili di greggio. È la fine della crisi logistica per il mercato dell’energia? Assolutamente no.
Queste navi sono tra le poche a uscire dal Golfo usando le rotte rese obbligatorie dalle recenti tensioni. Da fine febbraio, il conflitto ha quasi azzerato il traffico in uno snodo vitale da cui, in tempi normali, passa circa un quinto di tutto il petrolio mondiale.
Parliamo di numeri che fanno riflettere: tre navi liberate sono una boccata d’ossigeno per i compratori in Asia, ma rappresentano un volume minuscolo per il fabbisogno globale. Sei milioni di barili, infatti, non coprono nemmeno la produzione di un solo giorno dell’Arabia Saudita a pieno regime.
Ecco il dettaglio dei carichi appena usciti:
| Nome Nave | Bandiera | Destinazione | Carico e Origine |
| Universal Winner | Corea del Sud | Ulsan (SK Energy) | 2 mln di barili (Kuwait) |
| Yuan Gui Yang | Cina | Maoming (Sinopec) | 2 mln di barili (Iraq) |
| Ocean Lily | Hong Kong | Quanzhou (Sinochem) | 2 mln di barili (Qatar e Iraq) |
Mentre queste tre giganti del mare escono, un’altra nave vuota, la Grand Lady, è entrata nello stretto a fari spenti (con il localizzatore staccato), ancorandosi vicino a Dubai in attesa di capire come muoversi.
Il vero costo del blocco navale
Prima della guerra, il traffico medio nello stretto era tra i 125 e i 140 passaggi al giorno. Oggi, secondo le analisi sui dati di tracciamento, la media è crollata a circa 10 navi al giorno. La maggior parte sono piccole navi merci o chimichiere; le grandi petroliere sono ormai una rarità.
La situazione presenta costi reali e gravi per l’economia dell’offerta globale:
- Fattore umano e sicurezza: Ci sono circa 20.000 marinai bloccati su centinaia di navi ferme dentro il Golfo. La minaccia continua di droni e mine fa schizzare verso l’alto i premi delle assicurazioni, ma questi equipaggi sono ormai allo stremo delle forze, anche perché alle navi è spesso impedito l’ormeggio nei porti sicuri nel golfo, per cui restano in mare.
- Fattore logistico: La congestione crea ritardi a catena. Anche se la navigazione tornasse normale domani, il movimento improvviso di tutte le navi oggi bloccate creerebbe un grave rischio di incidenti per via del troppo traffico. Comunque ci vorrebbero settimane, se non mesi, prima di avere un traffico completamente normale.
Meno petrolio viaggia in modo sicuro, più i costi di trasporto diventano rari e cari. Le tre petroliere sfuggite al blocco sono un segnale positivo e speriamo che ne seguano altre a breve. Fino ad allora, la logistica mondiale del greggio resta in grave affanno. Attenzione che per ora questo effetto è stato rallentato dal rilascio delle riserve strategiche, ma queste finiranno anche piuttosto presto.







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