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Stop alle riparazioni per la schiavitù: anche il Labour britannico sbatte la porta in faccia ai governi caraibici
Il governo laburista britannico chiude la porta ai risarcimenti per la schiavitù richiesti dai Caraibi: “Richieste irragionevoli per le generazioni attuali”.

Alla fine, perfino il Regno Unito laburista guidato da Andy Burnham sembra aver perso la pazienza. La linea del governo britannico è netta: basta fare da agente pagatore delle richieste woke come riparazioni per la schiavitù .
La storia, dopo secoli, resta storia. Pretendere risarcimenti miliardari oggi, a distanza di generazioni, viene definito senza mezzi termini irragionevole. Un muro di gomma istituzionale che gela le aspettative dei leader dei Caraibi in vista del prossimo vertice del Commonwealth.
La chiusura ufficiale del governo britannico
Il segretario agli Affari Economici, Jonathan Reynolds, ha spento sul nascere qualsiasi velleità risarcitoria. Intervistato dai media britannici, l’esponente dell’esecutivo è stato cristallino.
- Nessuna colpa generazionale: Non è legittimo chiedere alle attuali generazioni di pagare per eventi storici lontani secoli.
- Confine tra privato e pubblico: Diverso è il discorso per patrimoni familiari o vicende individuali, ma nei rapporti tra Stati la pretesa economica perde ogni fondamento logico.
- La fine della tratta: L’Impero britannico ha messo al bando la schiavitù nel 1834, ben due secoli fa.
Nonostante la sensibilità verso le pagine buie del passato coloniale, Londra ribadisce che i risarcimenti in denaro non sono la strada percorribile.
Lo scontro politico in vista del vertice del Commonwealth
Le dichiarazioni di Reynolds arrivano proprio alla vigilia del vertice dei capi di governo del Commonwealth (CHOGM). L’appuntamento vedrà la partecipazione del Re, atteso in Antigua tra le proteste dei comitati locali. Gli attivisti e diversi leader caraibici puntano il dito contro il ruolo storico della monarchia nella tratta degli schiavi. La stessa segretaria generale del Commonwealth, la diplomatica ghanese Shirley Ayorkor Botchwey, ha rilanciato il tema.
Secondo la rappresentante, un’apertura ufficiale del sovrano e una discussione aperta sui risarcimenti sarebbero ormai inevitabili. Tuttavia, i piani alti di Londra blindano la posizione di retroguardia: il Re eviterà scuse ufficiali, frenato dai consigli del governo.
Le divisioni interne al partito e le reazioni dell’opinione pubblica
La linea dura del governo scontenta l’ala più radicale e di sinistra del Labour. Diversi parlamentari backbencher continuano a premere, accusando l’esecutivo di subire una mentalità coloniale.
Ma il fronte dei contrari alle compensazioni economiche è solido e speculare al sentimento di gran parte dei cittadini. Tra i commenti dell’opinione pubblica emergono posizioni tranchant:
- Responsabilità storiche condivise: Molti ricordano che la tratta degli schiavi coinvolse attivamente anche i potentati locali africani e i mercanti arabi dell’epoca.
- Il costo sociale ed economico: Gran parte della popolazione britannica ritiene assurdo accollarsi colpe secolari, specialmente in un momento di ristrettezza economica interna.
- La retorica dello scaricabarile: Per molti osservatori, insistere sui risarcimenti serve solo a giustificare i ritardi strutturali e di governance accumulati dai paesi caraibici nei decenni post-indipendenza.
Quali ricadute economiche per i rapporti internazionali?
Il rifiuto categorico di Londra apre a scenari di tensione diplomatica controllata. Da un lato, i Caraibi rischiano di radicalizzare la propria retorica politica per distogliere l’attenzione dai problemi interni di sviluppo.
Dall’altro, il Regno Unito sceglie la via della realpolitik economica. Aprire il vaso di Pandora delle riparazioni coloniali avrebbe innescato un effetto domino insostenibile per i bilanci pubblici occidentali. Bisogna dire che questo rifiuto non significa il taglio totale degli aiuti, ma semplicemente che questi prenderanno la forma solita di aiuti bilaterali concordati, non “Riparazioni.
La priorità per le cancellerie europee torna a essere la cooperazione commerciale e diplomatica paritaria, lasciando i conti con il passato nei libri di storia. Altrimenti rischieremo di trovarci a pagare le riparazioni a Cartagine.







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