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Intesa Sanpaolo raddoppia la scommessa cripto: 235 milioni in portafoglio e il debutto su Ethereum e XRP
Intesa Sanpaolo rompe gli indugi e raddoppia i capitali in Bitcoin, Ethereum e XRP nel primo trimestre 2026. La grande finanza entra nel mercato cripto: ecco i dettagli del portafoglio e le conseguenze per il mercato.

Mentre i piccoli risparmiatori guardano con incertezza ai mercati, i giganti del credito muovono le loro pedine. E lo fanno con cifre che non lasciano spazio a dubbi. Intesa Sanpaolo, la principale banca italiana, ha premuto l’acceleratore sulle criptovalute, portando la propria esposizione da circa 100 milioni di dollari di fine 2025 agli attuali 235 milioni nel primo trimestre del 2026.
Una mossa che, per un istituto di natura tradizionalmente prudente, suona quasi come un piccolo terremoto finanziario. Non si tratta di semplici acquisti, ma di un riposizionamento strategico che ci dice molto su dove stia andando la liquidità globale.
Le mosse del portafoglio: chi sale e chi scende
La crescita degli investimenti è stata spinta in gran parte da un aumento delle posizioni su Bitcoin, tramite gli ETF di ARK 21Shares e iShares di BlackRock. La vera novità, però, è la diversificazione. L’istituto ha aperto le porte per la prima volta a Ethereum (attraverso l’iShares Staked Ethereum Trust) e a XRP di Ripple, con una quota di circa 26 milioni di dollari tramite il Grayscale XRP Trust.
Ecco in sintesi i movimenti principali del trimestre:
| Asset / Società | Operazione | Dettaglio |
| Bitcoin (BTC) | Incremento | Aumento quote in ETF ARK 21Shares e BlackRock, prima apertura di opzioni call. |
| Ethereum (ETH) | Nuovo ingresso | Primo investimento tramite iShares Staked Ethereum Trust. Si tratta di un investimento a rendimento fisso del 3%-4% nello “Staking” di ETH |
| Ripple (XRP) | Nuovo ingresso | Acquisto di quote nel Grayscale XRP Trust per circa 26 milioni di dollari. |
| Solana (SOL) | Fuga quasi totale | Riduzione nell’ETF Bitwise Solana Staking da 266.320 a sole 2.817 azioni. |
| Azioni Corporate | Ribilanciamento | Acquisto di 165.600 azioni BitGo, aumento in Coinbase; liquidazione totale di Bitmine. |
C’è un velato paradosso in tutto questo: il sistema bancario europeo, spesso rigido e iper-regolamentato, sta fiutando il rendimento laddove fino a pochi anni fa denunciava solo rischi speculativi. Intesa ha anche inaugurato il suo primo investimento in derivati nel settore, aprendo una posizione in opzioni call su Bitcoin. Sono posizioni altamente speculative che mostrano un’aspettativa di rivalutazione delle valute virtuali.
Le ricadute economiche: profitti diretti e ricerca di rendimento
Cosa significa questo per il sistema economico reale? Le posizioni di Intesa sono detenute per finalità di proprietary trading: in parole povere, la banca investe i propri capitali per generare profitti diretti, non necessariamente per conto terzi. In una fase storica dove l’economia reale ristagna e i tassi offrono margini complessi da gestire, la ricerca di rendimenti alternativi diventa fondamentale per i bilanci bancari.
L’ingresso in prodotti legati allo “staking” di Ethereum indica una chiara volontà di catturare flussi di rendimento costanti. Si comportano, di fatto, da estrattori di rendita sulla nuova infrastruttura tecnologica. Inoltre, la partnership annunciata il mese scorso proprio con Ripple per i servizi di custodia conferma che il mondo digitale sta diventando una parte sistemica del credito tradizionale.
Il quadro europeo
Intesa Sanpaolo non agisce in isolamento. Grandi gruppi europei come la spagnola BBVA, la francese BPCE e la belga KBC stanno già offrendo servizi di compravendita di criptovalute ai propri clienti. L’avanzare del consorzio Qivalis (che include giganti come BNP Paribas, UniCredit e Deutsche Bank) per lanciare una stablecoin ancorata all’euro entro la fine del 2026, è l’ultimo tassello.
Al di là di qualche operazione spot, anche Banca Intesa si avventurerà nel mondo delle stablecoin come sistema di pagamento? Vedremo.







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