EconomiaEsteriRegno UnitoRussia
Sanzioni alla Russia e bagno di realtà: Starmer riapre ai carburanti di Mosca per salvare l’economia
Il governo britannico fa marcia indietro sulle sanzioni a Mosca: via libera al gasolio russo per frenare l’impennata dei prezzi e l’allarme voli di Ryanair. Mentre l’inflazione sale, Londra tenta la mossa disperata del blocco dei prezzi al supermercato.

Il governo britannico, guidato da Keir Starmer, ha appena fatto una decisa marcia indietro sulle sanzioni alla Russia. Il motivo è semplice: l’economia del Regno Unito non può reggere il peso di un blocco energetico e di un’inflazione fuori controllo.
La pressione politica e la grave crisi energetica in corso stanno obbligando Londra al pragmatismo. Non potendo cancellare del tutto le sanzioni per ovvi motivi di immagine internazionale, il governo ha scelto la via delle eccezioni mirate.
I nuovi permessi per il carburante russo
Mercoledì è stata emessa una nuova licenza che permette l’ingresso nel Regno Unito, a tempo indeterminato, di gasolio e carburante per aerei (jet fuel) ricavati da petrolio russo. L’unica condizione è che la raffinazione sia avvenuta in paesi terzi. L’oro nero di Mosca va bene se lavorato altrove.….
Inoltre, il Dipartimento per le Imprese e il Commercio ha autorizzato il trasporto marittimo di gas naturale liquefatto (GNL) proveniente da due grandi terminali russi: Sakhalin-2 e Yamal.
Si tratta di un cambio di rotta notevole. Solo quattro anni fa, dopo l’invasione dell’Ucraina, Londra aveva annunciato il blocco totale anche per i prodotti russi lavorati all’estero, proprio per colpire a fondo le finanze del Cremlino. All’epoca, il governo britannico criticò persino gli Stati Uniti per aver concesso deroghe simili. Oggi, la necessità economica ha preso il sopravvento.
I numeri della crisi nel Golfo
Dietro questa decisione c’è una grave emergenza logistica e militare. Il blocco dello Stretto di Hormuz – causato dal conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran – ha tagliato fuori una via di transito vitale. Prima di questa crisi, i paesi del Golfo fornivano il 65% del carburante per aerei del Regno Unito.
Il risultato sui mercati energetici è stato immediato e brutale:
- Carburante per aerei (Jet fuel): aumento del 103% da fine febbraio, sfiorando i 150 dollari al barile.
- Gasolio: aumento di 43,5 penny al litro alla pompa (circa 50 centesimi di Euro), un duro colpo per famiglie e trasportatori.
- Petrolio greggio: i prezzi globali sono saliti di oltre il 55% dall’inizio del conflitto in Iran.
Il rischio di una carenza materiale di carburante è reale. La compagnia aerea Ryanair ha avvertito che si sta preparando a una situazione da “Armageddon” per le forniture globali di carburante in vista dei voli estivi. Le linee aeree britanniche rischiano enormi perdite e i cittadini sono esasperati.
Nel frattempo nella UE la Commissione si oppone ancora alla revisione delle sanzioni sul gas russo, in un momento in cui il riempimento dei depositi di gas rischia di diventare incredibilmente costoso.
Il paradosso politico e i controlli sui prezzi
La mossa di Keir Starmer si presta a feroci critiche per la sua palese incoerenza. Kemi Badenoch, leader dei Conservatori, ha attaccato duramente la scelta, definendola “folle”. L’ironia, infatti, è evidente: da un lato, i parlamentari laburisti hanno votato contro le nuove licenze per estrarre gas e petrolio nel Mare del Nord per motivi ambientali; dall’altro, il governo si trova costretto a comprare carburante russo per evitare il collasso del paese. Una situazione che farebbe sorridere se non fosse tremendamente seria.
Inoltre, controllare in modo rigoroso l’origine esatta del petrolio raffinato in paesi come l’India o la Cina stava diventando un problema impossibile da gestire dal punto di vista burocratico.
Nel frattempo, per cercare di contenere il malcontento, il Cancelliere dello Scacchiere Rachel Reeves sta cercando soluzioni quasi disperate. Sta facendo pressione sui supermercati affinché blocchino i prezzi dei beni alimentari di base, come pane, latte e uova, offrendo in cambio una riduzione della burocrazia.
Questa mossa ha scatenato le proteste del settore commerciale. Cercare di fermare un’inflazione causata dalla mancanza di materie prime imponendo tetti ai prezzi ricorda le peggiori politiche economiche degli anni ’70. La storia insegna che bloccare i prezzi senza risolvere i problemi di fornitura porta solo a scaffali vuoti e mercato nero, ma questo sembra essere completamente dimenticato nel Regno Unito. Il controllo dei prezzi ha una conseguenza secondaria spiacevole, come insegna bene la storia, cioè la sparizione dei prodotti dai negozi. Vedremo accadere questo anche sotto il governo Starmer ?







You must be logged in to post a comment Login