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“Stiamo costruendo lo standard europeo dei pagamenti retail” – Gennaro Scotto di Carlo presenta la nuova piattaforma Inprimepay

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Gennaro Scotto di Carlo, fondatore e CEO di Inprimepay
Gennaro Scotto di Carlo, fondatore e CEO di Inprimepay

Il mercato europeo dei pagamenti digitali sta attraversando una fase di profonda ridefinizione. Dopo anni segnati dalla corsa ai volumi e dalla competizione sui costi di transazione, l’asticella si è spostata altrove: compliance, sicurezza dei flussi, qualità e affidabilità della rete merchant sono diventate le vere variabili competitive, anche per effetto di un quadro regolatorio sempre più stringente — dalla PSD2 alle nuove direttive europee sull’antifrode e sulla resilienza operativa digitale. In questo scenario, le piattaforme tecnologiche che si limitano a “muovere denaro” rischiano di perdere terreno rispetto a quelle in grado di offrire infrastrutture in cui pagamento, verifica del merchant, contrattualistica e controllo continuo convergono in un unico flusso governato.

È in questa direzione che si muove Inprimepay, realtà italiana attiva nell’orchestrazione dei pagamenti per il retail, che ha recentemente annunciato un’evoluzione strutturale della propria piattaforma. Il nuovo modello introduce risk score in fase di onboarding, contrattualistica integrata in modalità nativa e un sistema di audit in tempo reale, costruito per qualificare la rete merchant e renderla un asset strategico a beneficio dei partner fintech. A rafforzare il posizionamento, l’ingresso nell’ecosystem partner program di Scalapay, in anteprima nazionale su Stripe, che apre nuove prospettive di distribuzione qualificata sul mercato europeo.

Di questa transizione — e dell’ambizione, dichiarata, di costruire uno standard europeo per la distribuzione fintech — abbiamo parlato con Gennaro Scotto di Carlo, CEO e fondatore di Inprimepay.

Inprimepay ha annunciato un’importante evoluzione della piattaforma. Cosa cambia concretamente?

Abbiamo fatto un salto strutturale. Non siamo più solo un orchestratore di pagamenti, ma una vera infrastruttura operativa per merchant e provider.

La nuova piattaforma integra tre elementi chiave:

  • risk score già in fase di onboarding
  • contrattualistica integrata
  • audit continuo

Ma c’è un punto ancora più importante: la qualificazione dei merchant è diventata un asset strategico.

Non è solo controllo interno. È un valore aggiunto che abbiamo voluto fornire direttamente ai nostri partner fintech, per posizionarci non solo come tecnologia, ma come strumento di distribuzione qualificata di riferimento.

Il risk score all’onboarding è un tema molto attuale. Come funziona?

Il nostro obiettivo non è bloccare, ma selezionare e qualificare.

Attraverso integrazioni con database ufficiali e registri aziendali, analizziamo in tempo reale la struttura del merchant, la coerenza operativa e il profilo societario.

Ne deriva un profilo di rischio immediato, che diventa un vantaggio concreto per i nostri partner.

Non ricevono semplicemente volumi, ma merchant già filtrati e coerenti con i loro standard.
Questo cambia completamente la qualità della distribuzione.

Avete rivisto anche la parte contrattuale con OTP. Cosa è cambiato?

I contratti con OTP erano già presenti, ma oggi sono stati completamente integrati in una struttura proprietaria all’interno della piattaforma.

Non sono più un passaggio separato, ma un elemento nativo del flusso operativo.

Questo porta tre vantaggi concreti:

  • attivazioni più rapide
  • maggiore tracciabilità
  • solidità legale più elevata

Ogni contratto è direttamente collegato ai dati del merchant, al suo risk score e ai sistemi di audit.
Non è più solo firma: è parte dell’infrastruttura.

Parliamo di audit integrato. Qual è la differenza rispetto ai modelli tradizionali?

Tradizionalmente l’audit arriva dopo. Noi lo abbiamo portato dentro la piattaforma, in tempo reale.

Monitoriamo comportamenti, flussi e anomalie in modo continuo.

Questo rafforza ulteriormente il nostro ruolo: non solo abilitiamo pagamenti, ma manteniamo nel tempo la qualità della rete merchant.

Per i provider è un cambio radicale: lavorano su un ecosistema vivo, controllato e costantemente aggiornato.

Siete entrati nell’ecosystem partner program di Scalapay. Che impatto ha?

È un passaggio strategico importante. L’ingresso nell’ecosystem di Scalapay, in anteprima nazionale su Stripe, rafforza ulteriormente questo modello.

L’obiettivo è offrire ai provider partner una soluzione commerciale ottimizzata, semplificata e sicura, ma soprattutto una distribuzione di qualità.

Non si tratta più solo di attivare merchant, ma di portare merchant giusti, pronti a performare.

Qual è il vantaggio concreto per merchant e partner?

Per i merchant: meno burocrazia, onboarding più veloce e maggiore conversione.
Per i partner: meno rischio, più qualità e maggiore scalabilità.

Inprimepay diventa il punto di equilibrio: meno attrito, più valore per tutti gli attori.

Dove vuole arrivare Inprimepay nei prossimi mesi?

Stiamo costruendo uno standard.

Vogliamo essere riconosciuti non solo come piattaforma di pagamento, ma come infrastruttura di distribuzione qualificata per il fintech europeo.

Chi entra nel nostro ecosistema deve essere pronto a crescere in modo solido.
Non ci interessa il volume fine a sé stesso, ma la qualità che scala.

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